AMERICA/CILE – Il gesuita Fernando Montes: la strategia della tensione oscura le “questione Mapuche”

Santiago del Cile – Gli episodi di violenza registrati negli ultimi anni e messi in connessione con la “questione Mapuche”, compresi gli incendi di chiese cattoliche e evangeliche hanno l’effetto di sabotare ogni seria assunzione di responsabilità davanti ai problemi posti dalle popolazioni indigene: “Esiste il pericolo che tutta l’attenzione dei cileni si concentri su questi fatti di violenza, e non sulla situazione di ingiustizia a violazione dei diritti che affonda le sue radici nel passato e si perpetua fino ai nostri giorni”. A lanciare l’allarme è il gesuita cileno Fernando Montes Matte, ex rettore dell’Università Alberto Hurtado. 78anni, figura presente nel dibattito pubblico cileno, padre Montes ha guidato l’Università gesuita cilena dal 1999 – anno della sua fondazione – fino fino al 2016. E nei primi anni Sessanta del secolo scorso è stato anche compagno di studi di Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco.

Violenze e aziende forestali
In Cile si discute sulla natura degli atti di violenza compiuti con rivendicazioni che richiamano alla causa Mapuche. C’è chi si chiede se essi possano essere letti come atti di terrorismo o se si tratti di gesti isolati di delinquenza. Sono stati aperti diversi processi dalle autorità giudiziarie. “E’ davvero deplorevole” dichiara padre Montes all’Agenzia Fides “che si concentri l’attenzione sulle misure repressive che devono essere adottate e sulla presenza della polizia, piuttosto che sui problemi di fondo che stanno sotto a questi atti isolati e certamente deprecabili. E’ un fatto” prosegue il gesuita “che la violenza proviene da gruppi minoritari, e non può essere attribuita al popolo Mapuche come tale. Certo, è importante opporsi alla violenza, ma è essenziale che non si distolga l’attenzione da quello che di dovrebbe coinvolgere come priorità: la povertà estrema dei luoghi, i diritti calpestati dei popoli nativi e la mancanza di rispetto per la loro cultura”.
In anni recenti – fa notare padre Montes nella sua conversazione con l’Agenzia Fides – si sono insediate nella regione grandi imprese forestali che per il tipo di piantagioni realizzate hanno avuto gravi effetti sull’ecologia. Si potrebbe dire che in gran parte la violenza è stata esercitata contro queste imprese forestali”.
In tale situazione, secondo l’ex rettore dell’Università gesuita anche la Chiesa può contribuire a porre in risalto la condizione reale del popolo Mapuche, prendendo sul serio le richieste di restituzione di almeno una parte delle terre rivendicate e richiamando il necessario sviluppo sociale di tutta la zona. “Se si vogliono davvero integrare i cittadini Mapuche in Cile” fa notare il gesuita cileno “è anche essenziale che loro acquisiscano livelli di partecipazione appropriata nella conduzione dell’intero Paese”. Occorre “difendere le vittime di atti di violenza”, senza dimenticare che sono vittime di violenza “anche coloro che sono stati calpestati nei loro diritti”. I cristiani possono contribuire a far crescere uno sguardo che tenga conto di tutti i fattori in gioco nella questione Mapuche, così da favorire “una relazione giusta, fraterna e pacifica con l’intero popolo originario di quell’area”.

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