Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

ASIA/MYANMAR – Oltre 7.000 cristiani kachin costretti a fuggire: allarme dei Vescovi



Yangon – Oltre 7.000 cittadini cristiani appartenenti alla minoranza etnica Kachin, nel nord del Myanmar, sono stati costretti ad abbandonare le loro case a causa dell’escalation di violenza tra l’esercito birmano e i ribelli indipendentisti kachin. Lo conferma all’Agenzia Fides il Vescovo Francis Daw Tang, alla guida della diocesi di Myitkyina, nello stato Kachin.
Il vescovo spiega: “All’inizio di aprile l’esercito birmano ha iniziato ad attaccare la regione al confine con la Cina. Molti villaggi sono stati attaccati con grande sofferenza di civili che hanno iniziato a fuggire. Molti sono intrappolati nella giungla da almeno tre settimane, senza cibo e senza libertà di muoversi, perché sospettati di essere collaborazionisti dei ribelli”. “I profughi – prosegue – sono venuti nella parrocchia di Tanghpre. Al momento ci sono 243 famiglie assiepate nel territorio parrocchiale, per un totale di 1.200 persone. Altri 600 sfollati sono giunti a Palana, in un complesso della Chiesa battista ed altri gruppi hanno trovato riparo in altre chiese”, racconta, notando che la Caritas del Myanmar li sta assistendo. Ieri, altri 400 civili sfollati sono arrivati nella capitale di Kachin, Myitkyina, dove c’erano già oltre 4.000 altri profughi.
Su quanto sta avvenendo nel Nord del paese l’analista politico Stella Naw nota: “E ‘una guerra dove i civili sono in corso sistematicamente vittime dei militari birmani, mentre la comunità internazionale ignora questa emergenza”, e pone la crisi accanto a quella che tocca i musulmani Rohingya.
“È una guerra invisibile”, dice a Fides Than Htoi, un cristiano che è assistente sociale nello stato Kachin. In seguito a bombardamenti, il complesso scolastico cristiano Kachin Baptist Mission School è stato distrutto l’11 maggio, rileva Htoi notando “attacchi militari contro obiettivi civili”
Yanghee Lee, inviato Onu per i diritti umani, nel suo rapporto di marzo al Consiglio per i diritti umani, ha chiesto la fine immediata dei combattimenti, dicendo: “Quello che stiamo vedendo è inaccettabile: civili innocenti vengono uccisi e feriti e centinaia di famiglie stanno fuggendo per salvarsi la vita”.

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