Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

ASIA/LIBANO – Patriarca maronita dice no al ‘decreto di naturalizzazione’: tra i beneficiari ci sarebbero “nomi sospetti”



Beirut – Il cosiddetto “decreto di naturalizzazione” con cui la Presidenza del Lubano si appresterebbe a concedere la nazionalità libanese a 375 stranieri va assolutamente ritirato, anche anche perché tra i suoi potenziali beneficiari ci sono nomi “sospetti” che non garantiscono l’onorabilità dovuta alla nazionalità libanese. Lo ha affermato oggi il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, intervenendo in maniera decisa nelle polemiche che stanno agitando il Paese dei Cedri in merito al decreto di “naturalizzazione” di cui starebbero per beneficiare 375 cittadini di origine siriana, palestinese e irachena, in buona parte facoltosi. Tra di loro, si conterebbero 260 cristiani e 115 musulmani.
A alimentare polemiche contribuiscono le indiscrezioni mediatiche sulle indagini che i servizi di sicurezza starebbero realizzando su alcune persone della lista, considerate molto vicine al regime siriano di Bashar al Assad. Fonti locali, contattate dall’Agenzia Fides, riferiscono valutazioni – raccolte in ambienti politici di Beirut – secondo cui la concessione della nazionalità libanese a tali personalità vicine al governo siriano potrebbe rappresentare un escamotage per aggirare – almeno parzialmente – l’embargo economico-commerciale internazionale che penalizza la Siria.
Il Patriarca Bechara Boutros Rai aveva espresso le sue obiezioni al decreto di “naturalizzazione” anche nell’omelia della messa celebrata domenica 10 giugno, a conclusione dell’annuale Sinodo dei vescovi maroniti. In quella circostanza il Primate della Chiesa maronita ha fatto notare, tra l’altro, che il decreto di naturalizzazione in preparazione è incostituzionale, in quanto viola il preambolo della Costituzione libanese, che nega la concessione della cittadinanza libanese a “stranieri senza discendenza libanese”. Il Patriarca maronita è tornato anche a esprimere le sue critiche alla comunità internazionale per il mancato supporto fornito al rimpatrio dei profughi siriani nel loro Paese. .

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