Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

ASIA/MYANMAR – Il Card. Bo: “Il silenzio di Aung San Suu Kyi parla di dolore, responsabilità, lotta per la pace”



Sydney – “La pace in Myanmar è un impegno primario. Non riguarda solo il Myanmar, ma il mondo intero. Potrebbe diventare un esempio per il resto del mondo: un paese in cui 135 diversi gruppi etnici riconosciuti convivono dopo lunghi conflitti lasciti alle spalle”: lo afferma in una nota inviata all’Agenzia Fides il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, in visita in Australian, invitato da “Catholic Missio” Australia, la Direzione nazionale australiana delle Pontificie Opere Missionarie.
Il Cardinale ha ricordato il pensiero della leader democratica Aung San Suu Kyi che afferma: “Non possiamo lasciare il pesante fardello dei conflitti sulle spalle delle giovani generazioni”. E poi, di fronte alle critiche a lei rivolte da osservatori internazionali, mons. Bo commenta: “Aung San Suu Kyi è il Myanmar. C’è una identificazione così forte che va oltre la politica. Ha sofferto con il suo popolo, non è stata piegata dalla sofferenza, piuttosto l’ha trasformata in una lotta per la libertà, nella speranza di un cambiamento. Attraverso la non violenza, attraverso il silenzio, attraverso l’azione responsabile che rispetta anche i tempi della storia per non tornare alla paura, alla dittatura, alla violenza.
Il Cardinale rileva: “Viviamo la dolorosa storia dei conflitti, che oggi viene portata alla luce: specialmente quello nello stato di Rakhine, dove soffre una popolazione musulmana, o quello nello stato Kachin, dove sono i cristiani a soffrire. Centinaia di migliaia di vittime di violenza sono davanti ai nostri occhi. Nel difficile equilibrio tra la democrazia ancora incompiuta e il ruolo politico dell’esercito, seguiamo gli sforzi del governo civile di Aung San Suu Kyi per il rimpatrio dei musulmani in Rakhine, il cessate il fuoco, il processo di riconciliazione e pace con la Conferenza Panglong del 21 ° secolo. Il governo incoraggia al dialogo e al pluralismo religioso, guardando a uno sviluppo sostenibile e al federalismo che promuova inclusione e autonomia”.
Il Cardinale riconosce una “profonda comunione tra Aung San Suu Kyi e il suo popolo” ricordando che “Aung San Suu Kyi nel suo discorso al paese la sera del 1 ° aprile, nel secondo anniversario del suo governo, ha chiesto compattezza per affrontare le sfide: unità tra governo e persone, tra partiti e società civile, tra gruppi etnici, religioni, persino con l’esercito”.
L’Arcivescovo conclude: “Aung San Suu Kyi incarna un messaggio di coerenza, forza, unità. Di responsabilità per il suo paese. POrta avanti una missione. Il suo silenzio – che i media occidentali non comprendono – non è muto: parla in modo calmo, forse in modo birmano, del rispetto per una storia di lotta e dolore che conosce molto bene: è la sua vita, la sua famiglia, la sua storia. Una storia di attesa silenziosa del popolo del Myanmar davanti a un muro molto alto sormontato da filo spinato. Il silenzio esprime coerenza, anche nella disciplina dello spirito, di fronte alle difficoltà della politica e dell’informazione”.

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