Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

IL VINILE ED IL GIRADISCHI PIACCIONO MOLTO ANCHE AI GIOVANI.

Avremmo potuto titolare a volte ritornano, ma sarebbe stato banale, cerchiamo invece di cogliere qualche aspetto di natura sociologica legato alla rinascita del disco di vinile e soprattutto al rinnovato interesse nei confronti dello strumento di lettura dei vecchi e recenti microsolchi: IL GIRADISCHI, da molti chiamato anche “piatto”.

Secondo gli analisti più attenti, coloro che amano fare proiezioni e statistiche, i maggiori acquirenti di musica in vinile non sarebbero solo dei vecchi nostalgici, ma un segmento di giovani, in continua espansione, con età compresa tra i 25 ed i 35 anni.

Non intendiamo tediarvi con cifre e numeri, ma se consideriamo che di musica negli ultimi anni se ne venduta ben poca, i dati sulla vendita del vinile, in particolare i vecchi cataloghi ristampati, unitamente ad un fiorente mercato dell’usato garantito, sono davvero confortanti. Molti degli artisti, anche giovanissimi nati in epoche in cui il vecchio LP era stato soppiantato dal CD, hanno cominciato pubblicare in vinile. Non c’è gruppo o interprete di fama mondiale che nelle ultime due stagioni non abbia dato alle stampe un vinile con le sue ultime canzoni. Perfino la comunicazione pubblicitaria, assai attenta ai mutamenti epocali e sociali, mostra sempre di più giradischi e vinili in tanti spot.

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Alla fine del 2015 il vinile ha fatto registrare solo in Italia un incremento +74% rispetto allo scorso anno e secondo le previsioni dovrebbe conquistare presto il 10% del mercato. Negli USA, dove il mercato che genera numeri superiori ai nostri, il vinile è già posizionato al 9% delle vendite totali di supporti fisici. Ma anche il 4% del mercato italiano, è un dato assai interessante. L’Italia è un paese dove si comprano poch dischi, rispetto ad altri mercati più floridi come quello tedesco, inglese o francese. La liquida con il download illegale e la facile duplicazione di CDs aveva, per lungi anni, fatto la felicità del popolo italico da sempre propenso all’arte di arrangiarsi. Il rock nell’accezione più larga del termine troneggia con il 68% su tutte le vendite di LP, e chi ne ha giovato di più sono i piccoli negozi di dischi indipendenti che hanno ottenuto il 45% di tutte le vendite.

La rete pullula di forum, piattaforme di discussione, di gruppi e pagine, particolarmente su FaceBook dedicati al giradischi e al vinile. Intendo segnalarne subito due, su cui faccio spesso i miei coloriti interventi e m’intrattengo in discussioni più o meno interessanti con appassionati ed esperti di ogni età. GIRADISCHI PASSION, creato da Claudio Sturli, uno spazio aperto anche ad argomenti collaterali come, dischi in vinile, impianti Hi-Fi, vintage e moderni, nonché materiali ed accessori legati all’uso e all’ottimizzazione del giradischi. GIRADISCHI, creato da Rosario Lucà, gruppo ristretto e mirato, nonché più legato a conoscenze tecniche specifiche e frequentato da molti esperti del settore; lo stesso gruppo presenta uno apposito spazio, tipo mercatino interno, riservato alla vendita di giradischi e dintorni.

A prescindere dai dati che sembrano avere un flottante ed un trend molto attivo e proiettato verso un futuro assai prospero, oggi è difficile parlare di moda passeggera: il vinile ed i giradischi sono tornati ad essere protagonisti, o se vogliamo coprotagonisti della scena nell’ambito della musica di consumo. Al fine di placare gli animi e certe riottosità tipiche degli amanti dei supporti “liquidi” e digitali, diciamo subito che il vinile non è, hic et nunc, per soppiantare altri metodi di fruizione della musica, né tanto meno urla vendetta, ma si caratterizza solo come un “metodo altro”, né alternativo, però, né complementare.

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Vinile e giradischi, per quanto nuovamente incanalati un flusso commerciale con numeri interessanti, come sottolineato, costituiscono un “universo parallelo”, un mondo a sé stante, caratterizzato da complessità notevoli e da costi superiori rispetto alla media fruizione di altri supporti, più facili da gestire e da raggiungere. Chi vive di pane e tecnologia, click and touch, non possiede la forma mentis adatta a comprendere le caratteristiche salienti del ritorno in auge del vinile: come si fa a spendere, ad esempio, dai 30 ai 50 euro per lo stesso contenuto, per di più scomodo, che si trova su qualche piattaforma digitale a meno di 10 euro? Chissà quante volte i giovanissimi si sono posti questa domanda osservando un fratello maggiore o un genitore, acquistare magari una ristampa o un vecchio vinile in fiera. Eppure, come dicevamo, è soprattutto, una nutrita schiera di giovani a muovere il mercato del vinile e dei giradischi.

Senza innescare la solita polemica legata alla qualità sonora, (tanto cara agli audiofili di ogni ceto e censo, che parteggiano in massima parte per la superiorità del vinile) diciamo che il vinile e soprattutto i giradischi, sia i classici vintage che quelli di nuova costruzione, piacciono proprio perché garantisco una tangibilità e un cura dell’oggetto, nonché il piacere della “manualità analogica” che rischiava di scomparire soppiantata da una “virtualità digitale” comoda e pigra. A scanso di equivoci va subito precisato che amare il vinile ed i giradischi, significa amare anche la polvere, le puntine che slittano, i dischi che saltano, i fruscii e gli scricchiolii. Il vinile va curato e preservato delicatamente, mentre il giradischi richiede costanti attenzioni e cognizioni tecniche per riuscire ad ottenere qualcosa che non sarà mai perfetto, ma che può garantire un’ottima qualità sonora, soprattutto se abbinato ad una discreta catena audio.

Il ritorno alle apparecchiature vintage, come diffusori, registratori a bobine, amplificatori è assai incoraggiato proprio dal fatto che in tanti intendono e cercano di ricreare o mantenere intorno al vinile e al giradischi la calda atmosfera degli anni 70 e 80. Non sono neppure pochi coloro che prediligono apparecchiature recenti finalizzate ad un ascolto di tipo analogico.

In conclusione, in un momento in cui l’industria discografica era alla canna del gas, il rinato interesse per il vinile costituisce sicuramente un elemento di vivacità “mercantile”. Certo, molti non se lo aspettavano, soprattutto tanti attempati musicofili che si erano sbarazzati di tutta la vecchia collezione di LPs ed avevano buttato via e lasciato arrugginire il glorioso giradischi in cantina o in soffitta, oggi fanno outing e ritornano sui loro passi. I giovani scoprono gli arnesi appartenuti al nonno o ai genitori, divenendo portatori sani di questa febbre che contagia amici e coetanei. Forse perché in un mondo dove tutto è diventato freddo, scostante, impalpabile il giradischi e il vinile rappresentano idealmente una specie di caminetto che scalda l’anima ed il corpo, e se non sono troppo retorico, proprio come un fuoco acceso, un giradischi che suona, lo si può anche guardare ed è un vero piacere per i sensi.

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