Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

CULTORI DEL GIRADISCHI: VECCHI NOSTALGICI O AMANTI DEL BUON VIVERE?

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E’ vero il giradischi è uno strumento del secolo scorso, ma ascoltare la musica, facendo scivolare la puntina fra i solchi del vinile, non significa necessariamente essere un nostalgico o un templare del vintage. a tutti i costi.

La nostra è un’epoca di grandi incertezze, di vere precarietà, dove tutto appare rarefatto, impalpabile e poco tangibile. Si guarda al passato e si “torna la futuro”, facendo sovente un viaggio a ritroso nel tempo.

Così dall’abbigliamento all’arredamento, dalle auto al cibo si cercano essenze, colori, dimensioni spazio-temporali e sapori da “piccolo mondo antico”. Più natura, più semplicità, più “fibre”. Tutto ciò che risulta essere più integrale, quindi integro, poco mediato, finisce per essere assai seduttivo

Esiste una folta nicchia di cultori ed appassionati, me compreso, che non hanno mai abbandonato questo strumento e che non hanno mai neppure preso in considerazione l’idea di ascoltare la musica diversamente. L’audiofilia di alto livello difficilmente concepisce l’ascolto della musica con strumenti che siano differenti dal giradischi, caso mai affiancano ad esso tecnologie più recenti: è accaduto con il CD prima e con la liquida poi. L’elettronica di consumo negli ultimi 25 anni è andata sempre peggiorando, soprattutto con il miraggio di fare cose sempre più piccole, facili da maneggiare, ma inconsistenti. Ci sono almeno 4 generazioni di giovani, che non hanno mai ascoltato la musica “come si deve”, a meno che i genitori o i nonni non avessero in casa certe apparecchiature cosiddette vintage.

Qualche ignaro buontempone, a proposito della “rinascita del disco nero” con quote di mercato interessanti, liquida la pratica, parlando di moda passeggera o di piccolo vezzo per nostalgici. Marshall MacLuhan diceva “il mezzo è il messaggio”, in questo caso il mezzo, ossia il giradischi, diventa di per sé un messaggio, un veicolo di cultura, di conoscenza e di scelta di campo ben precisa, mentre il contenuto, ossia il messaggio, il disco di vinile finisce per essere un’appendice, un accessorio, un prolungamento del mezzo stesso. E’ davvero difficile stabilire, in questo contesto, se il rinato interesse per vinile sia stato generato da una passione mai sopita per questa scatola magica, non priva di complicazioni, qual è il giradischi, oppure se il ritorno ad un oggetto tangibile e sonoramente superiore, quale il microsolco, abbia determinato una moltiplicazione esponenziale dei cultori del giradischi. Ecco, la definizione giusta è “cultori”, perché l’oggetto non è moda , ma “culto”.

Il fondatore del gruppo “Giradischi Passion”, Claudio Sturli sostiene: “ ...tuttavia è una moda che dura da oltre dieci anni, le aziende costruttrici di cellulari, tv e quant’altro le conti sulle dita di una mano, mentre le aziende impegnate (sul nuovo) nel giradischi (nuovi) sono oltre 50, per non parlare di bracci e cosi via.. piuttosto un fenomeno di moda lo era si … ma il cd, quando si gridava al miracolo, senza effettivamente capire che sentirlo bene, non valse di diritto suonare veramente bene, ecco perché la riscoperta del Giradischi/Vinile, se fosse realmente un fenomeno di moda, a che varrebbe parlare da circa dieci anni ancora di pre-phono, bracci, testine? E’ solo una semplice opinione la mia, non fraintendetemi, ripeto rimane una mia opinione rafforzata dal mercato, il quale è sotto i nostri occhi ! La moda è: scarpe, borsette, abiti, colori che l’anno prossimo spariranno per dare di diritto il passo al nuovo fenomeno (moda attuale) non credo questo sia riconducibile al giradischi…”

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A scanso di equivoci diciamo che quella dei giradischi e del vinile non è una moda, non lo è mai stata, come già detto è sempre esistita una nutrita comunità di appassionati, che oggi si sta ingrossando. Il giradischi può essere associato alla parola “moda e tendenza” solo negli anni 70 e 80, quando effettivamente era il principale alfiere dell’ascolto della musica, sia in casa che nei locali da ballo, oggi è un fenomeno “cult”, soprattutto fra i giovani, e credo che in futuro i buoni giradischi costeranno sempre di più, come è giusto che sia. Bisogna solo imparare a discernere, non lasciarsi condizionare dai soliti noti (leggasi Thorens, Pioneer o Technics) ed acquisire agli atti un concetto basilare, ossia che un giradischi pagato mille euro non suona dieci volte meglio di uno che costa cento euro, anzi qualche volta succede pure il contrario e le sorprese possono essere innumerevoli. Il mercato dei giradischi, vecchi e nuovi, nelle ultime stagioni ha subito un vero sconvolgimento, sono saltate tutte le regole di buon senso, di equilibrio e sanità mentale; i prezzi, non sempre a ragione, sono decuplicati e le fregature sono appostate dietro l’angolo come cecchini, pronte ad impallinare lo sprovveduto di turno. Il consiglio è quello di rivolgersi a i molti esperti che scrivono e dispensano consigli nei vari gruppi di FB, in particolare, oltre al già citato GIRADISCHI PASSION di Claudio Sturli, si consiglia GIRADISCHI, nato da un’idea di Rosario Lucà e GIRADISCHI IN BORSA, dove si parla soprattutto di quotazioni.

In quanto al vinile se ne trova a bizzeffe ed in ottime condizioni sia nei mercatini che nelle varie fiere del disco. Tanti negozi hanno cominciato a riproporlo e le ristampe, unitamente alle nuove produzioni, non si contano più. I dati di vendita sono interessanti, ma testimoniano che la fruizione della musica tramite giradischi e vinile non soppianterà o sostituirà altre metodologie d’ascolto, ma li affiancherà, divenendo sempre di più una maniera raffinata e forse più esclusiva e costosa di fruire ed apprezzare la musica.

Il vinile per lungo tempo, particolarmente per i collezionisti, è stato un totem da adorare, da custodire e da preservare dall’incuria umana e dalla furia degli elementi, ma non da ascoltare: avrebbe potuto rovinarsi, danneggiarsi e perdere valore. Oggi è forse giunto il tempo di spogliarlo da questa aura di sacralità e di considerarlo solo un modo piacevole e qualitativo per sentire e vivere la musica, ovviamente con i dovuti accorgimenti e le attenzioni necessarie. Insomma, i vinili vanno acquistati e, se nuovi, scartati, avidamente posti sul piatto, affidati alla penetrazione della puntina e sparati a tutto volume, senza però rischiare di andare in causa con il vicinato o il condominio. I dischi vanno, dunque, consumati e ascoltati, mai accantonati a scopo speculativo, tenendoli sigillati.

Come capita spesso, per una strana beffa del destino, a mamma o babbo morto, i figli spesso li portano ai rigattieri e li vendono in fretta per due soldi. A chiunque sarà capitato di comprare nelle fiere e nei mercatini molti vinili, soprattutto negli ultimi tempi, ancora sigillati e provenienti da collezioni gelosamente preservate, mai adagiati sul piatto di un giradischi o solcati da una testina, di cui gli eredi si erano sbarazzati con il morto ancora in casa; così è accaduto anche per molti giradischi. Tutto ciò è davvero triste.

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Il valore aggiunto di un giradischi sta anche nella sua capacità di essere un oggetto unico, sia per complessità che per design, rispetto a tutti gli altri “riproduttori di suono” sia digitali che fono-meccanici. Un giradischi arreda, definisce un certo ambiente, da un contrassegno saliente ad un particolare angolo della casa, definendo marcatamente anche i gusti, decisamente non standardizzati, del proprietario. Non a caso film e spot pubblicitari li mostrano sempre di più: un giradischi riempie la scena come pochi altri strumenti: un braccio che si abbassa, il piatto comincia a roteare, mentre la puntina veleggia nei microsolchi come una nave che conosce la sua rotta, quindi la magia del suono che invade lo spazio ambientale e quell’arte invisibile che è la musica – come la definiva Duke Ellingnton – inizia a dispensare emozioni, ad alimentare sogni, rievocare ricordi e raccontare storie.

Più giradischi nello stesso ambiente, collegati ad uno o più impianti, sottolineano maggiormente un gusto per la ricerca, la voglia di confrontare di scoprire sensazioni attraverso suoni differenti: ogni giradischi è un unicum e si rivolge al suo fruitore con un timbro ed una voce irripetibile, talvolta riconoscibile fra tante altre.

L’ascolto del vinile è un vero viaggio polisensoriale, una scelta olistica, ben ponderata, non casuale, richiede passione, tempo, impegno, e anche qualche soldino da investire. Può essere alla portata quasi di tutti, ma non è per tutti. Sempliciotti, bontemponi, pigri ed amanti delle app sono pregati di procurarsi uno smartphone o un tablet e consolarsi con la musica di youtube.

 

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