Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

SOULTRANE di John Coltrane, un’anima divisa in due per un contrasto sonoro in agro-dolce.

/// SOLO VINILE di Francesco Cataldo Verrina ///

Secondo alcuni, la genialità di Coltrane e l’essenza della sua musica sarebbero già tutte contenute nell’assolo eseguito in “’Round About Midnight” del Miles Davis Quintet del 1957, dove Trane supera per lirismo ed intensità anche il titolare della band. Miles era conscio delle immense possibilità del suo incostante sideman, al contrario di coloro che insistevano per mandarlo via, a causa del suo comportamento scioperato, o della stampa specializzata che gridò al miracolo solo nell’ultima parte della carriera del sassofonista. Abbiamo spesso analizzato e radiografato, la complessa personalità di John William Coltrane, la sua inquietudine, le sue insicurezze. Come racconta Sonny Rollins, che aveva avuto modo di conoscerlo sin dagli esordi: “Lo ricordo come un ragazzo silenzioso, timido, molto sensibile, spesso insicuro; faceva molte domande sulla musica, non parlava d’altro e non criticava mai nessuno; era forse troppo modesto, dava l’idea di non avere fiducia nei propri mezzi, non inseguiva i successi o le mode, soprattutto era onesto e sincero”. Ecco, questi due aggettivi, onesto e sincero, sono la chiave di lettura del personaggio John Coltrane e della sua parabola ascendente nel mondo del jazz. Trane, in qualità di band-leader non mai fatto un disco tanto per farlo, spesso accantonava dei lavori già in fieri, di cui non era convinto, per realizzarne altri che considerava migliori: doveva esserne convinto, la sua onestà intellettuale glielo imponeva. Nella sua musica non si respira mai un’aria ludica o scanzonata, ma la sofferenza si libera costantemente nell’impeto delle note che il suo sax riusciva ad emettere, talvolta con una rabbia e una forza che non corrispondevano all’apparente mitezza dell’individuo: dentro, però, gli scorreva un fiume carsico che rifluiva in maniera torrenziale. Ecco perché tutti gli album di Coltane, ascoltati anche a sessant’anni e più di distanza, risultano sempre “vivi”, poiché non furono dettati dall’esigenza materiale del momento, quindi specchio fedele di un’epoca o di una tendenza, ma erano il prodotto di esigenza spirituale. In ogni forma artistica, sovente spirito e materia non corrispondono e non si conciliano, talvolta sono antitetici: la musica di Contrane non sfugge a questa regola. Ciò ha determinato delle contraddizioni, spiazzando sia il pubblico che la critica. Quest’ultima, quando non lo stroncava, si limitava al dettaglio tecnico, stilistico, sperando che Trane potesse trovare prima o poi una dimensione definitiva per il suo modulo espressivo, ma ciò non avvenne mai. Whitney Balliett sul The New Yorker, nel 1958, a proposito di una recensione su Miles Davis, scrisse: “Coltrane, uno studente di Sonny Rollins …”. Ovviamente, non è che Coltrane andasse tutti i giorni a casa di Rollins con lo spartito sotto braccio per ripetere la lezione, ma questo ci offre la dimensione di quanto certa stampa fosse poco disposta a dare credito a Trane. Ai tempi del Miles Davis Quintet, in qualche modo, Sonny Rollins lo dominava, ma consideriamo sempre il fattore personalità. Trane e Sonny sono storicamente due figure parallele, ognuno dei due contribuì a dare negli anni nuova linfa vitale al jazz.

Di sicuro, la tossicodipendenza non favorì molto, almeno inizialmente, lo sviluppo organico della sua carriera, ma anche Charlie Parker fece una vita dissoluta, però Bird era per natura guascone, sicuro di sé, a volte arrogante, convinto di essere un numero uno, e lo diventò subito senza trema di smentita. “Modestia” è l’altra parola chiave per comprendere la figura di John Coltrane, che poi questa sia stata scambiata per insicurezza, contraddizione, desiderio di rincorrere la perfezione o l’attesa di una specie di messia, che ad un certo punto si sarebbe manifestato sotto forma di conversione mistica. E’ difficile credere all’intervento divino di tipo migliorativo nella musica o di altri paradisi in terra, soprattutto artificiali. Quanti si sono distrutti, pensando che le sostanze favorissero una migliore percezione della musica, alimentando la creatività? La carriera di Coltrane è puntellata da album straordinari (“SoulTrane” è uno di questi), di cui neppure egli stesso aveva consapevolezza, non tanto di averli fatti e anche bene, ma del reale valore di certe opere. Sono da escludere, da questa valutazione, tutti quei dischi proditoriamente pubblicati dall’Atlantic senza il suo consenso, dopo il cambio di casa discografica. “SoulTrane”, pubblicato il 1° ottobre del 1958, nello specifico, costituisce un’eccezione; pare che fosse  uno dei  suoi preferiti, come dichiarato al giornalista svedese Carl-Erik Lindgren nel 1960. Ora riprendendo il concetto di “modestia”, la domanda sorge spontanea: ma davvero uno in grado di tirare fuori un assolo come quello di “’Round About Midnight”, per oltre 10 anni della sua vita, si sia barcamenato a fare il gregario di lusso, anche se spesso con personaggi come Miles Davis e Thelonius Monk, basilari per la sua formazione, anziché cercare di portare avanti un progetto tutto suo ed in prima persona, se non per modestia ed insicurezza?

Soultrane” era una ballata, scritta da Tadd Dameron, che appare su “Mating Call”, un album in cui Coltrane aveva suonato, ma nel suo disco non incluse questo brano, ne usò il titolo come pretesto per giocare ancora una volta con il suo nome, come aveva già fatto con il precedente “BlueTrane”, album di grande popolarità, di cui “SoulTrane” fu il degno successore. Il set di registrazione fu realizzato con il supporto di Red Garland al piano, Paul Chambers al contrabasso e Art Taylor alla batteria, strumentisti con cui Coltrane aveva una certa la familiarità ed un rapporto consolidato: l’affiatamento è percepibile anche scorrendo velocemente le singole tracce. Oltre ad essere compagni di gruppo nel quintetto di Miles Davis a metà degli anni ’50, John Coltrane e Red Garland dirigono questa sessione con i membri del Red Garland Trio: Paul Chambers e Art Taylor. Questa fu la seconda occasione per presentare il nucleo della band. Un mese prima, erano state registrate diverse parti che vennero assemblate nell’album “Lush Life”.

Soultrane” espone una mappatura multi-dimensionale dei tanti stili scaturiti della costante evoluzione di Coltrane e dalla personalità dei vari membri della troupe. Come nella maggior parte delle sessioni pubblicate dalla Prestge, si va dal bop dal ritmo tagliente e serrato, nello specifico con una rielaborazione di “Russian Lullaby” di Irving Berlin, fino alla riproposizione di alcune ballate fumose, oltre ad un compatto mid-tempo, quale “Good Bait”, che apre l’album e si snoda su una durata di oltre 12 minuti con un incedere heavy-bop fatto di assoli furiosi che sfogliano melodie a strati sovrapposti e assoli in verticale, secondo la teoria dello “sheet of sound”; a seguire “I Want To talk About You” che lentamente divora altri 10 minuti e 50 della stessa facciata, l’andamento muta, ma gli assoli contengono la stessa intensità, sia pure con un fraseggio più languido. Il lato B si mantiene sulla stessa falsariga, esplodendo subito con un bop guerresco ed esaltato da una girandola di improvvisazioni melodico-armoniche, che ascrivono di diritto il sassofonista alla gara di velocità su pista; in successione “Theme for Ernie”, dedicato allo scomparso alto-sassofonista Ernie Henry, acquieta gli animi con un melanconico fraseggio, intriso di ombre e sfuocati ricordi; Il gran finale è affidato a “Russian Lullaby”, che dopo un morbido intro pianistico e una rullata di batteria, introduce il sax di Coltrane per una furente corsa ad ostacoli fra gli accordi. Ognuna di queste trame sonore mostra un aspetto diverso non solo della parentela sonora tra Coltrane, Garland e soci, ma anche della relazione alternante che Coltrane aveva con la musica, questa sorta di contrasto maniacale agro-dolce, che diventerà una caratteristica significativa dello stile imprevedibile di ogni sua performance.

Non è assolutamente indicativo e limitativo della qualità di questo set, il sorprendente risultato che Coltrane ottenne con i due album che precedono e seguono “Soultrane”, nello specifico “Blue Train” e “Lush Life”. L’album in oggetto possiede la medesima qualità, ma forse non ha ricevuto l’attenzione che meritava. E’ tempo di riscoprirlo e di rivalutarlo.

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