Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

“Today and Now” del Coleman Hawkins Quartet, ma soprattutto oggi e per sempre, un classico senza tempo.

/// SOLO VINILE di Francesco Cataldo Verrina ///

Coleman Howkins viene annoverato di diritto fra i più grandi jazzisti di tutti i tempi. All’unanimità è considerato il “padre” del sax moderno. Sono pochi i sassofonisti che non abbiano ammesso di esserne stati influenzati, ma basti citare Sonny Rollins e John Coltrane. I critici francesi usavano spesso una parola che descrive molto bene la personalità di Hawkins, “dechaine” che significa scatenato, furioso. Una volta Benny Goodman disse di lui: “Coleman Howkins, chi, colui chi inventò il sassofono?”. Pur non avendo inventato fisicamente il sax, Howkins, che aveva studiato anche pianoforte e violoncello, ne affinò le modalità di utilizzo, aprendo inattese possibilità allo sfruttamento intensivo nel jazz di questo strumento che, fino alla sua ascesa sulla scena, aveva avuto una posizione marginale. Il sassofono, sino all’avvento di Howkins, veniva usato in maniera grossolana e complementare, sfruttandone al minimo l’ampia gamma espressiva e le potenzialità che possedeva. Non a caso, nel breve volgere di qualche anno, particolarmente con l’affermazione del bebop, il sax divenne insieme alla tromba lo strumento principe del jazz, preferito dai alcuni dei più grandi solisti della storia. Basti ricordare che nel vecchio stile New Orleans, dove il sassofono a volte veniva usato di contorno e suonato in maniera rozza e schematica, primeggiava la triade tuba-trombone-clarino. Nel momento in cui Coleman Howkins, nel 1934, abbandonò l’orchestra Henderson, in cui aveva un ottimo ingaggio per l’epoca, circa 150 dollari la settimana, si aprì la strada per il sassofono moderno. Coleman rese il sassofono più duttile, con un ritmo meno meccanico, conferendogli un fraseggio più fluido ed una sonorità più ricca ed armonica.

Today and Now” è un album prodotto da Bob Thiele per la Impulse! ed è avvolto anche nel mistero; registrato poco prima del terzo LP del sassofonista per la stessa etichetta, il noto “Desafinado” dedicato alla bossa nova, presenta quasi gli stessi musicisti di quella data (Hawkins avrebbe registrato di nuovo per Thiele nel 1965). Si narra, infatti, che alcuni brani siano stati tagliati a causa dei limiti di tempo consentiti dalla stampa in vinile; inoltre viene segnalato un brano, forse registrato quel giorno, o addirittura perduto, “Loch Lomond”; per contro nessun altro nastro a bobina delle sessioni “Today and Now” è stato conservato e non esiste eccedenza di materiale sonoro inutilizzato. Per cui, successivamente, fu difficile comprendere quale sia stata la vera natura e la reale dimensione della session. Si racconta che il quartetto, in quell’occasione, si stesse talmente divertendo, al punto da essersi abbandono senza alcuno sforzo ad una lunga jam session fino a notte inoltrata, ignorando sia il segnale dell’orologio che quello della sala di regia e continuando a suonare, nonostante il tecnico avesse già operato una dissolvenza e fermato la registrazione. Forse un minimo di lungimiranza avrebbe consegnato al mondo un diverso documento sonoro, sicuramente più ricco ed articolato. Per un gruppo che aveva familiarità con gli studi come il Coleman Hawkins Quartet, l’atmosfera della sala di registrazione risultava altrettanto congeniale e stimolante, al pari di un live; sicuramente più rassicurante e con una maggiore qualità sonora disponibile e senza problemi di sicurezza personale, rispetto a certi locali, non sempre frequentati da gente tranquilla, dove spesso i pianoforti erano mezzi scordati e la posizione della band poco congeniale alle loro esigenze. Quella notte Howkins e compagni, Tony Flanagan al piano, Major Holley al basso e Eddie Locke alla batteria, probabilmente c’avevano davvero preso gusto; peccato che il tecnico di turno non intuì quello che andava consumandosi. Forse quella session non prevista sarebbe passata alla storia.

Coleman Hawkins fu sempre un musicista moderno, per la media del periodo, con le orecchie protese verso qualcosa di nuovo. Sebbene esistessero già sassofonisti competenti prima di lui, fu il primo sax tenore solista nel jazz a raggiungere un forte notorietà, attraverso un lavoro di svecchiamento sullo strumento. Nato a Saint Joseph, nel Missouri, il 21 novembre 1904. Il suo talento musicale fu evidente sin dalla tenera età. Nel 1922, Mamie Smith lo scoprì con Jesse Stone e i suoi Blues Serenaders al teatro di Kansas City e lo assunse per suonare con i suoi Jazz Hounds. Hawkins rimase con Smith fino al 1923 e suonò in alcuni dei suoi dischi. Dopo aver lasciato The Jazz Hounds, si esibì con Wilbur Sweatman, facendo le prime registrazioni con Fletcher Henderson. Unendosi alla Henderson’s Orchestra vi rimase per dieci anni (anche Louis Armstrong militò nella stessa band per qualche tempo). Nel 1934, Dopo aver lasciato la band di Henderson, si trasferì in Europa, rimanendo nel vecchio continente fino al 1939, quando l’imminente guerra gli aveva reso complicato il soggiorno. Il debutto europeo avvenne in Inghilterra con l’Orchestra di Jack Hylton. In seguito, il “furioso” Coleman avrebbe viaggiato e suonato in lungo e largo per Europa. Nel 1937 apparve in una famosa registrazione insieme a Benny Carter, Django Reinhardt e Stephane Grappelli. Nel 1940, poco dopo essere tornato in America, incise “Body and Soul” che sarebbe diventato il suo disco più famoso. Hawkins continuò a suonare e registrare fino alla fine dei suoi giorni. Morì il 19 maggio 1969, all’età di 64 anni.

Today and Now” è un piccolo capolavoro a metà strada tra bop e cool, molto facile, diretto ed immediato, soprattutto adatto a qualsiasi tipo d’ascolto. Il gioco improvvisativo di Howkins è audace, ma contenuto, senza movimenti obliqui ed incomprensibili. Le melodie, elaborare spesso su base blues, sono giocose e carezzevoli. Avvolgenti nei momenti di quiete, trascinanti ed invitanti al ballo nei momenti più concitati, dove il classico “swing-swing”, con qualche divagazione caraibica diventa davvero irresistibile. Hawkins fu uno dei pochi musicisti della vecchia scuola “hot Jazz” che aderì al movimento bop negli anni ’40. Assunse Thelonious Monk per suonare nel suo quartetto nel 1944 e condusse una sessione di registrazione all’inizio dello stesso anno, coinvolgendo Dizzy Gillespie. In seguito assoldò anche Miles Davis e Max Roach, appena all’inizio della loro carriera, per farli suonare nelle sue band. Qualche anno più tardi apparve su vari dischi di Thelonious Monk, Max Roach, Sonny Rollins, Eric Dolphy e John Coltrane, oltre a un bellissimo album realizzato per l’etichetta Impulse! con Duke Ellington (questa rimane la loro unica e vera registrazione insieme).

Ma ritorniamo a “Today and Now”. Quella notte di un giorno qualunque, era il 9 settembre 1962, ma la data non sarà scolpita in nessun annuario se non nella mente di chi partecipò all’evento e di chi ascolta ancora oggi questo album, registrato a Engelwood Cliffs nel New Jersey. Non si stava celebrando nessun evento speciale o un risultato particolarmente significativo. Probabilmente era solo una di quelle notti in cui la ciurma sentiva una particolare voglia di suonare, però la fiducia era tanta e ad nessuno di loro importava che nulla fosse stato preparato in anticipo. I quattro musicisti arrivarono in studio per suonare in uno stato di grazia, affidandosi probabilmente alla benevolenza di Santa Cecilia. L’unico che aveva portato degli spartiti era il produttore Bob Thiele, il quale aveva in mente qualcosa, forse sapeva già cosa fare. Howkins suonò delicatamente le prime tre melodie, mentre Tommy Flanagan, afferro immediatamente la battute da eseguire al piano. Insieme si sarebbero occupati della parte più “ballad” sella session. Coleman ritorno più volte su “Love Song from Apache” di David Raksin, sviluppando un affetto speciale, emotivo e personale per questa traccia, soprattutto reimpostò la melodia con una modalità mai ascoltata prima. Il brano è un sangue blues lento, dove il sax sembra veleggiare su un mare di solitudine, solleticato ogni tanto da una lieve brezza di note di pianoforte, mentre la sezione ritmica osserva quasi da lontano. “Quintessence” di Quincy Jones aveva già una sua sostanza adatta, al piano ed al sax basta poco per andare in profondità, sollevando una tempesta di languide emozioni; “Do not Love Me”, incastrata fra le due tracce già descritte, costituisce una sorta di anello di congiunzione: l’andamento è sempre lento ed il sapore molto cool. Quelli descritti sono tre numeri da manuale, degni di attenzione dove i musicisti non hanno avuto reticenza a concedere la loro piena espressione emotiva e artistica. Il resto dell’album fu quasi registrato tutto d’un fiato, solo qualche breve pausa per inquadrare la struttura di “Go, Li’l Liza”, che apre la prima facciata ed è un divertente bop swingante dal forte gradiente di ballabilità, dove gli assoli si susseguono in maniera ordinata e canonica, mentre il sassofono disegna quella che è la melodia più accattivante dell’album; “Put On Your Old Grey Bonnet”, la traccia più lunga, oltre nove minuti e un magnifico blues dall’andamento cadenzato, dove sax e pianoforte riversano sul tappeto ritmico delle melodie da brivido, usando corti fraseggi ed improvvisazioni sul tema, ma senza perdere mai la bussola della regolarità, dal canto loro basso e batteria forniscono il giusto supporto senza cedimenti; “Swingin’ Scotch” riporta la band su giri con un movimento brillante e con un procace impulso che ispira la danza in maniera fluente; il primo ad entrare in scena è il titolare dell’impresa con il suo tenore che soffia nel mantice facendo volteggiare la melodia in velocità, secondo la più classica delle convenzioni bop; il piano lo segue a ruota e, sul finale, c’è anche un momento di gloria per il basso; chiude la B side, “Dont Sit Under The Apple Tree” che, secondo le cronache, pare sia stato il momento più discusso dai vari musicisti, prima di trovare un compromesso per lo sviluppo di base. Il risultato è notevole, ne scaturisce un assetto armonico equilibrato ed un giro melodico perforante, difficile da dimenticare, anche dopo un solo fugace ascolto.

Today and Now”, non è un album ascensionale, innovativo, trasgressivo nella forma e nei contenuti. È la quintessenza della regolarità e della precisione, ossia della professionalità, che si nutre della bravura di musicisti eccellenti, protagonisti di un’epoca leggendaria: ciò che fa di un vecchio disco jazz un classico senza tempo, adatto ad ogni epoca, ancora vivo e pulsante. In questo album, c’è poco di quello che piace  in genere ai critici saccenti e divulgatori di stranezze a tutti costi; c’è invece tutto quello che piace o potrebbe piacere alla gente comune. Come si dice: vox populi, vox dei, anzi sax populi, sax dei. Consigliatissimo a tutti!

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