Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

“Lush Life”, un altro tassello importante nella variegata carriera di John Coltrane.

/// SOLO VINILE di Francesco Cataldo Verrina ///

Per verità storica dobbiamo fissare una concetto basilare, ossia esistono almeno quattro John William Coltrane: il primo in cui Trane si fa notare come ottimo gregario; il secondo in cui muove i primi passi come “capobanda” ai tempi della Prestige. Il materiale di questo album proviene da quella fase; un terzo, sotto l’egida dell’Atlantic, in cui egli distilla i suoi primi capolavori, spiccando il volo; infine il quarto, relativo all’ultima fase della carriera, quello ascensionale e legato all’avanguardia, ma anche il più celebrato ed acclamato, soprattutto dalla critica, che finalmente gli riconosceva i meriti. La comprensione del personaggio Coltrane passa anche attraverso album del periodo Prestige come “Lush Life”

Il sassofonista aveva ottenuto riconoscimenti e notorietà grazie al secondo ingaggio con il Miles Davis Quintet e con la pubblicazione di “Giant Steps” e “My Favorite Things” per l’Atlantic, cosicché la Prestige, desiderosa di capitalizzarne la fama, pubblicò una serie di LP fino al 1965, contenenti materiale proveniente dal caveau degli studi, dove i vecchi nastri erano stati precedentemente accantonati e conservati. Altre tracce relative ai set di maggio e di agosto del ’57 e di gennaio del ’58 vennero usate per gli album “Coltrane” e “The Last Trane”. Al momento delle sessioni di “Lush Life”, Trane stava ancora tirando il fiato dopo gli incarichi con Miles Davis e Thelonious Monk, e dopo la registrazione di “Blue Train” unico disco di grande successo realizzato per la Blue Note. Indipendentemente dalla sua natura casuale e poco concettuale “Lush Life” include una serie di momenti interessanti ed emozionanti, come ci si potrebbe aspettare da un musicista di questo calibro.

In effetti, le registrazioni di Coltrane per l’Atlantic e la Impulse! erano diventate punti di riferimento così imponenti, tanto da mettere in ombra tutto il lavoro fatto per Prestige. Tuttavia, ci sono molti album eccellenti nel catalogo Prestige, e “Lush Life” si qualifica come uno dei più azzeccati e adatto per iniziare ad esplorarne la prima fase della carriera come band-leader. L’espressione meditabonda, riportata in alcune edizioni sulla copertina, non appare in sintonia con i contenuti dell’album che, al contrario, risulta piuttosto energico e cattura al foto-finish le gesta di un abile improvvisatore mentre cresceva tecnicamente, iniziando a muoversi verso altre direzioni.

Le prime tre takes sono frutto di una sessione realizzata senza l’apporto di un pianista, pare che Red Garland, o chi per lui, non fosse riuscito a presentarsi in tempo per la registrazione. Tuttavia, si tratta di esperimenti interessanti, considerando ciò che Trane, in futuro, fu in grado di realizzare con una piccola combo pianoless, specialmente nelle sessioni tenute al Village Vanguard. Per questo “Lush Life” è da annoverarsi tra i migliori dischi di John Coltrane per l’etichetta Prestige. Una delle ragioni può essere facilmente attribuita, almeno in parte, alla mancanza di un tastierista, assente nella sessione del 16 agosto 1957: in verità, non si è mai saputo se volutamente o casualmente. Coltrane, al sax tenore, guida un trio compatto con Earl May al basso e Art Taylor alla batteria. L’ambiente intimo risultò perfetto per le ballate come l’iniziale “Like Someone in Love”, dove il tenore procede più spedito e con meno attrito, non dovendo integrare la frequente ridondanza del fraseggio pianistico; con il semplice sostegno della sezione ritmica, ha davanti a se una prateria libera sulla quale galoppare attraverso passaggi elaborati, ma nitidi ed efficaci. “I Love You” è una favola con narrazione libera, attraversata linee sonore ben posizionate e dal sangue blues; il sax scivola in maniera levigata disegnando melodie concentriche ed avvolgenti, anche se il basso sembra un po’ distante e svogliato, ma Coltrane gira il tutto a proprio vantaggio e colma ogni cluster disponibile sulla piattaforma sonora, utilizzando inversioni melodiche in puro stile bebop, soprattutto a partire dal bridge. Questo rappresenta solo un antipasto, le classiche bombe di note a grappolo, tipiche del primo Coltrane, arrivano con “Trane’s Slow Blues”. Un attento confronto rivelerà che “Trane’s Slow Blues” era in realtà una derivazione abbastanza evidente, di certo, una take alternativa di “Slowtrane”. Il titolo risulta assai ingannevole dato che la traccia si srotola su un perfetto mid-tempo, solcando uno precipitante torrente blues, ravvivato da correnti sonore dall’andamento spensierato. May fornisce una piattaforma ideale per le discese morbide e carenate di Trane, prima che il tenore ceda la corda, permettendo sia a May che a Taylor di brillare; il divertente andi-rivieni continua, quasi come un gatto che insegue il topo, mentre Taylor si mette in evidenza, incoraggiando il sax ad alzare la posta e il tempo: il gioco riesce a meraviglia.

Non ci fu una particolare strategia artistica per escludere il pianoforte da questa session, come afferma Joe Goldberg nelle note di copertina, ma si rivelò proficua. Come si dice, a volte, non tutti mali vengono per nuocere. L’inconveniente fu solo di tipo pratico: il pianista non si fece vedere per l’ora stabilita. Ancora oggi non si è capito se l’assente fosse Red Garland o Mal Waldron, abituali collaboratori di Coltrane. Le due tracce rimanenti, allocate sulla seconda facciata, dove ricompare il pianoforte, sono standard abbastanza semplici ma efficaci. La title-track, “Lush Life” che si classifica come il punto vincente dell’album, un classico di Billy Strayhorn, di cui Coltrane avrebbe registrato in seguito un’altra versione con il cantante Johnny Hartman, dove il sassofonista sostiene il senso melodico della marcia in maniera assai regolare, senza il tentativo sia pur minimo di deragliare, mente il giovane ospite, Donald Byrd, offre un assolo da manuale. Coltrane gestisce la delicata complessità della melodia con stile e raffinatezza, mentre l’assolo di Byrd offre un’alternativa tonale assai innovativa. La B side si conclude con “I Hear A Rapsody”.

Lush Life” rappresenta il frutto di tre sessioni separate registrate in due anni, il 31 maggio e il 16 agosto del 1957 e il 10 gennaio del 1958, al Van Gelder Studio di Hackensack nel New Jersey, però venne dato alle stampe soltanto nel 1961. A tal proposito, i più esperti avvertono una piccola mancanza di continuità, mentre la sezione ritmica in alcuni frangenti sembrerebbe incapace di affinare ciò che Coltrane stava cercando di esprimere, ma sono solo congetture adatte alla manualistica. Ciononostante, il disco documenta la rapida crescita di Coltrane in un breve lasso di tempo, mostrando perfino quanto fosse eccezionale il suo talento in questa fase iniziale della sua carriera come band-leader. Per facilità ed immediatezza, l’album si rende adatto all’ascolto anche di neofiti e principianti.

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