Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

«‘Round About Midnight» del Miles Davis Quintet, un capolavoro da riscoprire.

/// SOLO VINILE di Francesco Cataldo Verrina ///

Miles Davis ha vissuto molte vite: la sua lunga ed impervia discografia ne è una testimonianza. Per quanti non hanno dimestichezza con il verbo jazz risulta a volte impossibile districarsi in una fitta giungla di registrazioni, collaborazioni, sessioni in studio e live, che spesso possono apparire contraddittorie, ma che sono tutte espressione di una personalità cangiante ed irrequieta. Oggi, con il senno di poi, è possibile fare una scrematura, passare al setaccio e mettere in risalto quelle che sono state le opere più significative del mutevole trombettista, considerato uno dei geni assoluti del jazz moderno. Volendo fissare subito dei punti di ancoraggio, diciamo che «‘Round About Midnight» è considerato uno degli album più riusciti di Miles Davis, almeno tra quelli pubblicati con la Columbia. Fu proprio il suo debutto sotto l’egida di questa etichetta, con la quale dialogherà a lungo, per il resto della sua carriera, e con cui realizzerà alcuni dei suoi capolavori; soprattutto questa sodalizio segnerà taluni cambiamenti epocali per la storia del Jazz. Per paradosso, le prime sessioni del Miles Davis Quintet per la Columbia, realizzate fra il 1955 ed il 1956, rischiarono di essere adombrate ed oscurate dalla fitta coltre di pubblicazioni date in pasto al mercato dalla Prestige nello stesso anno. Ben quattro album: «Relaxin’», «Workin’», «Steamin’» e «Cookin’» con i quali Davis e soci avevano voluto liberarsi dei loro obblighi contrattuali, prima di trasferirsi alla Columbia. Fu un periodo di lavoro molto fertile ed ispirato, dove il fraseggio avvolgente ed ellittico della tromba Davis contrastava ipnoticamente con la feroce crudezza del sax tenore di Coltrane, mentre la sezione ritmica dalle retrovie non aveva mai suonato in modo così impeccabile, preciso e calibrato, ma al contempo disinvoltamente e provocatoriamente flessibile ed innovativo. Davis stava per essere eletto ufficialmente dominus assoluto del cool. Era tornato trionfalmente a suonare dopo un periodo di latitanza dalle scene, durante il quale si era affrancato dall’eroina e liberato dalle ombre dell’inquietudine esistenziale. Bardato da abiti sgargianti e con il suo modo imperioso e guascone di calcare la scena ed affrontare il pubblico, aveva riconquistato le posizioni perdute e come un giovane sovrano stringeva di nuovo in mano le chiavi della città del jazz moderno.

Già l’apparizione al Newport Festival, come un ospite informale, aveva ravvivato la sua carriera in stallo, suonando proprio nella composizione di Monk «’Round About Midnight», impregnandola di note lente e spaziate che come ragnatele si avvinghiavano attorno ai picchiettanti accordi eseguiti dal pianista come un martello sull’incudine. Subito dopo l’intro pianistico, Miles eseguì una rapida figura sonora volteggiante, creando una sorta di arco intorno al tema principale, ma eludendo la melodia di base e contemporaneamente suggerì un nuovo percorso segnato da suoni sospesi ed ammanniti con soffio leggero. Davis stava reinventando il jazz, oltrepassando il guado del bepop ed anticipando la modalità cool. La performance fu entusiasmante e il pubblico lo osannò. La ruota della fortuna stava girando ancora e presto il trombettista ventinovenne avrebbe reclutato il suo affiatato quintetto, offrendo al mondo la prima vera esposizione di Coltrane, il quale si sarebbe mosso verso territori estremi, ma gli elementi di base cominciarono ad emergere proprio durante il periodo al soldo Miles Davis; in particolare un vivido senso di invenzione creativa e di infinita variazione tematica che si sarebbe evoluta esponenzialmente nel decennio successivo. L’accompagnamento ricco di accordi di Garland ed il suo fraseggio lirico influenzeranno un’intera generazione di pianisti. Chambers e Jones erano come due gemelli monocoriali, collegati testa, mani e cuore, soprattutto con la capacità di definire il groove ed il swing a qualsiasi latitudine ed in qualunque circostanza.

Quando fu pubblicato nel 1956, musicalmente, l’album fu foriero di suono tanto insolito, quanto affascinante. Davis era stato già protagonista di due cambiamenti, sia in ambito cool jazz che hard bop e stava già cominciando a muoversi lentamente in un’altra direzione, la quale si sarebbe sostanziata nei due anni a venire. Oltre all’evidente bellezza lirica e armonica di «‘Round About Midnight» che divenne anche la versione definitiva per Monk, c’è la trascinante «Au Leu-Cha» di Charlie Parker con il suo sangue blues che zampilla nella mano sinistra di Red Garland ad ogni cambio d’accordo. Anche l’assolo di Coltrane è notevole per il suo netto contrasto con quello di Davis. Trane sceglie una virata angolare, lavorando ai fianchi, ma presto raggiunge il cuore della melodia, scegliendo il contrappunto armonico, ma senza estremizzare. In «All of you» di Cole Porter Davis cita «Basin Street Blues» di Louis Armstrong nel suo assolo melodico, mentre Coltrane si mantiene ligio al tema come uno scolaretto. In «Bye-Bye Blackbird» il gruppo raggiunge il climax dell’unità d’intenti e la perfetta sintonia, a cominciare da Davis che sull’incipit propone una suadente melodia in sordina, quasi silenziosa, procedendo in maniera lineare, quasi distratta, fino a raggiungere l’armonia sul ritornello, quando inizia il suo assolo in verticale. Garland, dal canto suo, più che un lavoro in background, fa scivolare gli accordi come forme plasmabili, colmando le fessure intervallate e le pause della tromba, mentre la sezione ritmica mantiene un tempo morbido ed ovattato. Quando Coltrane si avvia per la sua strada, piuttosto che usare il metodo di Davis, emette rapidamente le note, pur rimanendo ancorato al corpo melodico del tema, mentre Garland compensa armonicamente, spostando la modalità e il tempo fino a quando il suo assolo non approda in acque più tranquille attraverso una stupenda lettura di tutto il blues contenuto nella struttura melodica del brano, utilizzando prima una mano e poi entrambe, al fine di creare un ricco substrato armonico e fornire un assist a Davis, perché possa chiudere alla sua maniera. «Tadd’s Delight», è un standard bop molto piacevole eseguito come da copione con la prima fila in sequenza, tromba, sax e piano, che ricamano brevi circonvoluzioni improvvisative e la retroguardia che regge il gioco in maniera ortodossa. «Dear Old Stockholm», è un un tema della tradizione popolare, arrangiato per la rima volta come standard jazz da Stan Getz, ma quella del quintetto è sicuramente una delle versioni più riuscite, perfino Coltrane scende a più miti consigli placando la sua irruenza, sebbene divaghi con convinzione sulla melodia, ma la traccia è quella indicata da Davis: eleganza formale ed ariosità. «Sweet Sue Just You», chiude l’album con un andamento viaggevole, in cui sax e piano si concedono largo margine di manovra e dove Davis spolvera il suo vecchio background bop, misurandosi in un botta e risposta con il tenore di Coltrane.Tutto è spontaneo e lineare.

Miles Davis, che nei suoi primi anni di carriera era stato criticato per essere portatore di una tecnica meno efficace ed incisiva rispetto a Dizzy Gillespie o Clifford Brown, stava già dimostrando di possedere un elegante tono midrange con una sordina destinata a diventare il marchio di fabbrica per i prossimi 35 anni. «‘Round About Midnight» divenne il cemento a presa rapida di una relazione trentennale con la Columbia Records, costantemente ravvivata da parte di Davis con una irrequieta ricerca e ed un intrepido sperimentalismo.

«‘Round About Midnight» fu un inizio ma anche una fine. Sicuramente l’inizio della carriera discografica con l’etichetta che pubblicherà la maggior parte dei suoi successi; soprattutto rappresentò il debutto discografico di una band epocale: Philly Joe Jones alla batteria, Paul Chambers al basso, Red Garland al piano e John Coltrane al sax tenore. La title-track venne scelta per la riuscita interpretazione con la tromba in sordina e, come già detto, già sperimentata con successo al Newport Jazz Festival l’estate prima. Fu anche una sorta di fine, perché al momento della pubblicazione del disco, Davis aveva già sciolto la band, riformandola come sestetto con Cannonball Adderley un anno dopo. E’ superfluo dire che «‘Round About Midnight» sia un album da avere assolutamente, oltremodo si caratterizza per immediatezza e facilità di fruizione. Ottima la ristampa della Jazz Images in confezione getefold con le immagini iconiche del fotografo Jean Pierre Leloir.

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