Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

“Dexter Calling”: Dexter Gordon chiama, il Jazz risponde!

Il Ventuno

IL DOVERE DI INFORMARE, IL DIRITTO AD ESSERE INFORMATI

/// SOLO VINILE di Francesco Cataldo Verrina ///

Dexter Gordon è stato un personaggio “enorme” sotto tutti gli aspetti, non solo per l’imponenza della sua corporatura. E’ storicamente provato che ebbe un’enorme influenza sullo sviluppo del sassofono tenore, riuscendo ad essere un punto di confluenza tra Lester Young e Coleman Howkins. Sonny Rollins e John Coltrane ne subirono inizialmente il fascino. Negli ultimi anni della sua carriera dimostrò di essere anche un valido attore: nel 1986 fu il protagonista del film di Bertrand Tavernier “Round Midnight”. Gordon svettava al di sopra dei suoi stessi problemi. Alle riuscite sessioni del 1961 seguirono due pene detentive a causa di una condanna per narcotici. Dexter ebbe modo di dichiarare: “Probabilmente devo la mia vita al fatto che ho avuto alcune vacanze forzate”. La rinascita avvenne anche attraverso il tempo perduto negli anni ’50, quando Dexter fu arrestato più volte per possesso di eroina: un bersaglio facile, dato che i musicisti jazz erano spesso in possesso di droghe, ma a differenza dei criminali, raramente armati e propensi a contrattaccare per assicurarsi la fuga. Di conseguenza, Gordon trascorse diversi anni a Chino, in California, e in seguito venne affidato ai servizi sociali di Fort Worth e di Lexington. Questi periodi di detenzione gli consentirono di sfuggire alla vita turbolenta dell’uso di stupefacenti, godersi periodi di pace e tranquillità, ritrovare la forma fisica, fare pratica sullo strumento e sviluppare il proprio stile di gioco.

In quel periodo Dexter si avvaleva di un affiatato trio (il pianista Kenny Drew, il bassista Paul Chambers, il batterista Philly Joe Jones) che in questo disco lo sostiene magnificamente attraverso un variegato excursus sonoro fatto di soul, hard bop e romantici standard. “Dexter Calling” è un album strutturalmente audace, giocato con una forza e una tenerezza combinate alla perfezione, che persino i tenori contemporanei più abili sembravano incapaci di imitare. La seconda registrazione di Dexter Gordon per Blue Note, effettuata al Rudy Van Gelder Studio di Englewood Cliffs nel New Jersey, il 9 maggio 1961. è un disco solido, coerente, ben strutturato, ma pieno di sorprese. Non era di certo un fatto inaspettato che il tenore di Gordon in quel momento fosse uno dei più godibili ed apprezzati nell’ambito del jazz mainstream.

Il passaggio dalla “fredda” scena californiana ai più caldi dintorni newyorkesi ne aveva alimentato ed infuocato il sound ed irrobustito l’atteggiamento. L’accoppiata con il bassista Paul Chambers fu decisiva, nonché l’ispirazione determinata in gran parte dal pianista Kenny Drew e dal tocco energico fornito dal batterista Philly Joe Jones. Il senso fluente del fraseggio melodico di Gordon è perfettamente dimostrato particolarmente in “Soul Sister”, composizione originale firmata dal band-leader, così come il costante e vaporoso bopper di “I Want More”; perfino in un evergreen come “Smile”, il senso di espansione della linea melodica sull’assolo è davvero notevole. Gordon mantiene intatta la struttura del brano, riffando avanti e indietro con costante riarmonizzazione, ma senza violare le sequenza delle note di base, mischiando gli accordi come un mazziere farebbe con le carte da gioco. In “The End of a Love Affair” Gordon esalta lo stesso concetto: non snatura, ma aggiorna il brano, mentre il sax, con voce profonda, raggiunge un abissale baratro di note spargendo emozioni a piene mani. “Modal Mood”, un originale splendidamente concepito da Kenny Drew, è un classico hard bop imperniato su ripetuti innesti di pianoforte da parte dell’autore, combinati al sax di Gordon decisamente soulful e semplificato nella procedura. “Clear the Dex” sbuffa come treno vapore con tagli veloci, mentre i tamburi di Jones spingono abilmente per poi rilasciare la tensione, alimentando una gioiosa melodia immediatamente riconoscibile e memorizzabile. “Ernie’s Tune” è una suadente melodia che tira fuori il meglio dell’abilità di Dexter come esecutore di ballate. Il sax di Dexter parla con voce piena e con un vocabolario che ricorda alcuni grandi del tenore, ma con l’uso di un linguaggio del tutto personale. Pochi sassofonisti tenori, a quel tempo, potevano vantare un suono energico, una tonalità dura con fraseggio chiaro e ridotto all’essenziale, privo di fronzoli, semplice e liscio come il marmo levigato, lunghe linee solitarie, rilassate e contaminate da poche citazioni. Gordon sapeva accelerare esaltando i contrasti, raggiungere il climax e poi precipitare, attraverso un abile gioco fatto di tensione e rilascio ed un perfetto equilibrio di dolcezza e durezza.

Maestro di stile ed arbitro di eleganza musicale, Dexter è al suo meglio nella fase Blue Note. L’eccellente band, la solida professionalità ed una musica memorabile presente in ogni traccia fanno di questa session una delle registrazioni più efficaci della carriera di Gordon. Certamente una delle più riuscite insieme a “Go” e “One Flight Up”. “Dexter Calling”, una delle quattro pubblicazioni che segnarono la rinascita newyorkese di Gordon, tra nel 1961 ed 1962, è un album universale, mai eccessivo, facile da fruire e adatto a molte circostanze. I neoifiti del jazz ci si possono tuffare a capofitto senza subire traumi o scossoni.

Visite: 592
   Invia l\'articolo in formato PDF