Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

Anni 70, jazz tra libertà e contaminazione.

// SOLO VINILE by Francesco Cataldo Verrina //

L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI FINLANDESI… 1973, Charlie Mariano realizza un’importante session con un ensemble finlandese. All’epoca andava molto di moda unirsi a musicisti del Nord-Europa. Il risultato è uno dei migliori lavori di Mariano di quel decennio. Potremmo definire “Reflections”, registrato a Helsinki, marzo 1974. un album a ruota libera tra jazz modale, post-bop ortodosso e funk. Una forma embrionale di fusion senza eccessi rockistici, che talvolta hanno snaturato i lavori di Mariano. Sabu Martinez su congas e percussioni, fa un lavoro eccellente come tutta la band: Charlie Mariano sax alto e soprano, nagaswaram (strumento indiano); Eero Koivistonen sax tenore e soprano; Jukka Tolonen chitarra elettrica; Olli Ahvenlahti pianoforte, piano elettrico; Esko Linnavalli piano; Pentti Hietanen piano; Pekka Sarmanto basso acustico; Heikki Virtanen basso elettrico; Esko Rossnell batteria; Reino Laine batteria. Le tracce più evidenti sono “Spanish Dance No 2”, Brother Muthalah “,” Blue in Green “e” Rambling “. Parliamo nel complesso di un album molto interessante, ben curato, che si muove per vie oblique, dove Charlie Mariano stabilisce alcune linee molto virtuose, soprattutto lavorando sul modale, al netto di quello che poteva essere un certo tipo di jazz contaminato degli anni 70. La ricchezza e la complessità delle orchestrazioni ci fa pensare che Mariano non abbia dimenticato le sue esperienze con Charles Mingus e l’imprinting sonoro ricevuto nelle big band.

Keith Jarrett – “El Juicio (The Judgement)”, 1971

Keith Jarrett è più conosciuto ed apprezzato come pianista, ma la sua nomea di multistrumentista non è da meno, soprattutto da l’idea di un artista poliedrico in grado di spaziare tra jazz-fusion e free-jazz. In “El Jiicio” Jarrett suona il piano, il sax soprano e il flauto. I suoi partner sono Dewey Redman (sax tenore), Charlie Haden (basso) e Paul Motian (batteria). Tutti, qua e là, suonano tamburi metallici e altre percussioni. Il risultato è un policromo arazzo sonoro, con qualche pennellata di africanismo, soprattutto la sezione ritmica risulta assai dinamica e dominante.

Pubblicato nel 1971, “El Juicio (The Judgment)” si apre con “Gypsy Moth” un allegro groove che riporta alla mente Ramsey Lewis, ma a parte l’atmosfera esuberante che avvolge il brano, impressiona il lavoro di Charlie Haden sul basso. L’assolo di piano di Jarrett procede in scioltezza, fino a quando il sax tenore di Dewey Redman non entra in scena ed insieme corrono attraverso un’intrigante linea melodica; Redman cavalca con il sax a briglie sciolte, mentre il basso di Haden intesse con delicatezza trame sonore, mantenendosi quasi a distanza dalla mischia. “Troll Road”, pur essendo meno strutturato, offre l’opportunità di ascoltare le straordinarie abilità di Keith al sax soprano, con uno stile fluido e frizzante. Ottimo il lavoro Charlie Haden con il basso, sostenuto dal batterista Paul Motian; i due mantengono la quadratura del pezzo, creando una specie di palizzata ritmica intorno.

“Pardon My Rags” è una fuga di Jarrett per solo pianoforte, il pezzo è molto intenso e ricorda vagamente Art Tatum. “Pre-Judgment Atmosphere” è un preludio breve, alla seconda facciata, ma intensamente percussivo, l’assolo di batteria di Paul Motian è inquietante e volutamente aritmico. La B Side si apre con la title-track “El Juicio” un territorio sonoro molto affollato che si sviluppa sul tempo di 10 minuti e 24 secondi, dove tutto è volutamente disgiunto e decisamente libero. Ancora una volta il contrabbasso di Haden è il punto culminante del brano, mentre strane voci aliene, fischietti e sibili rivelano una rarefatta aria di mistero. In altre parole, se questa è l’idea di rappresentare musicalmente l’atmosfera del giorno del giudizio, l’effetto è alquanto suggestivo, quasi pittorico e palpabile, complice anche la copertina del disco. “Piece for Ornette (L.V.)” è una composizione frenetica, in cui il sax contralto di Dewey riesce a brillare, corroborato dalle iniezioni vitali del sax soprano di Jarrett. Ne scaturisce uno dei pezzi più raffinati del jazz dei primi anni ’70, anomalo perché Jarrett non suona il piano, ma il sax soprano. Sebbene non sia tecnicamente un perfetto suonatore di sax, Jarrett esprime una personalità forte sullo strumento, apparentemente, attingendo sia a Coltrane che a Coleman per trovare l’ispirazione. Il brano evolve in un vivace call-and-response tra i due strumenti innalzandosi con un ritmo febbrile, mentre Charlie Haden e Paul Motian devono correre per tenere il passo. In chiusura, “Piece for Ornette (S.V.)” che riprende per soli 12 secondi il tema centrale. Qui il quartetto s’invola ulteriormente ad ali spiegate verso la libertà. Ad ogni modo, il titolo dice tutto: Ornette è Ornette Coleman, il decano dei musicisti free-jazz.

“El Juicio” è un disco che tocca molte aspetti del jazz d’avanguardia, in particolare per la ricchezza di suoni e l’ampio spettro poliritmico delle percussioni. Sicuramente uno dei più originali album jazz, nell’accezione più larga del termine, dei primi anni ’70, forse sottovalutato, sicuramente da riscoprire.

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