Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

Eric Kloss, genio da riscoprire!

// SOLO VINILE BY Francesco Cataldo Verrina //

Eric Kloss – “Introducing Eric Kloss”, 1965
Eric Kloss, cieco dalla nascita, è stato un fenomeno sottovalutato e per molti aspetti ancora misconosciuto dalla massa, nonostante una lunga e sorprendente discografia come solista. Oggi settantenne, Kloss vive in un sobborgo di Pittsburgh con la moglie poco più che ventenne. Negli ultimi anni frequenti attacchi di emicrania ed asma gli hanno impedito di esibirsi con regolarità. In alcune interviste ha dichiarato di poter suonare il sassofono solo per una quarantina di minuti al massimo, prima che la forze gli vengano meno.
Kloss aveva appena 16 anni quando debutto nel 1965 con “Introducing Eric Kloss” per la Prestige, ma la qualità della sua musica e la tecnica espressa sembrerebbero quelle di un musicista navigato ed esperto. Merito del suo grande maestro Sonny Stitt.
Chiunque abbia avuto il coraggio di unirsi a Sonny Stitt su un palco era conscio che avrebbe rischiato l’umiliazione pubblica, se non avesse mostrato di sapersela cavare egregiamente con gli standard del sassofono. Così, quando Eric Kloss, appena dodicenne, si unì a Stitt al Crawford Grill di Pittsburgh per un’audizione, respirò profondamente e soffiò quelle che sperava fossero le note adatte. Quando Stitt capì che il ragazzo aveva imbroccato la strada giusta, afferrò il ginocchio di Kloss e con entusiasmo urlò: “Sì, amico!” Non solo Kloss passò l’audizione, ma Stitt divenne suo amico, insegnando al giovane Eric molte delle tecniche conosciute.
Con “Introducing Eric Kloss” l’esordinte sassofonista si affianca all’organista Don Patterson in quello che rimane uno dei migliori set delle loro carriere, con il sostegno di Pat Martino alla chitarra e Billy Jones alla batteria. Il quartetto distilla un ottimo hard-bop e, come accadeva nelle sessioni dove era presente un organo, si distingue per la presenza di sonorità vicine al soul. L’incrocio chitarra e organo, rispetto ai più comuni basso e pianoforte, offrono al giovane Kloss spunti per uno sviluppo melodico meno prevedibile rispetto agli standard. Kloss si destreggia con i due formati del sax: tenore e contralto con estrema disinvoltura. Gli inediti a firma Patterson sono solo due su sei, ma anche negli standard il giovane sassofonista e di suoi sodali apportano delle novità sostanziali: l’album si apre con un ottimo bigliettino da visita,“Close Your Eyes”, rivitalizzato e stravolto da riff funkoidi a base di contralto, mentre “All Blues” di Miles Davis assume le sembianze di un funk sinuoso ed acidulo, così come “Embraceable You” di Gershwin, grazie al lavoro sulla melodia, diventa un nuovo classico a sé stante. “Introducing Eric Kloss” è un disco perfetto nella sua totalità, sia nell’aspetto tecnico-formale che creativo; il quartetto sembra affiatato ed in perfetta sintonia, soprattutto per essere l’album di un debuttante, sorprende la padronanza degli strumenti e la concretezza del giovane Kloss, soprattutto la capacità di interazione con i suoi più attempati sodali. In poche parole, uno dei quei dischi che ti fanno dire: mi piace il jazz, sono un privilegiato!

“The Doors” di Eric Kloss,1972
Questo non è un album per tutti. Ci vogliono nervi saldi e resistenza al terreno accidentato. “The Doors” di Eric Kloss del 1972 è un giocattolo free-form con retrocarica esplosiva ma ad avanguardia controllata. Un salto ad ostacoli tra gli accordi per giungere a una meta.
Dopo aver incontrato sul proprio cammino Sonny Stitt, Eric Kloss registrò il suo primo album a 16 anni, “Introducing Eric Kloss” (Prestige, 1965) con Don Patterson e Pat Martino, dimostrando subito di prediligere le vie traverse ed i camminamenti più accidentati del jazz d’avanguardia: fusion e free jazz segneranno la sua carriera. Collaborazioni eccellenti con Chick Corea, Dave Holland, e Jack DeJohnette.
Nel 1972 lascia la Prestige e debutta con la Cobblestone, realizzando uno dei migliori album della sua carriera insieme a Neal Creque, piano e piano elettrico, Gene Taylor al basso e Ron Krasinski alla batteria. Eric Kloss suona sassofono contralto e sassofono tenore. i Brani dell’album hanno tutti titoli brevi e quasi tutti formati da una sola parola: “Doors”, “Waves”, “Quasar”,”Sweatin’ It”, “Love”, “Libra”, quasi a voler sottolinea l’idea del concept sonoro progressivo, rispetto alla frammentarietà dei classici lunghi titoli descrittivi. Più che canzoni narrate dal suono, sono stati d’animi. Ascoltando il disco vi basterà ad associare ad ogni titolo una certa suggestione ed il gioco è fatto. Il sax di Eric Close per quanto incontenibile, (tranne in due momenti sotto forma ballata, dove ricorda Coltrane e Sonny Stitt), non perde mai la quadratura melodica, ottimo il lavoro della retroguardia ritmica e l’alternanza piano-piano elettrico. Gli strappi improvvisi ed i salti armonici riportano alla mente Archie Shepp; le progressioni armolodiche praticate non sono mai altissime, niente glissato o ruzzoloni per le scale, quindi le dissonanze risultano alquanto contenute; a tratti si ha l’idea di un post bop rivoluzionato, ma non anarcoide. Dopo il terzo ascolto potreste non farne più a meno. Consigliatissimo!

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