Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

Niels-Henning Ørsted Pedersen, l’uomo venuto dal freddo!

// SOLO VINILE by Francesco Cataldo Verrina //

Niels-Henning Ørsted Pedersen è stato quasi una sorta di bambino prodigio, suonando ancora giovanissimo con molti dei veterani del jazz americano come Chet Baker, Count Basie, Kenny Drew, Roy Eldridge, Stan Getz, Archie Shepp, Bill Evans, Bud Powell, Jackie McLean, Sonny Rollins, Dizzy Gillespie, Ben Webster Dexter Gordon, Roland Kirk, transfughi in Europa, soprattutto nelle algide terre scandinave. Senza tema di smentita, oggi, possiamo considerarlo come il miglior contrabbassista bianco della storia del jazz moderno.

Va sottolineato che tutti i progetti del bassista come titolare dell’impresa tendono ad oltrepassare i limiti dell’hard-bop, pur rimanendo legati alla tradizione afro-americana, sia per sviluppo armonico che per svolgimento melodico. Sempre accattivante e mai fuori quadratura. In questo set Pedersen si avvale di tre sidemen di notevole spessore: il chitarrista John Scofield, all’epoca non ancora conosciuto, il batterista Billy Hart e Dave Liebman che si cimenta al tenore, al soprano e al flauto.

“Dancing on the Tables” si sviluppa attraverso quattro composizioni originali firmate Ørsted Pedersen, a cui si aggiunge una brano popolare della tradizione danese, “Jeg Gik Mig Ud En Sommerdag”, nel quale l’arcana sonorità del flauto ed il fraseggio cadenzato del basso, sembrano raccontare una misteriosa leggenda della mitologia nordica. L’album si apre con “Dancing on the Tables”, della durata di quasi 15 minuti a cui vengono legate alcune reminiscenze melodiche ispirate da canzoncine infantili; la traccia si snoda come una lunga suite che copre tre quarti della facciata, divenendo lo scenario perfetto per la rappresentazione di tutti i protagonisti del set, che a ruota si alternano sulla ribalta attraverso una consistente fuga in solitaria.

Nella prima parte sono basso e chitarra, in un perfetto gioco di incastri, a dominare, in particolare John Scofield, incalzato dal Petersen, dimostra di essere quel talento che il tutto il mondo apprezzerà in seguito; a circa metà del brano l’arrivo del sax di Dave Liebman cambia le coordinate sonore ed ambientali, il sassofonista sembra sospinto da un vento di tempesta, soprattutto il drumming di Billy Hart ed il vibrante basso di Petersen lo incoraggiano a tentare ardimentose scalate in verticale; sul finale, spazio a ai tamburi, mentre la chiusa è ad appannaggio del titolare, che ricorda il tema iniziato circa un quarto d’ora prima. A seguire, una brevissima “Future Child”, quasi un ponte verso il succitato e rielaborato frammento di antica musica scandinava.

La B side riserva due lunghe sorprese. Si parte con “Evening Song”, una ballata mid-range espansa su nove minuti e trenta, con un andamento progressivo che sfocia in un crescendo funkoide, soprattutto con l’arrivo del sax, mentre l’attacco ricorda vagamente l’abbrivio di alcune celebri suite di certi gruppi rock degli anni ’70. La traccia di apertura costituisce uno dei punti di maggiore tensione emotiva dell’album insieme a “Clouds” che inverte lo schema di gioco, affidando al sax soprano di Dave Liebman il compito di fare gli onori di casa. Oltre dieci minuti di durata sono un fertile terreno espressivo per chiunque: dapprima il basso di Petersen, quindi a seguire la chitarra di Scofield ricamano un fitta trama di note, senza involarsi nell’empireo e perdere il terreno contatto con l’umana melodia. Il ritorno del soprano di Liebman, trascina la compagnia verso una leggera trasversalità, vagamente in odor di Coltrane, ottimo il lavoro di puntellamento ritmico da parte di Billy Hart. Una band davvero meritevole, capace di mantenersi intrigante e mai prevedibile per tutta la durata della session.

Registrato il 3 luglio e il 30 agosto 1979, l’album venne dato, per la prima volta, alle stampe nel 1979 dall’etichetta danese SteepleChase, che oggi immette sul mercato un’eccellente ristampa di alta qualità audiofila su vinile 180 grammi, ricavato da tracce analogiche.

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