Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

Oliver Nelson con “The Blues And The Abstract Truth”, il jazz cambia rotta sull’antica via del blues.

// SOLO VINILE by Francesco Cataldo Verrina //

Registrato nel febbraio del 1961 al Van Gelder Studio e pubblicato nell’ottobre dello stesso anno dalla Impulse! Records, “The Blues And The Abstract Truth” di Oliver Nelson è considerato da alcuni tra i migliori dieci album jazz di tutti i tempi, sicuramente rappresenta un must have che non dovrebbe mancare in nessuna collezione. Fino a quel momento Oliver Nelson era conosciuto ed apprezzato principalmente in qualità arrangiatore per conto terzi e strumentista in varie big band, con Luis Jordan, Louis Bellson, Duke Ellington, Count Basie e Quincy Jones, meno come sassofonista e organizzatore di piccoli gruppi.

“The Blues And The Abstract Truth” diventa non solo una svolta per la sua carriera ed un trionfo personale come musicista, ma anche un punto di riferimento nell’ambito dell’hard-bop, con aperture verso il post-bop, ridisegnando il suono di un’epoca, soprattutto grazie a “Stolen Moments”, divenuto un immortale evergreen. Intuito, fortuna o lungimiranza? Forse tutti questi fattori messi insieme, in ogni caso Nelson per questa registrazione riuscì ad assemblare uno dei sestetti più potenti che la storia del jazz moderno ricordi. Oltre al trombettista Freddie Hubbard, al sassofonista-flautista Eric Dolphy, al bassista Paul Chambers e allo stesso Nelson al sassofono alto e tenore, va sottolineato il fatto che due dei protagonisti del set, il pianista Bill Evans e il batterista Roy Haynes, furono elementi determinanti in “Kind of Blue”, album spartiacque di Miles Davis. Non è difficile comprendere che Oliver Nelson stesse raccogliendo idee e spunti per tentare una reinterpretazione modernista del blues che Davis aveva già fissato e definito come punto di partenza da cui esplorare nuovi concetti jazzistici ed espanderli.

Due aspetti fondamentali del progetto vanno analizzati, prima di scendere nel dettaglio: in primis, la presenza di tanti nomi importanti, molte prime donne, avrebbe potuto determinare una sorta di corto circuito creativo, qualora il super-ego di ciascuno fosse venuto allo scoperto, ma ognuno di essi, comportandosi da autentico professionista, comprese che la vera magia sarebbe scaturita dalla collaborazione, dunque il senso di collegialità prevalse sull’individualismo, in particolare, Fred Hubbard divenne il vero protagonista della session, con assoli da manuale che rappresentano alcuni dei momenti più riusciti della storia della tromba registrata nel jazz; l’altro aspetto, non secondario, è che questo, pur essendo un disco musicalmente non facile, infarcito di grooves striscianti, di agganci obliqui e di soluzioni trasversali, possiede una forte accessibilità che permette di metabolizzare, anche ad un pubblico mainstream, assoli nodosi e carichi di dissonanze e di atonalità avanguardistiche. contribuendo a esporre con facilità concetti e sonorità più sperimentali, convogliandoli in brani così strutturati e precisi in grado di sfidare ogni potenziale resistenza, in modo che l’ascoltatore (anche il più impreparato in materia di jazz) possa fruirne con facilità, poiché presentati con una modalità assai seducente e melodicamente vivace.

“The Blues And The Abstract Truth” rappresenta per la storia personale di Oliver Nelson, finalmente vero leader e sassofonista di prima linea, il coronamento di una lunga attività cominciata come gregario di lusso, attraverso una splendida interpretazione postmoderna sull’idioma del blues.

L’album si apre con “Stolen Moments”, la cui perfezione sonora e la bellezza formale sfidano le leggi del tempo, grazie ad un’armonica sequenza basata sui i fiati suddivisa in tre parti, dove Dolphy e Nelson fronteggiano la melodia principale eseguita da Hubbard, il quale suona come sospinto da una speciale musa ispiratrice, incantesimo che non si ripeterà più neppure nel migliore dei suoi dischi come leader; a seguire “Hoe-Down”, dall’inizio “fanfarato” e “allegrotto”, in cui sax alto e tenore risultano separati nei due canali stereo in un call-and-response scattante, ma armonicamente asimmetrico, che annuncia il tema, dove i singoli strumenti sembrano prepararsi ad una corsa veloce su un terreno curvo, l’armonia d’insieme ed il gioco melodico, però, rimarranno costantemente accattivanti e mai fuori squadro, mentre quel gioioso tema iniziale diventa una sorta di inciso facilmente memorizzabile, quasi da festa sui prati, ragguardevole il sostegno della sezione ritmica; la prima facciata si chiude con “Cascades”, un altro hard-bop up-tempo dalla progressione armonica non convenzionale, che unisce muscoli e cervello, potenza ed eleganza formale, soprattutto la fuga pianistica in solitaria di Bill Evans è da accademia del jazz.

Voltando pagina ci s’imbatte in “Yearnin”, un mid-range dal sangue blues, ma con un impasto sonoro molto soul che gli conferisce molta eleganza formale, per quando il susseguirsi degli assoli non sceglie di muoversi su un terreno facile e su un registro scontato, per contro l’arazzo melodico dell’insieme, molto ondeggiante, diventa un collante a presa rapida, perfino Evans scopre un anima blues che forse non ha mai avuto o evidenziato troppo. “Butch & Butch”, in linea con i dettami tipici del bop dei quegli anni, sia pure costruito con uno spirito più moderno, diventa lo scenario ideale per Fred Hubard, maestro di cerimonia su questo terreno. L’idioma blues e la “verità astratta” si combinano nel più torvo “Teenie’s Blues” un buona piattaforma per i sax contralti di Oliver Nelson, più regolare, ed Eric Dolphy intento nel far emergere la sua voce distintiva, spigolosa e drammatica. La seconda facciata contiene anche la prima versione di “Stolen Moments”, originariamente intitolata “The Stolen Moments”.

Da sottolineare che tutti brani dell’album portano la firma di Oliver Nelson. In conclusione: solo l’iconica “Stolen Moments” vale il prezzo della corsa, quindi salite a bordo senza esitazione alcuna.

Visite: 239
   Invia l\'articolo in formato PDF