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AMERICA/BRASILE – Comunità ecclesiali missionarie anche fuori dagli ambiti tradizionali

Brasilia – “La proposta è formare comunità sempre più indipendenti dalla struttura fisica o geografica di una parrocchia, che siano autenticamente cristiane e quindi missionarie, perchè non c’è cristianesimo autentico senza missionarietà”. Così don Manoel de Oliveira Filho, membro della commissione che ha redatto le linee “Direttrici generali dell’azione evangelizzatrice della Chiesa brasiliana”, sintetizza, in un dialogo con l’Agenzia Fides, la proposta centrale del documento, redatto durante la 57ª Assemblea generale dell’Episcopato, celebrata ad Aparecida dall’1 al 10 maggio, che saranno in vigore per il periodo 2019-2023.
L’invito – e l’intero documento – parte dallo “sguardo realistico della Chiesa sulla realtà urbana, con le sue contraddizioni, le sue possibilità, i suoi limiti” e dalla chiamata a vivere sul modello delle prime comunità cristiane, spiega a Fides il sacerdote. “Quando parliamo di comunità ecclesiali missionarie, non parliamo solo di comunità parrocchiali, ma occorre estrapolare il limite della struttura fisica. Nel nostro contesto urbano, molte volte non esiste la possibilità di una struttura parocchiale fisica” sottolinea, in quanto le grandi periferie e la crescita esponenziale delle città rendono difficile poter avere in ogni quartiere una chiesa o anche solo una cappellina. “Tanti grandi complessi abitativi non permettono la costruzione di un luogo di culto, e neppure l’uso dello spazio pubblico per celebrazioni religiose. Ma questo non può impedire l’impulso missionario di formare una comunità cristiana. Molte volte non c’è un tempio, ma c’è la Chiesa” sintetizza il sacerdote. “La chiesa fisica non è presente, ma una comunità di fede viva è una realtà”.
Nella società attuale, nella quale le persone passano la maggioranza del loro tempo sul luogo di lavoro, possono vivere anche lì il loro “essere Chiesa”. “Dove ci sono fedeli che vivono la fede, che cercano di essere un gruppo dell’incontro, della tenerezza, missionario, sostenuto dalla Parola, che cerca l’alimento dall’eucaristia, che vive la carità, c’è una comunità ecclesiale missionaria” afferma don Filho. E questa possibilità esiste anche “nelle università, nelle scuole, nelle piazze, nelle opere sociali…”. “Non si tratta di gruppi avulsi dalla vita istituzionale della Chiesa” puntualizza, “ma di sue braccia e gambe che avanzano oltre la sua struttura”.
Nelle Direttrici tali comunità sono paragonate a una casa con determinate caratteristiche: “è accogliente, è casa di incontro, casa della tenerezza, ha le porte sempre aperte e tante finestre. Se è casa dell’incontro con Dio per eccellenza, e con i fratelli, ha porte aperte per accogliere e anche per uscire e andare incontro ai fratelli. Ha finestre dalle quali la comunità vede tutte le realtà e si sente spinta a uscire in missione”. Ed è una casa con quattro pilastri: il pane , la Parola , la carità e l’azione missionaria. E qui fa la distinzione tra spirito e azione missionaria, “perchè non è sufficiente avere spirito missionario: occorre pianificare, programmare, stabilire obiettivi. Qui la missione è presente sia come anima ed essenza della comunità cristiana sia come azione, che concretizza quest’anima”.
A partire dal documento la missione dovrà entrare nei piani pastorali e nei programmi di azione, non solo delle Chiese particolari ma di tutte istanze ecclesiali, come scuole, università, nuove comunità, movimenti, congregazioni religiose. Per ognuno di questi “pilastri” le Direttrici dettagliano una serie di proposte. Don Manoel spera che tutta la Chiesa brasiliana “segua questa strada e creda nel progetto. Avremo bisogno di un cammino di conversione, di formarci e di metterci nella mente e nel cuore questo stile di missione per poterlo trasformare in realtà”. Ma è ottimista: “A partire dall’Assemblea dell’episcopato latinoamericano e caraibico di Aparecida 2007 e poi con la logica di ‘Chiesa in uscita’ di Papa Francesco e la sua Evangelii Gaudium, la missione sta penetrando nella realtà della Chiesa in Brasile”.

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