Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

ZOOT SIMS, UN UOMO TRANQUILLO CHE AMAVA GIOCARE CON IL JAZZ.

// SOLO VINILE by Francesco Cataldo Verrina //

Qualcuno scrisse di lui: “Zoot non era quel tipo di strumentista cervellotico che parlava sempre di musica o la analizzava. Adorava solo fare jam e suonare il sassofono tenore. Era un uomo semplice e spontaneo, che amava suonare Jazz”. Non era un esibizionista, ma amava le sfide e, nelle competizioni, chiunque avrebbe potuto rimetterci la faccia. Il suo approccio quasi infantile con la musica, lo portò ad essere un personaggio stimato, soprattutto dai colleghi, ma marginale per gli annali e le cronache dl jazz moderno.

Il suo nome a molti resta ancora sconosciuto o poco familiare, ciononostante si è guadagnato il suo posticino nella lista dei tenori più abili dell’era bebop. Pur essendo in grado di battere qualsiasi rivale, qualunque fosse stato il suo strumento, Zoot non divenne mai una superstar come il suo “gemello diverso” (nella sezione fiati di Woody Herman), Stan Getz, né fu un illustre compositore-arrangiatore come il suo partner Al Cohn. A partire dalla giovinezza, Sims cercò di modellare e distillare un preciso suono, cercando ispirazione nella musica dei primi grandi maestri come Lester Young, Ben Webster e Coleman Hawkins; dopo aver affiancato alcuni importanti band-leaders e famosi solisti divenne lui stesso un affermato leader, perfezionando costantemente la tecnica espressiva.

Non fu mai però un musicista-opportunista che inseguiva o cavalcava le tendenze e taluni redditizi vezzi del mercato discografico, ma tenne sempre ben a mente i due principi del jazz classico: il swing ed i cambi di accordi. Sulla scorta di tali principi, nel corso degli anni, trovò ampie opportunità per dimostrare le suoi formidabili evoluzioni melodiche anche con il sassofono soprano, alto e baritono.

Nel corso della sua carriera, Zoot incarnò sempre la figura del musicista swinging, in maniera ligia e perseverante e senza mai uscire dallo steccato; per questo alla critica, in cerca di avanguardie, dovette sembrare poco interessante ed innovativo; eppure Sims fu un musicista molto ispirato e, nonostante il suo stile rimase immutabile anche dopo gli anni ’50, entusiasmo e creatività non vacillarono mai, soprattutto tecnica e precisione erano da manuale, sembrava tagliasse le note con la lama di un rasoio.

A volte, anzi troppo spesso, s’incorre in un errore di valutazione a proposito di Zoot Sims, descrivendolo come un musicista “freddo” e distaccato; ciò nasce dal fatto che per molti critici ed osservatori, essere forieri di uno stile morbido, quasi soffiato, senza un vibrato eccessivo e con un lieve scivolamento tra le note, ma senza nessuna esibizione di virtuosismo formale e muscolare, sia una forma di “cool” ante-litteram, una debolezza espressiva, spesso considerata come una sorta di deminutio capitis rispetto a certi ribollenti ed energici sassofonisti. E’ altrettanto vero che tra le sue principali influenze debba esserci stato proprio Lester Young, ma Zoot Sims riusci ad andare oltre ed a caratterizzarsi con uno stile personale e facilmente riconoscibile. Operando nell’arco di una lunga e prolifica carriera discografica tra gli anni ’40 e gli anni ’70, dimostrò di essere uno splendido improvvisatore, capace di inventare molteplici variazioni melodiche muovendo da un singolo tema, sempre nel rispetto dell’originale, ma con una ricchezza creativa non comune. Eppure per la storia del jazz resta un personaggio marginale, a volte del tutto sconosciuto alle masse.

Sims, non essendo un fluente compositore, possedeva una speciale attitudine, ossia quella di ricercare brani ignorati o trascurati da altri musicisti e sconosciuti al grosso pubblico, rivitalizzandoli attraverso un originalissimo lavoro sulla melodia. “If I’m Lucky / Zoot Sims Meets Jimmy Rowls” sicuramente il migliore della sua “seconda carriera” tra una serie di album realizzati negli anni della maturità per l’etichetta Pablo Records, non sfugge a tali caratteristiche: l’approccio sonoro di Sims non era cambiato molto nel corso dei decenni, egli non si lasciava trascinare dalle mode passeggere e dalle tendenze avanguardistiche, semplicemente era rimasto fedele al tipo di musica che amava. Il set vede quali protagonisti, oltre a Zoot Sims al sassofono tenore, Jimmy Rowles al piano, Mousie Alexander alla batteria e George Mraz al basso.

Già l’inizio è abbastanza promettente: alcune note di Jimmy Rowles al pianoforte, il basso di George Mraz, il leggero piatto Mousie Alexander, quindi la magia del sax di Zoot Sims spalmano sulle orecchie dell’ascoltatore miele millfiori e dolcissimo nettare con una superba ballata “I wonder where our love has gone”. Negli ambienti jazz si dice che la tempra di un musicista si evince soprattutto dal modo cui interpreta le ballate. Ed in questo campo Zoot Sims era maestro di cerimonie. La successiva traccia risponde al nome di “Legs” che armonicamente perfetta e melodicamente assortita, scivola liscia senza attrito alcuno. Un altro tema raramente ascoltato, firmato Neal Hefti, tratto dal film “Sex and the Single Girl” del 1964. Il motivo si apre con un rapido crash di piatti e accordi di piano, seguiti dal sax tenore di Sims che annuncia la melodia. Quindi libero sfogo ad una lunga improvvisazione. Jimmy Rowles s’invola in un eccitante assolo dal tratto dissonante. I più esperti noteranno come la sua mano sinistra suoni accordi non comuni, mentre la mano destra selezioni le note con l’intento di creare delicate melodie. A tre quarti del brano un bell’assolo di basso, quindi Sims riprende lo scettro del comando per un giro di improvvisazione ancora più intensa, mente sul finale, fino al closeout, si ritorna di nuovo alla melodia di base. Il piatto forte è la title-track, “If I’m Lucky”, ispirata da una vecchia canzone con lo stesso titolo eseguita da Perry Como in un film passato inosservato, mentre la medesima sorte era toccata al tema dominante, che Zoot Sims riporta in vita, riabilitando un’intrigante melodia ed arricchendola di nuove suggestioni. La versione di Sims inizia con il contrabbasso che lancia il tema, dopo le prime battute, il pianoforte entra con accordi silenziosi e calibrati, quindi nel mezzo del ritornello, Sims fa la sua apparizione per completare la melodia in maniera precisa, senza alterarne lo schema rispetto alla partitura originale. Dopo circa un minuto e venti secondi, la band da sfogo all’improvvisazione, Sims inizia a ricamare la melodia, modellandola, distorcendola e piegandola al suo volere al fine di creare qualcosa di inedito. La corsa continua, e Jimmy Rowles esegue un assolo di piano riflessivo e personalizzato, ma con estremo rispetto per l’umore che Sims aveva stabilito, quindi si ritorna alla melodia originale sino alla chiusura. “Shadow Waltz”, pezzo dal un titolo fuorviante, chiude la prima facciata dell’album, più che un valzer sembra una bossa-nova, facile ed immediata, la cui aria frulla ancora in testa a giradischi spento. Il brano offre l’opportunità a Jimmy Rowles di servire al mondo un assolo superbo ed a George Mraz di non essere da meno.

Oscillando lentamente, Zoot Sims offre una brillante dimostrazione di bravura in apertura della B-Side con “You’re my everything”, mantenendo il tempo su assetto mid-rang a temperatura costante. I giri aumentano con “It’s all right with me”, soprattutto la sezione ritmica sembra andare al piccolo trotto, mentre Sims ricama la sua iperbole melodica. “Gypsy sweetheart” è una vecchia ballata scritta nel 1898 e mai prima di questo album associata al jazz, ma ciò non impedisce a Sims di trasformarlo in un piccolo standard. Si parte con alcuni accordi alquanto cupi di Jimmy Rowles, mentre Zoot fa qualcosa di insolito: oltre riprodurre una melodia dritta e lineare, la suona come se non fosse jazz, senza un minimo di oscillazione, invece di assecondare il ritmo, resta indietro recuperando, ma emette ogni singola nota in maniera distinta. Dopo circa un minuto e mezzo si arriva alla parte improvvisativa. Per finire in grande stile, ecco un’incantevole riproposizione di “I hear a raphapsody”.

Pubblicato nel 1977, “If I’m Lucky / Zoot Sims Meets Jimmy Rowls” è un album molto friendly, adatto ad un intrattenimento leggero, ideale per un piacevole rendez-vous amoroso, un rappresentazione del jazz mainstream nella sua forma più elegante.


Zoot Sims Meets Jimmy Rowls -“If I’m Lucky”, 1977

Zoot Sims Meets Jimmy Rowls -“If I’m Lucky”, 1977

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