Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

FRANCESCO SCHINA, IL JAZZ ITALIANO NEL SEGNO DELLA TRADIZIONE.

di Francesco Cataldo Verrina

Diceva John Coltrane: “Dovremmo cercare, pregando di riceverla, la sapienza che ci renda capaci di descrivere e proiettare nella musica le cose che amiamo”. Sicuramente l’ispirazione di Francesco Schina, sassofonista tenore di talento al suo esordio discografico come solista, è più laica e meno religiosa di quella coltreiana, ma il legame con l’emotività delle cose tangibili della vita, espressa attraverso quell’arte invisibile che è la musica, risulta assai palpabile. Le composizioni nascono da suggestioni e stimoli raccolti durante la giornata, mentre la vita scorre, quando i sentimenti s’intensificano, mentre le emozioni crescono.

“First Steps”, il suo primo album come titolare, è un distillato di jazz in purezza, proprio come un disco jazz dovrebbe essere sempre, anche in questa nostra epoca di contaminazioni e distorsioni mediatiche, dove il bollino “jazz” viene attaccato su tutta una serie di prodotti astrusi ed incomprensibili che nulla hanno spesso a che vedere con la tradizione delle “note blue”, le scale del blues, il swingin’ e la poliritmia. “Frist Steps” non è un esercizio di stile basato sulla riesumazione di standard e classici ammiccanti o a presa rapida; tutto il materiale contenuto nell’album, composto ed arrangiato da Schina, si sviluppa attraverso un concept di dieci brani, che sembrano disegnare, in una chiave moderna ed assai personale, un excursus ideale sulle tracce dei maestri del sassofono: da Charlie Parker a Sonny Rollins, da John Coltrane a Wayne Shorter, da Dexter Gordon a Sonny Stitt, da Stan Getz a Joe Henderson. Attenzione non è il festival della “citazione”, anche involontaria, Francesco possiede tutta quell’esperienza ed una tale padronanza della materia che gli hanno consentito di enucleare e delimitare un territorio compositivo assolutamente personale, con uno stile espressivo ed esecutivo facilmente riconoscibile.

Francesco Schina Quartet

Francesco Schina è un salentino di stanza a Firenze, musicista con studi lunghi, regolari ed accademici, il quale, da anni, alterna la sua attività di strumentista, compositore e docente. Come molti jazzisti ha iniziato a studiare e suonare il clarinetto da bambino nella banda cittadina, da qui l’ammissione al conservatorio di Firenze e gli studi classici, quindi l’amore per il jazz ed il passaggio al sax, avviando un percorso formativo che inizia con Greg Badolato, Mirko Guerrini, Barend Middelhof, seguito da un puntiglioso perfezionamento con Bob Mintzer, Scott Hamilton, Don Byron, Terence Blanchard, Emanuele Cisi e Stefano Bollani. L’opera di perfezionamento continua verso lo stile “latino”, collaborando, per più di un anno, con musicisti sudamericani, suonando latin jazz e salsa cubana, rumba, bossa nova, samba, ma con una forte tendenza alle sonorità jazz, tanto che, insieme ad alcuni colleghi, forma la Guacamaya Latin Jazz, un’orchestra dedita ad un repertorio prettamente latin-jazz e swing. Con questa band è presente nella collana di 12 DVD “Jazz Istruzioni Per l’Uso” di Massimo Nunzi distribuita da Repubblica e L’Espresso. Nel corso degli anni, Francesco Schina ha partecipato a molti eventi programmati in teatri, jazz club e festival come solista in diverse formazioni e come guest in varie orchestre, suonando con musicisti di vaglia, quali Fabrizio Bosso, Max Ionata, Eric Reed, Michele Papadia, Adam Pache, Amedeo Ariano. Molti di questi artisti restano ancora per lui un punto di riferimento insieme a Scott Hamilton, Rosario Giuliani e Stefano Di Battista.

Analizzando l’album nel dettaglio si percepisce innanzitutto il timbro preciso e calibrato di Schina ed all’uopo un discreta potenza di fuoco che il suo tenore riesce ad emettere; ottimo il lavoro di supporto della sezione ritmica costituita da Andrea Pellegrini, pianista di valore e di esperienza, il quale arricchisce costantemente con le sue progressioni armoniche i movimenti melodici ed improvvisativi del band-leader; Bernardo Sacconi al contrabbasso e Piero Borri alla batteria garantiscono un andamento ritmico preciso ed impeccabile, facendo da spinta e da guida allo sviluppo melodico-armonico della combo.

Come già accennato, l’album si sostanzia in dieci strutture compositive “fissate su carta”, non rigide e chiuse, ma aperte ad una diversa impostazione e soprattutto all’improvvisazione in un contesto live; tutto ciò nasce dalla ricchezza di soluzione melodiche, dalla sapienza degli arrangiamenti e dall’ottima distribuzione delle partiture. In ognuna delle tracce gli assoli di sax sono sempre accattivanti ed il gioco melodico non sfugge mai al controllo, deviando per vie traverse; sopratutto gli scambi con il pianoforte sono propedeutici allo sviluppo regolare del tema, mentre dalle retrovie basso e batteria forniscono un’equilibrata energia propulsiva. Registrato in presa diretta al Poderino Reconding Studio, l’8 ed il 9 marzo 2019, in un’unica sessione continua day by day, senza operazioni di ritocco, editing e sovraincisioni (al contrario, oggi si lavora molto in post-produzione, falsificando spesso le carte); per questo ed altri motivi l’album emana il fascino delle “vecchie” registrazioni dell’epopea bop, pur avendo uno sviluppo ed un andamento più evoluto e moderno); le tracce hanno una durata media di 4 minuti e rivelano la forte creatività di Schina in veste di arrangiatore, ma anche le peculiarità dell’opera prima, in cui talvolta si eccede nel voler raccontare, nel ristretto spazio di un disco, tutte le esperienze messe a punto negli anni ed i frutti dei tanti vissuti precedenti. I brani si legano l’uno all’altro come tante tessere di un mosaico, disegnando brevi affreschi sonori, fatti di stati d’animo ed emozionali differenti. Il posizionamento nella tracking-list dei vari pezzi è perfettamente razionale e funzionale, creando una piacevole alternanza di momenti e situazioni sonore appaganti e mai scontate. La sensazione finale è quella di aver ascoltato un unico progetto e fatto un solo viaggio musicale, ma senza aver sentito un brano identico o simile ad un altro. Dettaglio non trascurabile.

Francesco Schina

“L’iniziale “A-Team”, basata su una melodia accattivante espressa attraverso un un ripetuto innesto di frasi brevi ed a volte rotolanti che trasportano la mente ed il corpo verso territori lontani, costituisce subito un gancio irresistibile ed un invito a procedere nell’ascolto. Una volta sentita la melodia invaderà la vostra mente per non andare più via; a seguire “Black Side”, un ruggito innervato di funk, dal passo up-tempo srotolato idealmente sull’asfalto bollente di una grande metropoli; a questo punto gli animi si placano con “Sad Thoughts”, mentre scintille di emozioni volano nell’aria rarefatta dal pathos del sax che scava nella profondità dei sentimenti umani, mentre il piano ricama ed intreccia i fili producendo una fine tessitura armonica; non c’è troppo tempo per i “pensieri tristi”, perché di soppiatto arriva la splendida “Cuban Blues”, l’elemento percussivo cambia passo, aggiungendo elementi esotici su un cadenzato blues scandito dal pianoforte, mentre il sax volteggia flessuoso; “Sweet Moments With My Love” ha un andamento sinuoso, imperniato su una melodia arabescata che penetra subito nelle meningi; “First Steps”, la title-track, certamente uno dei momenti più riusciti dell’album, è un intrigante mid-range, insanguato di soul con un ottimo crescendo ritmico ed un cambio di passo a più riprese; “Blues For Sisters” è un blues moderno, dall’humus cinematografico, dall’incedere morbido e cadenzato, caratterizzato da un eccellente scambio tra basso e pianoforte, dove quest’ultimo sembra guidare l’andamento progressivo del sassofono: “Reaction” è un piacevole risveglio, con un inizio caratterizzato da alcuni riffs veloci di sax, che fanno pensare ad una tromba che annuncia l’arrivo del nuovo giorno, una sorta di svegliatevi, perché il bello deve ancora arrivare; in effetti il brano si dipana con una ricchezza si sonorità avvolgenti; “Sunset” è una love-song perforante con dispenser incorporato di brividi, che espone la tempra e la vaglia di Schina. I grandi sassofonisti si valutano soprattutto per come affrontano l’idioma jazz nelle ballate. Per il finale in pompa magna arriva “Rhythm In Six” con un andamento ritmico davvero inusuale, dove la progressione è imperniata su un gioco percussivo assai mutevole, tanto da spingere il sax verso una girandola di tempi e modi cangianti.

“First Steps” di Francesco Schina, è un’opera prima, come ce ne sono poche in giro: niente avanguardie e festival dell’insolito, elucubrazioni mentali o sperimentazioni strane, ma solo un concentrato di storia del jazz passato e presente. Ottimo il posizionamento degli strumenti e la qualità finale del suono, assai rara, soprattutto in certi CD di recente conio. Consigliatissimo.

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