Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

AFRICA/CAMERUN – Speranza dal dialogo nazionale per mettere fine alla crisi secessionista nelle aree anglofone

Yaoundé – “Tutti hanno potuto esprimere il proprio punto di vista e ognuno torna a casa con un risultato” ha affermato Sua Eminenza il Cardinale Christian Wiyghan Tumi Arcivescovo emerito di Douala, al termine del gran dibattito nazionale che si è tenuta in Camerun dal 30 settembre al 4 ottobre, per cercare di risolvere la crisi nelle due regioni anglofone del Paese . Sua Ecc. Mons. Abraham Boualo Kome. Vescovo di Bafang e Presidente della Conferenza Episcopale del Camerun ha affermato di “aver partecipato alle sessioni di lavoro ed ho notato la libertà di discussione nelle diverse commissioni. Un dialogo basato sulla verità è destinato a portare buoni frutti”.
Dal 2016 le due regioni, nel nord-ovest e nel sud-ovest, sono in preda ad una crisi secessionista nata dalla richiesta delle popolazioni locali anglofone di potere utilizzare la lingua inglese al posto di quella francese a scuola e nei tribunali. Una guerra che ha già provocato la morte di 2.000 persone, ha costretto alla fuga oltre 500.000 abitanti delle due regioni mentre oltre 600.000 bambini non sono potuti andare a scuola.
Per facilitare il dialogo il Presidente Paul Biya ha ordinato il rilascio di 333 separatisti e di alcuni oppositori politici, tra cui Maurice Kamto, che era arrivato secondo nelle elezioni presidenziali del 2018.
Dopo quattro giorni di dibattito, si è pervenuti ad una proposta per la concessione di uno “status speciale” per le due regioni di lingua inglese, i cui contorni però sono ancora vaghi.
Al dialogo hanno partecipato alcuni esponenti della società civile ma non i leader dei gruppi armati separatisti. Sul terreno la situazione rimane comunque difficile, come dimostrato dal ripetersi di rapimenti di civili a scopo di estorsione da parte dei separatisti,
Tra i rapiti c’è pure don Augustine Nkwain, Segretario per l’educazione cattolica dell’Arcidiocesi di Bamenda, che è stato trattenuto per 24 ore per essere poi liberato il 4 ottobre.

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