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ASIA/TERRA SANTA – Istituzioni italiane in prima linea nella seconda fase dei lavori di restauro del Santo Sepolcro

Gerusalemme – La seconda fase dei lavori di restauro e salvaguardia della Basilica del Santo Sepolcro entra nella fase preparatoria, e viene confermato il ruolo pivotale che verrà affidato a qualificati organismi e istituzioni italiane nella delicata opera di riqualificazione strutturale del luogo di culto caro a tutti i cristiani del mondo. Nella giornata di martedì 8 ottobre, nella sede della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme, ha avuto luogo la firma di un accordo quadro tra Custodia francescana di Terra Santa e la Fondazione Centro per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale” di Torino per avviare il processo che porterà nei prossimi anni a porre in atto interventi volti a consolidare le fondazioni dell’Edicola e del pavimento della Basilica. Il provetto verrà condotto in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università “La Sapienza” di Roma.
Alle due istituzioni Accademiche – riferiscono i media ufficiali della Custodia di Terra Santa – sarà affidato il compito di svolgere uno studio di approfondimento sullo stato attuale, anche sotto l’aspetto storico – archeologico, e di preparare il progetto esecutivo degli interventi di restauro necessari.
La firma si colloca nel quadro dell’accordo firmato tra le tre maggiori realtà ecclesiali che condividono la custodia del Santo Sepolcro e il mantenimento dello “Status Quo” all’interno del luogo santo: il Patriarcato Greco-Ortodosso di Gerusalemme, il Patriarcato armeno apostolico di Gerusalemme e la stessa Custodia di Terra Santa. Le tre realtà ecclesiali si faranno anche carico della raccolta di fondi necessari a finanziare l’impegnativa opera di restauro.
Nel marao 2017, come riferito dall’Agenzia Fides , l’allarme sul rischio di un possibile crollo della Basilica del Santo Sepolcro era stato lanciato dal team di archeologi e esperti che a quel tempo avevano appena terminato con successo il restauro dell’Edicola, la struttura che, all’interno del Santuario, racchiude i resti di una grotta venerata almeno dal IV secolo dopo Cristo come la tomba di Gesù. L’intero complesso del Santo Sepolcro – aveva dichiarato allora al National Geographic l’archeologa greca Antonia Moropoulou, docente alla National Technical University di Atene e coordinatore scientifico del progetto di restauro allora appena concluso – appare minacciato dal riscuio di un “un significativo cedimento strutturale”. E se l’eventualità dovesse realizzarsi – aveva aggiunto già allora l’archeologa greca “non si tratterebbe di un processo lento, ma catastrofico”.Le allarmanti ipotesi erano emerse proprio durante gli studi e i sondaggi condotti sul Santo Sepolcro dalla squadra di esperti incaricata del restauro dell’Edicola. Le ricerche compiute da quell’equipe, e riferite da National Geographic, avevano messo in luce che l’intero complesso, la cui ultima risistemazione risale al XIX secolo, sembra essere in gran parte costruito su una base instabile di resti malfermi di strutture precedenti, con un sottosuolo attraversato da gallerie e canali.
Il santuario fatto costruire dall’Imperatore Costantino, eretto sui resti di un precedente tempio romano intorno a quella che veniva venerata come la tomba di Gesù, era stato parzialmente distrutto dagli invasori persiani nel VII secolo, e poi dai Fatimidi nel 1009. La chiesa fu ricostruita alla metà dell’XI secolo.
I dettagli tecnici del dossier, raccolti negli ultimi anni grazie all’uso di georadar e telecamere robotizzate, hanno messo in evidenza una situazione allarmante riguardo alla stabilità del luogo santo, visitato ogni anno da milioni di pellegrini e turisti: molti dei pilastri da 22 tonnellate che reggono la cupola risultano essere poggiati su un metro e venti di macerie non consolidate.

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