Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

“I Thàlassa Mas” di Alberto La Neve e Francesco Mascio sulla rotta del vento in mare di infinite suggestioni sonore.

di Francesco Cataldo Verrina

Il Mediterraneo è la culla di mondi sonori arcani e misteriosi, dove le onde trasportano echi di tradizioni millenarie, apparentemente dissimili, ma saldamente collegate tra loro. Il sassofonista Alberto La Neve e il chitarrista Francesco Mascio, con “I Thàlassa Mas” (in greco Mare Nostro) hanno dipinto un’immagine sonora del Mediterraneo, sinonimo di casa, di appartenenza, un inconscio collettivo, uno scambio continuo fra elementi diversi che si fondono in un ammaliante melting-pot musicale.

Gli intrecci e gli scambi tra due musicisti non convenzionali, abituati a procedere in obliquo sui sentieri della musica, raccontano dell’inquietudine di un universo fatto di uomini e miti, diviso tra modernità e tradizione, tracciando uno stato d’animo e di coscienza fissato su quel labile confine labile tra un dentro e un fuori, tra una casa ideale e la diversità di un altrove esterno che spaventa e seduce, ma che soprattutto si placa attraverso una perfetta diafonia sonora, un crocevia tra le melodie del Sud del mondo e le armonie tipiche dell’etno-jazz.

L’album, disponibile in CD e sulle varie piattaforme digitali, prodotto dall’etichetta indipendente Manitù Records e dalla ConcertOne Edizioni, si apre con “Bent El Rhia”, in italiano “Figlia del vento” una melodia arabescata, un carezzevole nenia crepuscolare esaltata da una vibrante chitarra acustica e da un insinuante sax soprano; “I Thàlassa Mas”, la title-track, uno dei due brani firmati da Alberto La Neve, risveglia l’anima jazz del sassofonista, attraverso un passo modale ed angolare più marcato, aprendo una finestra sul Mediterraneo per scrutare verso un orizzonte infinito; “ Cano” getta un ponte in direzione del “continente nero”, in particolare quelle sonorità berbere che si affacciano sul Mare Nostrum, splendida la partecipazione di Jali Babou Saho con un canto flessuoso che apre le porte dell’Oriente accompagnato dalla Kora, strumento tradizionale, diffuso in buona parte dell’Africa occidentale; “Soul in September” è un altro affresco sonoro che scava nel profondo dell’anima con giochi di note che zampillano sulle placide acque di un mare rilassato e sornione; “Sognando un’altra riva” mette in risalto la voce di Esharif Ali Mhagag con variazioni scalari di chitarra, che procedono in maniera saltellante, quasi a descrivere un danza, al tramonto, nei pressi di un bivacco, mentre l’arrivo del sax disegna nel cielo la luna e le stelle; “Vento dell’Est”, punta la bussola verso i Balcani; “Holy Woods”, basato su sottili contrasti di chitarra e sax, riporta la nave in acque territoriali più tranquille; “Neglia I Luna” è un inno calabrese alla Luna, magnificato dalla voce di Fabiana Dota, che ammalia con un perforante lirismo; “Portrait D’Italie” è una raffinata ode sonora all’Italia, avvolta un melodica spirale creata dal soprano e punteggiata da un delicato schitarrìo.

Registrato al Nutone Lab Studio di Roma nel maggio del 2019, “I Thàlassa Mas” di Alberto La Neve e Francesco Mascio è l’essenza sonora di un Mediterraneo svelato, la perfetta colonna sonora di un film ideale, dove aleggiano personaggi oscuri, salvifici, pericolosi, presenze ineffabili in grado di attrarre flotte di girovaghi, pirati, tesori inabissatisi, eremiti superstiti e dimenticati. Un arabesco di storie, una mappa alla ricerca “geosofica” del senso, che misura la terra ed il mare col canto, mischiando le carte nautiche della musica e tracciando i confini con i colori delle spezie sonore, usando l’arma dei ricordi e delle suggestioni per congiungersi con un “altro generalizzato” in un ecumenico afflato di note, solo perché abita sull’altra sponda di questo “nostro”mare. Le parole del Poeta Fernando Pessoa ne potrebbero descrivere il significato con estrema semplicità: “Al di là del porto c’è solo l’ampio mare…Mare eterno assorto nel suo mormorare…

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