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VATICANO – Il Papa apre il Sinodo per l’Amazzonia: “non si spenga il fuoco della missione”

Città del Vaticano – “Ravvivare il dono nel fuoco dello Spirito è il contrario di lasciar andare avanti le cose senza far nulla. Ed essere fedeli alla novità dello Spirito è una grazia che dobbiamo chiedere nella preghiera. Egli, che fa nuove tutte le cose, ci doni la sua prudenza audace; ispiri il nostro Sinodo a rinnovare i cammini per la Chiesa in Amazzonia, perché non si spenga il fuoco della missione”. Il vibrante appello di Papa Francesco è risuonato nella Basilica Vaticana ieri mattina, domenica 6 ottobre, durante la messa che ha presieduto per l’inaugurazione dell’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi sul tema “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale”. Con il Santo Padre hanno conceleberato 184 Padri sinodali, dei quali 113 provenienti dalle diverse circoscrizioni ecclesiastiche panamazzoniche, in rappresentanza dei nove stati della Regione .
Il Santo Padre ha preso spunto dalle parole dell’Apostolo Paolo, “il più grande missionario della storia della Chiesa”, il quale ci aiuta a “fare Sinodo”, a “camminare insieme”: “quello che scrive a Timoteo sembra rivolto a noi, Pastori al servizio del Popolo di Dio”. Quindi ha proseguito: “Siamo Vescovi perché abbiamo ricevuto un dono di Dio. Non abbiamo firmato un accordo, non abbiamo ricevuto un contratto di lavoro in mano, ma mani sul capo, per essere a nostra volta mani alzate che intercedono presso il Signore e mani protese verso i fratelli. Abbiamo ricevuto un dono per essere doni. Un dono non si compra, non si scambia, e non si vende: si riceve e si regala. Se ce ne appropriamo, se mettiamo noi al centro e non lasciamo al centro il dono, da Pastori diventiamo funzionari: facciamo del dono una funzione e sparisce la gratuità, e così finiamo per servire noi stessi e servirci della Chiesa. La nostra vita, invece, per il dono ricevuto, è per servire.”
Quindi ha ricordato che per essere fedeli alla missione ricevuta, i Vescovi sono chiamati a “ravvivare” il dono di Dio: “Il fuoco che ravviva il dono è lo Spirito Santo, datore dei doni”. Il fuoco di Dio “è fuoco d’amore che illumina, riscalda e dà vita, non fuoco che divampa e divora. Quando senza amore e senza rispetto si divorano popoli e culture, non è il fuoco di Dio, ma del mondo… Il fuoco di Dio è calore che attira e raccoglie in unità. Si alimenta con la condivisione, non coi guadagni. Il fuoco divoratore, invece, divampa quando si vogliono portare avanti solo le proprie idee, fare il proprio gruppo, bruciare le diversità per omologare tutti e tutto”.
Ispirandosi ancora alle parole di San Paolo, il Papa ha messo l’accento sulla testimonianza: l’Apostolo “chiede di testimoniare il Vangelo, di soffrire per il Vangelo, in una parola di vivere per il Vangelo. L’annuncio del Vangelo è il criterio principe per la vita della Chiesa: è la sua missione, la sua identità… Annunciare il Vangelo è vivere l’offerta, è testimoniare fino in fondo, è farsi tutto per tutti, è amare fino al martirio”.
Papa Francesco ha concluso l’omelia invitando a guardare Gesù Crocifisso, “al suo cuore squarciato per noi. Iniziamo da lì, perché da lì è scaturito il dono che ci ha generato; da lì è stato effuso lo Spirito che rinnova. Da lì sentiamoci chiamati, tutti e ciascuno, a dare la vita”. Quindi ha ricordato che “tanti fratelli e sorelle in Amazzonia portano croci pesanti e attendono la consolazione liberante del Vangelo, la carezza d’amore della Chiesa. Tanti fratelli e sorelle in Amazzonia hanno speso la loro vita…” e ha esortato: “Per loro, per questi che stanno dando la vita adesso, per quelli che hanno speso la propria vita, con loro, camminiamo insieme”.

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