Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

AMERICA/BOLIVIA – Non si arresta l’impegno della Chiesa per la riconciliazione

Sucre – La Chiesa cattolica in Bolivia continua nel suo impegno di pacificare il paese: dopo la presentazione dei punti dell’accordo raggiunto tra rappresentanti della Conferenza Episcopale Boliviana, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea al termine del dialogo svoltosi nelle ultime settimane , diverse diocesi hanno organizzato incontri o celebrazioni per incentivare l’unione fra la popolazione.
L’Arcidiocesi di Sucre ha celebrato una messa martedì mattina, 26 novembre, con la presenza di numerose istituzioni e gruppi sociali. Forse è stata una delle prime volte in cui si sono trovati insieme, nella cattedrale metropolitana di Sucre, organizzazioni contadine, centri educativi e gruppi parrocchiali per pregare insieme per la pace e l’unione della Bolivia.
Dietro invito della Conferenza Episcopale, che aveva proposto “il dialogo è il modo appropriato per superare le differenze tra boliviani”, tante comunità cristiane hanno celebrato la festa di Cristo Re domenica scorsa con questi sentimenti. Anche le parole di Papa Francesco sulla Bolivia, al suo rientro dal viaggio in Asia, hanno ulteriormente motivato l’impegno delle comunità cattoliche: “Ci sono governi deboli, molto deboli, che non sono riusciti a portare ordine e pace …”
Sebbene la Chiesa cattolica, come riferisce la stampa nazionale, non abbia partecipato direttamente a “Far tornare la Bibbia nel Palazzo di governo” , essa è comunque presente nella vita sociale quotidiana dei boliviani. In Bolivia i cattolici sono circa il 76% per cento della popolazione, secondo pubblicazioni sulla religione in Bolivia. Per il 4 per cento di loro il cattolicesimo convive con la visione del mondo dei popoli originali – panteistica e olistica – dando origine al sincretismo. Gli aderenti alle chiese evangeliche, pentecostali e protestanti, costituiscono circa il 17,6% della popolazione boliviana, mentre quelli che si dichiarano non religiosi sono solo il 2%. La presenza dei cattolici ha segnato molto l’attività delle Istituzioni di carattere etico, sociale e dei diritti umani.
Dal punto di vista geopolitico, i primi accordi per negoziare il futuro pacifico della Bolivia sono riusciti non solo perché in Bolivia esiste un vuoto Istituzionale, ma perché il popolo boliviano ha fiducia in coloro che si sono messi allo stesso livello di vita e sofferenza della gente comune, come vescovi, sacerdoti e religiosi.
Una delle testimonianze arrivate ai social network di Fides è su questa linea: “Solo adesso, dopo tanta violenza, ho visto mettersi in ginocchio insieme militari e giovani studenti.” Oppure durante gli scontri: “Forse è la prima volta che il popolo ha difeso i militari dalla folla inferocita, e li ha nascosti nelle case”. “Preghiamo insieme perché, alla fine – dice un contadino – siamo fratelli boliviani”.

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