Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

ASIA/PAKISTAN – Paul Bhatti: speranza e impegno perchè Shahbaz Bhatti sia dichiarato “martire”

Islamabad – “Nella diocesi di Islamabad si torna a prendere in considerazione il processo canonico per dichiarare il martirio di Shahbaz Bhatti. Già alcuni anni fa, con il Vescovo Rufin Anthony, si era iniziata la raccolta delle testimonianze per poter aprire la fase diocesana della causa. Poi la morte prematura del Vescovo ha causato un fisiologico tempo di attesa. Ora, con il nuovo Vescovo Joseph Arshad, si riprenderà la raccolta delle testimonianze. In Pakistan i fedeli desiderano e sperano con tutto il cuore che Shahbaz Bhatti possa essere ben presto riconosciuto dalla Chiesa come martire per la fede”. Lo dichiara all’Agenzia Fides Paul Bhatti, fratello del ministro cattolico ucciso da mano terrorista a Islamabad il 2 marzo del 2011. Paul Bhatti, dopo aver raccolto l’eredità di Shahbaz e aver servito il suo paese come Ministro dell’Armonia, è tuttora presidente del movimento “All Pakistan Minorities Alliance”, fondato da suo fratello, e guida la “Fondazione Shahbaz”, creata proprio per continuare oggi nel mondo l’opera dell’ex ministro ucciso.
“Ho registrato nella diocesi la disponibilità massima per continuare l’opera di raccolta delle testimonianze in favore di Shahbaz. Ora si dovrà costituire un apposito comitato, per raccoglie e ordinare tutto il materiale: cristiani e non cristiani raccontano la sua dedizione, il suo impegno apostolico, la sua fede profonda, la sua carità, la forza che aveva, dono della grazia di Dio, nell’infondere speranza al prossimo”.
Riferisce Paul: “Molti ricordano di aver implorato Shahbaz di andare all’estero e mettersi in salvo, mentre era minacciato: ma mio fratello non ha mai voluto abbandonare il suo popolo, soprattutto i più indifesi e vulnerabili. Non aveva ambizioni personali ma solo un profondo desiderio di bene, che veniva costantemente alimentato e sostenuto dalla preghiera e da un radicato rapporto con Dio, da cui sgorgava il suo amore verso il prossimo, senza alcuna distinzione. Shabaz è stato un seme di pace, di dialogo, di riconciliazione per il Pakistan. E’ stato un autentico testimone della fede che Dio ha voluto donare alla nostra terra. La nostra speranza e il nostro impegno prosegue: ce la metteremo tutta per contribuire al processo che, se Dio vorrà, potrà portare la Chiesa universale a riconoscere il martirio di Shahbaz”.

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