Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

ASIA/IRAQ – Patriarcato caldeo: Natale sobrio e senza feste, per rispetto delle vittime

Baghdad – Niente alberi di Natale nelle chiese e sui sagrati, niente concerti e ricevimenti ufficiali: sarà un Natale sobrio e senza momenti conviviali pubblici quello celebrato dalla Chiesa caldea nell’Iraq scosso da proteste e scontri di piazza che hanno provocato finora centinaia di morti in tutto il Paese, e continuano anche dopo le dimissioni del Premier Adel Abdel Mahdi. Lo chiede il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, come segno di vicinanza alle famiglie dei morti e dei feriti che si contano sia tra i dimostranti che tra le forze di sicurezza. In particolare, sono cancellati i tradizionali ricevimenti che vedono autorità politiche e religiose recarsi presso la sede del Patriarcato per lo scambio di auguri con il Patriarca e i suoi collaboratori. Presso la sede del Patriarcato si svolgeranno solo momenti di preghiera e intercessione per le anime delle vittime e per invocare il ritorno della Pace nell’intero Paese. Il Patriarca Sako – riferiscono le fonti del Patriarcato caldeo – invita a trasformare le risorse risparmiate per il mancato allestimento di festoni e addobbi natalizi in altrettante donazioni a favore di orfanotrofi e ospedali.
Nei giorni scorsi, in un testo diffuso anch’esso dal patriarcato caldeo, il Patriarca Sako aveva abbozzato anche un tentativo di “interpretazione teologica” delle manifestazioni di protesta che scuotono alcuni Paesi del Medio Oriente, introducendolo con un richiamo storico alle Teologie della liberazione latinoamericane: “la Teologia della liberazione” si legge nel testo firmato dal Patriarca e Cardinale Raphael Louis Sako “è nata dal dolore e dall’angoscia dei Paesi dell’America Latina, a causa della corruzione politica, amministrativa e finanziaria presente nella maggior parte di quei Paesi”. In maniera analoga – prosegue la comparazione del Patriarca – a muovere le manifestazioni in atto da quasi due mesi in Iraq e Libano, che vedono coinvolti soprattutto giovani di entrambi i sessi, l’attaccamento alla Patria, il desiderio di veder garantiti “legittimi diritti umani” e di porre fine alle derive del settarismo, dell’esclusione sociale e della corruzione “che dominano il Paese dal 2003 . .

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