Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

ASIA/ISRAELE – Proseguono le iniziative per rivitalizzare la lingua e l’identità aramaica

Gerusalemme – Proseguono iniziative e mobilitazioni sostenute da entità culturali israeliane che puntano al rilancio della lingua e dell’identità aramaica. Domenica 1° dicembre, esponenti e studiosi appartenenti a comunità cristiane assire e siriache sparse per il mondo sono convenuti a Gerusalemme per prendere parte a un Convegno organizzato dal Comitato per il revival della Lingua aramaica e dal Movimento Tikkun, impegnato nella promozione della cultura israeliana, che ha abbracciato anche la causa del rilancio dell’aramaico, lingua antica parlata in tutto il Medio Oriente. Al convegno hanno portato la loro testimonianza anche Juliana Taimoorazy di Chicago e Hermis Shaheen da Sydney, che hanno animato un confronto sul significato della lingua aramaica per il popolo ebraico e per il popolo assiro.
L’antica lingua aramaica parlata anche da Gesù, adesso è utilizzata correntemente solo in alcuni villaggi della Siria, come Maalula, e da coloro che studiano il Talmud, che è scritto in pseudo-aramaico.
Alla conferenza hanno partecipato anche Amir Halul, rappresentante di quella che viene definita sui media israeliani “comunità aramea cristiana in Israele”, che ha letto diversi versetti di Salmi nella loro traduzione aramaica.
Nel settembre 2014, il Ministero degli Interni israeliano decise riconoscere l’identità aramea come identità distinta, da aggiungere all’elenco di identità nazionali presenti nel Paese, e di consentire l’aggiunta della qualificazione “arameo” a quella di “cristiano”, per sostituire il termine “arabo” nelle carte di identità dei cristiani palestinesi cittadini d’Israele. Tale disposizione ministeriale venne indicata dal Consiglio dei Vescovi cattolici di Terra Santa come “un tentativo di separare i cristiani palestinesi dagli altri palestinesi”. In un documento emesso dalla Commissione Giustizia e Pace del Consiglio dei Vescovi cattolici furono respinte come pretestuose e ideologiche le motivazioni delle misure prese in tale direzione dal governo d’Israele. Allora, la decisione era stata presa esplicitamente per permettere a 200 famiglie cristiane di identificarsi come appartenenti all’antica nazionalità, e così registrarsi come “aramei” piuttosto che come arabi nei documenti di identità. Secondo statistiche elaborate dal Ministero dell’Interno israeliano e citate da Yehonatan Valtser su jewishpress.com, sarebbero circa 115.mila, gli arabi cristiani residenti in Israele che hanno il diritto di sostituire la propria qualificazione nazionale araba con quella aramaica nei loro documenti d’identità.

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