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BeHonest certifica le campagne di Save the Planet

Nel precedente articolo abbiamo posto l’attenzione sulla campagna #iorestoacasa per aiutare la Protezione Civile. Il ricavato servirà ad acquistare nuovi respiratori per gli ospedali italiani a rischio collasso per l’emergenza COVID-19. Questa nostra iniziativa è garantita da BeHonest, un ente terzo di certificazione (volontario e non a pagamento) per assicurare la corretta comunicazione sulla campagna e la destinazione esatta dei fondi. Questo perché data l’emergenza sono molte le persone che rispondono agli appelli di donare, ma è necessario anche sapersi destreggiare nella giungla di appelli.

In questo articolo vi facciamo scoprire chi sono e cosa fanno a BeHonest, parte terza nella raccolta dei fondi che mette il focus non solo sulla trasparenza, ma anche veridicità della comunicazione del Terzo Settore. Daniele Narduzzi, il fondatore, ci ha raccontato la loro preziosa attività.

BeHonest è una società benefit che certifica, valorizza e promuove gli Enti Non Profit e le imprese sociali attraverso un metodo di verifica innovativo e unico nel contesto italiano per livello di standard utilizzati. 

Siete nati dopo il terremoto del 2016 in Centro Italia, quando ci fu un’incredibile raccolta di fondi, ma anche casi di mala gestione dei soldi raccolti. A quel punto le è venuto in mente di sperimentare un metodo di controllo. 

Esatto, l’idea nasce a seguito degli scandali del non profit in merito alla gestione dei fondi destinati alla ricostruzione nelle zone colpite dal terremoto. Per fornire adeguata risposta a queste problematiche, abbiamo avviato uno studio per comprendere come valorizzare al meglio il settore del non profit. Poi il progetto prende forma anche grazie a Speed Me Up, l’incubatore di Università Bocconi, Camera di Commercio e Comune di Milano. In seguito ci siamo trasferiti a SocialFare, primo acceleratore italiano riconosciuto specializzato nel sociale e inizia una collaborazione con l’Università di Torino. 

La comunicazione è fondamentale nel Terzo Settore. A metà tra pubblico e privato, ha una difficoltà nella trasmissione dei risultati del suo operato e questo ha permesso spesso a chi fa un bel racconto di essere premiato rispetto ai fatti. 

Ecco, noi andiamo a vedere se dietro al racconto c’è una veridicità. Non basta pubblicare dati se è difficile leggerli e interpretarli. Il risultato è che i donatori non sono informati e non vi è reale comunicazione. Ad esempio che informazione ha avuto il donatore? Chi è l’intestatario dell’IBAN dove sono arrivati i soldi? Insomma, vogliamo fare chiarezza nel “mondo del sociale”.

Al proposito, avete invitato la nota piattaforma GoFund a migliorare un aspetto di comunicazione non di poco conto, ovvero le commissioni che si trattengono sulla donazione.  

a necessario a nostro avviso, considerato che stiamo parlando di una piattaforma molto usata tramite la quale hanno invitato a donare personaggi famosi dello spettacolo e dello sport. Abbiamo segnalato che quando si inserisce l’importo è proposta di default una trattenuta del 10% e il donatore nel fare la procedura on line può non accorgersene. Quindi deve selezionare dal menù l’opzione 0% per avere destinato il totale alla finalità della raccolta. Data la circostanza di grave emergenza, benché GoFund sia trasparente sui propri costi di gestione, riteniamo non sia funzionale. 

Infine, non solo trasparenza, ma anche “accountability”, cioè accertamento della veridicità. Per questo BeHonest, oltre a verificare, mette a disposizione di verifica le sue procedure. Un bel metodo in un settore importantissimo in Italia, dove non ci si può permettere crisi di fiducia.   

Intervista di Francesco Sani

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