Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

Intervista all’attore Andrea Carabelli: il teatro, l’uomo e la bellezza della Natura.

Il Ventuno

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Andrea Maria Carabelli, milanese classe 1976, è uno dei più brillanti attori di teatro italiani. Laureato in Lettere e cultore della materia di Drammaturgia, si è formato come attore corporeo seguendo  la Scuola di Arti Circensi e teatrali  diretta da Carlo Rossi, allievo del clown ceko Bolek Polivka. Come attore vocale si è formato nella Compagnia Lombardi-Tiezzi di Firenze e proprio qui, tra il 2004 e il 2005, è stato lector ufficiale per la lettura di passi del Paradiso e dell’Inferno di Dante nel Battistero del Duomo. In seguito, insieme al regista e collega Giorgio Sciumè, ha fondato la compagnia teatrale Studi imperfetti con la quale ha messo in scena numerosi spettacoli. 

Tra i lavori più recenti citiamo: Processo e morte di Stalin di Eugenio Corti, diretto e recitato con Franco Branciaroli nel 2011; Ritorneranno, attore protagonista e regia nello spettacolo del 2014 che racconta la ricostruzione storica della gloriosa e tragica ritirata degli Alpini in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale; Leonardo e l’acqua, una lezione teatrale brillante che approfondisce l’avventura scientifica e artistica di Leonardo da Vinci attorno al tema dell’acqua, nel 2015 in occasione di Expò Milano; Nel 2017 ricordiamo Aspettando Walter Chiari, omaggio al grande attore comico attraverso il racconto della sua vita e Dentro Caravaggio, una performance artistica in occasione della mostra a Palazzo Reale a Milano.

In televisione ricordiamo la sua partecipazione nel 2012 come personaggio recitante non protagonista alla sitcom Life Bites sul canale Disney Channel e più recentemente alla serie tv Non uccidere 2 su RAI 2. In questi giorni di isolamento per l’emergenza sanitaria ha regalato un video per Save The Planet dedicato alle “farfalle in quarantena”, simbolo della bellezza che potrà salvare il mondo. È stata l’occasione per intervistarlo. 

Andrea per prima cosa, partendo dal video che ci hai donato, vorrei chiederti qual è il tuo approccio al tema del rispetto per la Natura?

Guarda io vorrei ribaltare il concetto, ovvero cosa secondo me non dovrebbe essere il rapporto con la Natura. Un certo ambientalismo ha guardato a lei come alternativa all’uomo con un approccio antiprogressista. Io credo ci sia la possibilità di guardare alla Natura senza questo retropensiero di scelta tra l’uno e l’altro, cioè in questo rapporto noi uomini abbiamo solo da guadagnarci. Così nel mio video faccio il paragone delle farfalle come simbolo del bello. Tutto quello che è bello fa bene all’umanità, dall’altra parte questa ultimamente si è persa diventando solo produzione e consumo, distruggendo il suo habitat fonte di bellezza. 

…Anche perché noi rischiamo di perderla questa bellezza portando la Terra ad un punto di non ritorno.

Assolutamente, e il presente è un punto per avere più responsabilità. Le conseguenze catastrofiche saranno solo l’ultimo atto di una conseguenza iniziale che è la perdita della nostra umanità. In questo momento ho trovato ideale andarmi a rileggere la raccolta di scritti del drammaturgo Václav Havel, durante la sua prigionia come dissidente del regime comunista cecoslovacco. Anche luihafatto un’osservazione del genere, opponendosi alla concezione della Natura come qualcosa nella disponibilità dell’uomo. Bensì questi è chiamato ad un rapporto infinito con essa: la superiorità dell’uomo può stare nella coscienza non nel fare e disfare della Natura…

Hai citato Havel, in un tuo video reciti “I consigli del dissidente”. Lui in carcere dice che l’isolamento è l’occasione per ricostruire il suo io profondo. Noi dovremmo sfruttare in qualche modo questo periodo di quarantena forzata?

La fatica di adesso è concepire questo tempo paradossalmente come un “momento di grazia” – anche perché non siamo all’ospedale – nel senso di un’occasione da sfruttare. Dentro la costrizione cosa veramente possiamo fare per andare dentro noi stessi? Spero non ci ricapiti più, ma è un incredibile  momento di riflessione e autoconsapevolezza che ci è stato dato dagli eventi. Almeno come tentativo bisogna farlo nonostante i momenti di sconforto, anche a me capita… Però se ripenso ancora ad Havel, che era detenuto ingiustamente, lui dice: “io voglio uscire da qui senza odiare nessuno!”. Eppure aveva tutta la legittimità ad odiare un sistema autoritario che lo aveva recluso ingiustamente.

Anche nell’ambientalismo è facile cadere in questo tranello.

Esatto, la mia sintonia con Save The Planet deriva dalla vostra filosofia costruttiva senza opposizione verso qualcuno. La divisione è frutto dell’ideologia, “il fanatico è colui che senza capire l’amore per la libertà ama la dottrina, ama il progetto e non le persone, pensando che il progetto sia al servizio delle persone”. In questa citazione c’è l’incredibile lezione che il futuro primo presidente della Cecoslovacchia democratica ha lasciato nei suoi scritti dal carcere. In nome dell’amore per le persone dobbiamo avere una visione profetica di apertura, un certo modo di concepire l’umanità è germogliante. Questo l’ho capito anche studiando Tadeusz Kantor, un altro grande del teatro indipendente e clandestino del Novecento.

Quali progetti futuri ti ha sabotato il Coronavirus? Che impatti avrà sul teatro l’emergenza sanitaria?

Purtroppo mi ha colpito in un momento in cui le cose stavano andando molto bene. Per il teatro di prosa stavo lavorando a Pirandello, “L’uomo, la bestia e la virtù”, che avrebbe dovuto debuttare ad aprile. Avevo anche uno spettacolo da portare nelle scuole, suggerito dai consultori sull’introduzione alla sessualità, chiamato “A come amore”. Un progetto di valenza sociale, oltre ai mie laboratori di teatro che solitamente faccio per i ragazzi. Dopodiché sono saltate tutte le repliche degli spettacoli che stavo portando in giro: quello su Walter Chiari e quello su Leonardo da Vinci. Tra l’altro avevo effettuato uno studio approfondito sul genio per Leonardo e l’acqua e mi sono reso conto quanto fosse un ambientalista a tutti gli effetti, di grande attualità peraltro. Pensa che per prevenire la peste a Milano, consigliò a Ludovico Sforza di fare le fognature per favorire lo scorrere delle acque. L’acqua è al centro di questa mia opera come elemento che congiunge l’uomo alla Natura, per chiudere il cerchio del discorso da cui siamo partiti.

Sulle prospettive, il teatro – come tutto il settore degli spettacoli – potrebbe avere gravi difficoltà in quanto forma di aggregazione… Ma per la cultura in generale il futuro non sarà florido, considerando pure che è stata per troppo tempo considerata superflua.

Intervista e articolo di Francesco Sani

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