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EUROPA/ARMENIA – Il Premier Pashinyan chiama Papa Francesco: pieno sostegno al “cessate il fuoco globale”

Il Ventuno

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Erevan – Pieno e inequivocabile sostegno «all’appello fatto dal Santo Padre per un cessate il fuoco immediato in tutti gli angoli della terra e per l’unità, mentre il mondo è esposto a una minaccia senza precedenti». È questo il messaggio chiave che il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha voluto comunicare a Papa Francesco, in una conversazione telefonica avuta con il Vescovo di Roma nella giornata di venerdì 8 maggio. A dare la notizia del colloquio telefonico con il Papa è stato lo stesso Premier armeno, attraverso il suo profilo twitter. Mezzi d’informazione armeni, come armenpress, nei loro resoconti hanno aggiunto che Pashinyan ha anche ringraziato il Pontefice per le iniziative della Chiesa cattolica volte a mitigare le conseguenze economiche devastanti della pandemia da coronavirus, a vantaggio soprattutto delle fasce più vulnerabili della popolazione. Secondo tali fonti, il Premier Pashinyan ha ribadito l’impegno dell’Armenia per una soluzione pacifica del conflitto sul Nagorno Karabakh , mentre il Papa avrebbe «riaffermato la sua posizione sulla questione del Genocidio Armeno».
Il contrasto perdurante tra Armenia e Azerbaigian sul Nagorno Karabakh è uno dei tanti “conflitti a bassa intensità” disseminati per il mondo. La questione delle tensioni etnico-politiche intorno a quella regione è riesplosa al momento della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nel Nagorno Karabakh a maggioranza armena, nel settembre 1991, il Soviet locale, utilizzando la legislazione sovietica dell’epoca, aveva dichiarato la nascita di una nuova Repubblica, dopo che l’Azerbaigian aveva deciso di fuoriuscire dall’Urss. Seguirono un referendum e le elezioni, ma nel gennaio dell’anno seguente la reazione militare azera accese il conflitto che provocò 30mila morti e si concluse con un accordo di cessate il fuoco nel 1993, da allora continuamente violato da attacchi e scaramucce di confine.
A inizio aprile del 2016 si sono registrati tra le forze azere e quelle delle autorità separatiste armene gli scontri più gravi avvenuti nella regione dalla metà degli anni Novanta. Quegli scontri hanno provocato diverse decine di morti, fino ad una tregua firmata martedì 5 aprile 2016. Nella regione è ancora tecnicamente in vigore lo stato di guerra. Le zone di confine tra il Nagorno-Karabakh e l’Azerbaigian rimangono militarizzate in un regime di “cessate il fuoco” spesso violato da entrambe le parti

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