Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

IL 13 MAGGIO del 1988 MORIVA CHET BAKER, SOAVE CANTORE DI UMANE PATURNIE

di Francesco Cataldo Verrina

Il 13 maggio 1988 Chet Baker morì precipitando da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam, probabilmente sotto l’effetto di droghe.

Chet Baker – “Baker’s Holiday”: Siamo nel 1964, Chet Baker era appena tornato dall’Europa, dopo essere stato espulso da quasi tutti i paesi, Italia compresa, per possesso di sostanze stupefacenti. Il contratto con una piccola etichetta, la Limelight lo tolse momentaneamente dai guai, dandogli un po’ ossigeno dal punto di vista economico, nonostante questo, come altri dischi di quel periodo non abbiano avuto un forte impatto sul mercato. A torto, perché “Baker’s Holiday” è un altro piccolo tesoro inesplorato ed il trombettista suona e canta in maniera molto ispirata. Merito di una nuova storia d’amore, dopo che il suo terzo matrimonio era naufragato e di un nuovo strumento, il flicorno: si vocifera che la tromba gli fosse stata rubata o che se la fosse venduta. “Baker’s Holiday” rende omaggio a Billie Holiday, attraverso suadenti assoli di tromba e canti sussurrati con il supporto da una nutrita sezione fiati: Leon Cohen, Henry Freeman, Wilford Holcombe, Seldon Powell e Alan Ross, che si muove sulla spinta di un tradizionale line-up costituito da Hank Jones pianoforte, Everett Barksdale chitarra, Richard Davis basso, Connie Kay. Il set si snoda su dieci composizioni legate a Lady Day, la maggior parte delle quali non era mai stata registrata in precedenza; solo in quattro di esse Chet Baker canta, mentre nel complesso l’album si consuma tra ballate ed eleganti vibrazioni swing. Per quanti amano il lato più romantico e cool del trombettista, questo album è pura magia, ideale in un pomeriggio piovoso o a tarda notte in solitudine, meglio se in dolce compagnia, una sorta chill-out ante-litteram, almeno nell’atmosfera.

Chet Baker – Baby Breeze”, 1965: Questo è un album di Chet Baker spesso ignorato e poco praticato dalle cronache jazz. Registrato registrato in due differenti sessioni nel novembre 1964, offre alcuni piacevolissimi aspetti della personalità musicale del trombettista, che tra l’altro si misura al flicorno con l’accompagnamento di diversi line-up di varia dimensione. “Baby Breeze” è un album multistrato, un’esperienza ricca e variegata che pone al centro del mondo un Baker in un momento alquanto creativo e versatile della sua carriera alle prese con arrangiamenti eclettici ed inconsueti rispetto al suo stile tradizionale. Tutti i brani furono registrati a New York per conto dell’etichetta Limelight. La seduta del 14 novembre presenta Baker accompagnato da Frank Srozier al sax alto e al flauto, Phil Urso al sax tenore, con il sostegno una sezione ritmica composta da Hal Galper al pianoforte, Michael Fleming al basso e Charlie Rice alla batteria nelle tracce 1, 3, 7, 6 e 9. La traccia 10 sia avvale di Kenny Burrell alla chitarra, mentre nelle tracce 11 e 14 Baker è supportato da Scott al pianoforte e Burrell alla chitarra. Nella sessione del 20 novembre Chet è sostenuto da Bob James al piano, Michael Fleming al basso e Charlie Rice alla batteria nelle tracce 8 e 14. Nelle tracce 2 e 5 sono presenti Bob Scott al piano e Kenny Burrell alla chitarra; nelle tracce 4, 13 e 15 Bob James al piano, Michael Fleming al basso e Charlie Rice alla batteria.

Pubblicato nel gennaio 1965, “Baby Breeze” fu il primo album in studio di Chet Baker dopo il lungo soggiorno in Italia durato 5 anni. Il suo rientro negli Stati Uniti lo vide foriero di un nuovo stile, un nuovo strumento, il flicorno ed un sound più duro e dinamico, soprattutto alle prese con materiale compositivo molto più avanzato, attuale e creativo, senza fare ricorso ai soliti stucchevoli standard dell’American Songs Book. L’album si fa strada attraverso alcune sofisticate e complesse composizioni di Hal Galper. La Title-Track, “Baby Breeze marcia su un piacevole tappeto blues, mentre gli assoli di Baker risultano intensi e fortemente melodici. “This Is The Thing” snocciola una melodia a presa rapida, mentre “Hot” regala alle umane genti un assolo da manuale di Frank Strozier. Ottima l’invenzione melodica di Galper in “Pamela’s Passion”, che grazie alla variazione di ritmo produce un piacevole effetto di sospensione. Il contributo compositivo di Richard Carpenter si sostanzia in due ottime tracce “Coming Down”, che a tratti ricorda “Giant Steps” di Coltrane e “Born To Be blue, dove il canto di Baker risulta più lineare ed asciutto, magnificato dal pianoforte di Bobby Scott. “Baby Breeze” è un album solido ed insolito per un Chet Baker in grande spolvero, che comincia gradualmente a svestire i panni del bel tenebroso sofferente, alzando il volume ed il tono della sua musica. Eccellente la qualità del suono.

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