Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

Erodoto Poject, quando il jazz racconta storie e regala emozioni.

di Francesco Cataldo Verrina

Nomi di luoghi incantati, di miti, e poemi eroici della tradizione classica, di storie di uomini, di incantesimi e semidei, di leggende trascritte, pozioni sonore magiche e tramandate oralmente che esercitano una forte fascinazione. Un racconto epico raschiato su una pergamena ideale attraverso una musica che riesce a creare un perfetto trait d’union tra antico e moderno, tra jazz e sonorità del Sud del mondo, tra Mediterraneo ed Oriente, culla di grandi civiltà che sembrano riecheggiare fra le note di “Mythos Methamorphosis” terzo capitolo della saga musical-poetica narrata da Erodoto Project con la complicità del Mirò String Trio. Sullo sfondo le vicende di Aci e Calatea o della Sibilla Cumana raccontate da Ovidio nelle Metamorfosi.

La mitologia ispira un percorso sonoro, fatto di melodiose ballate, sospese ed avvolgenti, dal taglio narrativo quasi cinematografico e man mano che il plot s’infittisce la tensione cresce. La musica di Erodoto Project ha dei tratti somatici e semantici unici e facilmente distinguibili, evoca e stupisce, cattura e conduce l’ascoltatore nei luoghi della memoria, della storia e del mito, attraverso sonorità contaminate che emergono da un mare di suoni. Su una solida architettura jazz s’innestano ritmi latini, echi della cultura siciliana, ambientazioni classicheggianti, profumi e note arabescate.

Alla strumentazione tipica del jazz si affiancano i classici strumenti da sezione archi, della tradizione mediterranea, del Medio Oriente e dell’antichità pastorale siciliana. Bob Salmieri ney, sax tenore e soprano e friscalettu, Alessandro de Angelis grand piano e piano Rhodes, Maurizio Perrone contrabbasso, Giampaolo Scatozza batteria, Carlo Colombo percussioni, Fabiola Gaudio violino, Lorenzo Rundo viola e Marco Simonacci violoncello. I richiami all’epica classica e alle antiche leggende Mare Nostrum, cosi come i titoli delle varie tracce, diventano un pretesto, ma anche un punto di partenza per raccontare moderne odissee ed il viaggio perpetuo di tanti Ulisse del terzo millennio alla ricerca di fama e di ventura. La musica è il mare, a volte in tempesta, sospinto da una procella di suoni come una maga che trasforma, altre volte placido e disteso su un letto di note ad indicare una ben precisa rotta verso le sirene incantatrici.

Basta l’iniziale “Meleagro” a prendere per mano il fruitore e condurlo in mondo fantastico fatto di forti suggestioni. La voce calda del sax di Bob Salmieri diventa, ripresa dall’evocativo piano di Alessandro De Angelis diventano gli interpreti e si fondono in un unico io narrante, esprimendo un jazz contemporaneo dal gusto internazionale di grossa cilindrata, ma dai tratti fortemente italici. “Aci e Galatea” si arricchisce degli archi che sopraggiungono come freschi getti d’acqua in un eden di ninfe, dove, nel mito, Aci vede trasformare il suo sangue di uomo innamorato in un fiume. “Ifi e Iante”, dove la vicenda di Ifi viene trasportata musicalmente in contesto sonoro moderno e metropolitano, attualizzando la tematica. Narra di una donna costretta in un corpo femminile, ma innamorata di un’altra donna, tanto che gli Dei le concedono di trasformarsi in uomo. “Sibilla Cumana” è una flessuosa ballata dall’aura magica, a cui gli archi conferiscono un ambientazione quasi melodrammatica. “Pasiphae” è un post-bob mid-range declinato con un voce limpida, ma con toni fortemente lirici. “Hierà” affida agli archi il compito della narrazione, che creano un dimensione misteriosa, squarciata da una luce lunare. “Dedalo”, si muove in un labirinto di suoni, dove i cambi di passo e gli umori s’infittiscono, ma sempre con un fare elegante, quasi un sottofondo all’eterno dilemma umano: il perdersi per poi ritrovarsi. Sax e piano giocano da protagonisti, con l’ottimo sostegno della retroguardia ritmica. “Danza della Luna” assume tutti contorni di un antico canto, come quello del pastore errante che vaga nella fitta selva dei propri pensieri; il doppio passo, vagamente “tanghèro” ci riporta in un clima quasi cinematografico. “Cauno e Bibli”, dove lo struggente incedere degli archi descrivono alla perfezione le lacrime di Bibli versate per divenire fonte e far fluire le paturnie degli amanti non corrisposti. Il piano ed il sax innalzano un peana agli dei. “Filitis delle Piramidi” si muove tra il berbero e l’arabesco per creare i contrafforti ad una suggestiva storia da raccontare. Sul finale “Leucosya” chiude il libro dei sogni con un vibrante intreccio che conduce in una dimensione a tratti fiabesca, a tratti divina.

“Mythos Metamorphosis” è un contenitore di undici storie ritrovate che, per rinverdirne i fasti, l’Erodoto Poject sceglie una nuova formula descrittiva ed una moderna estetica narrativa che si affida al jazz mediterraneo dagli ampi orizzonti classicheggianti. Le storie e le leggende, i nomi di luoghi e personaggi sono solo uno spunto ed un’iniziale attrattiva, ma è la musica a regalare, costantemente, emozioni.

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