Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

La street art sposa la coscienza ambientale.

“I don’t believe in global warming” , la frase provocatoria realizzata da Bansky si trova lungo il Regent’s Canal di Cambden a Londra ed è apparsa nel 2009 in occasione del fallimento della conferenza di Copenaghen sul clima.

Messaggio provocatorio, semplice e diretto, come nello stile del celebre e misterioso street artist di Bristol, ci ricorda che lo scioglimento dei ghiacciai metterà in pericolo l’esistenza di molte città e metropoli costiere.

Da allora la street art ha amplificato in maniera esponenziale “interventi” che prendevano posizione sui grandi temi dell’ambiente. L’arte di strada – nata come espressione di rivendicazioni sociali – negli ultimi anni ha nell’ecologia uno dei suoi cavalli di battaglia. Probabilmente adesso il più proposto insieme alle storiche denunce sempre attuali.

Da Milano a Madrid, da Lisbona a San Paolo del Brasile, in tutte le metropoli i grandi street artists si sono cimentati nel richiamare l’attenzione sulla necessità di tutelare il pianeta. Contro la deforestazione, l’inquinamento o il surriscaldamento globale.

Banksy è sicuramente il più noto, ma anche gli italiani NEMO e Blu si sono impegnati in opere murali che richiamano la sostenibilità del vivere urbano, in Italia come all’estero. In particolare, richiamando l’attenzione sulla cementificazione che ingoia spazi verdi o sulla qualità dell’aria che respiriamo. Particolarmente attento al tema dell’ambiente è lo spagnolo di fama mondiale Pejac che ha dedicato molti murali alla sensibilizzazione di chi guarda le sue opere.

La street art ancora una volta si conferma un’avanguardia sui problemi del presente. L’epoca in cui viviamo oggi è segnata dal rischio di un punto di non ritorno per la vita sul nostro Pianeta, ogni contributo alla riflessione è importante.

Articolo di Francesco Sani

Foto: Banksy, Global warming; Pejac, Bloody Ice

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