Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

“Reimagining Opera” di Dario Savino Doronzo e Pietro Gallo, un’alchimia sonora che trasforma un’antica forma d’arte in una materia viva ed attuale.

di Francesco Cataldo Verrina

Ascoltando questo disco si ha come la sensazione di entrare in dimensione che si sdoppia continuamente: due rette parallele che si inseguono all’infinito, si sfiorano, ma non si sovrappongono mai: da una parte l’aura cameristica del pianoforte a coda, dall’altra la fluida morbidezza del flicorno dal sapore jazzistico. La prima sensazione, sia pure estetica, la fornisce la copertina con il suo tratto minimale, dove tante linee ondulanti, affiancate, appaiono come filamenti di DNA creativo che si muovono verso un altrove indefinito, poiché è davvero difficile circoscrive i confini di una musica che appare senza tempo e fuori da ogni tempo, a prescindere dalla materia sonora trattata.

“Reimagining Opera” del trombettista Dario Savino Doronzo e del pianista Pietro Gallo non è un mero dialogo tra passato e presente, una forma di “terza via”, un tentativo di di unire classicità e modernismo, pratica assai diffusa negli ultimi lustri, ma siamo di fronte ad una ricontestualizzazione in chiave post-moderna di composizioni e di arie d’opera, dove virtuosismo e dinamismo sono in perfetto equilibrio. Non è un formale esercizio di stile e neppure una blanda riscrittura di celebri melodie operistiche o l’adattamento ad un contesto para-jazzistico contemporaneo, ma è una sorta di alchimia sonora che trasforma un’antica forma d’arte in una materia viva ed attuale, attraverso l’immaginazione o, se preferite, la re-immaginazione. L’elemento immaginifico costituisce la via maestra, attraverso cui la musica classica, l’opera, le arie, il barocco, i madrigali e il melodramma vengono trasportati in una nuova dimensione e dove il costrutto sonoro assume le sembianze della modernità, a cui fa da sfondo un jazz dalle tonalità morbide ed avvolgenti.

Fra i due musicisti pugliesi il dialogo è continuo, la sinergia è perfetta, senza mai un cedimento o un calo di tensione. Le musiche sono arricchite di nuovi colori e ravvivate da dinamiche più moderne; è un continuo attingere alla fonte del passato, ma il flusso sonoro si ravviva e si rinfresca attraverso il filtro di una moderna creatività, sviluppando un costante teletrasporto emotivo tra due mondi lontani, ma solo in apparenza. Doronzo e Gallo non sono semplici esecutori di un repertorio già scritto, ma diventano autori in tempo reale, la riscrittura avviene attraverso la fase improvvisativa con una cifra stilistica di notevole spessore: contrappunti o variazioni sull’aria, arricchite di reminiscenze o fantasie, dove la frase diventa perifrasi. Le parole di Doronzo possono agevolare la comprensione di talune scelte: “Non so come spiegarlo. Le musiche hanno scelto noi. È come se ci fossero state cucite addosso quando abbiamo ‘imbastito’ il filo conduttore del nostro progetto. Avendo come scopo la voglia di comunicare un dialogo “estremo” tra due mondi opposti, abbiamo pensato ad un cammino trasversale spazio-temporale. Innanzitutto, come era giusto che fosse, abbiamo ascoltato e studiato con estrema devozione le Opere originali. Abbiamo scovato la loro essenza, il loro significato, la loro ‘vita’. Successivamente, abbiamo scoperto quanto avessero ancora da raccontare e quanto fossero vicine e affini al nostro essere. Ed è proprio in quel momento che “ci siamo incontrati”.

Già la partenza è un invito all’ascolto ed all’immersione totale in quest’opera nell’opera: “Ouverture” dall’Otello di Giuseppe verdi è anche un omaggio a quello di Shakespeare, citato nelle note di copertina, quasi a lasciare all’ascoltatore il compito di sciogliere il nodo della trama, mentre un intrigante e languido duetto fra pianoforte e flicorno tenta di dipanare il legame tra amore e morte. La scelta dei due musicisti è impegnativa, ma consapevole e lambisce la storia dell’opera lirica, fin dagli esordi barocchi con Claudio Monteverdi e le avvolgenti note “Sì dolce è l’tormento”, a cui si aggiunge il serpentone di Michel Godard, eccellente special guest, che allarga la scena e la timbrica del movimento sonoro con il suo strumento dalla voce sofferente e rauca, il cui contrasto mette in luce l’adamantina brillantezza del canto liberatorio di Doronzo, il quale raggiunge eccelse vette di liricità. A seguire c’è Alessandro Parisotti con la discussa “Se tu m’ami”, che Stravinskij, credendola di Pergolesi, aveva riarrangiato nel suo Pulcinella. Qui il sentimento pergolesiano riecheggia attraverso i tasti del pianoforte di Gallo. Il brano cresce in ampiezza e bellezza con l’inserimento di alcuni contrafforti di natura jazzistica. Assai singolare la ripresa di “Nessun dorma”, che si abbandona in un solo pianistico dal carattere notturno e meno trionfalistico rispetto all’originale, ctoccando solo a tratti le caratteristiche dello standard melodico pucciniano; per contro trova nuova linfa vitale nella progressione melodico-armonica di Gallo. Ottimo l’omaggio a Pietro Mascagni con “Intermezzo” dalla Cavalleria Rusticana, rielaborato attraverso un piacevole interscambio, gioco di ruolo e di contrasti fra piano e flicorno. Sorprendente l’esecuzione di “Caro mio ben” di Tommaso Giordani, scelta non consueta, ma molto azzeccata, nostalgica e rarefatta, dove ricompare il serpentone di Michel Godard. mentre il flicorno di Doronzo è pura magia. L’incantesimo si ripete anche con “Nel cor più non mi sento (La Molinara)” di Giuseppe Paisiello, dove Doronzo al flicorno e Gallo al piano si fondono e si liberano, esponendo una variegata tavolozza timbrica con un’invenzione melodica da manuale. A suggello, una composizione originale di Godard “Fruccia d’ali”, ispirato al noto duetto “Pur ti miro, pur ti godo” dall’Incoronazione di Poppea, dove il serpentone offre una potente suggestione barocca, mentre i fiati s’intrecciano e si allontanano in un piacevole andirivieni dai toni arditi.

Pubblicato nel luglio del 2019 dalla Digressione Music, oltre alla bravura dei musicisti colpisce la purezza e la bellezza del suono, grazie all’accurata ambientazione degli studi di registrazione DIG, all’uso di uno splendido pianoforte Fazioli F212 e di un flicorno Inderbinen Sera. “Reimagining Opera” di Dario Savino Doronzo e Pietro Gallo è un inno alla bellezza della musica, tra cielo e terra, tra lirismo italico senza tempo e jazz contemporaneo a larghe falde.

Visite: 296
   Invia l\'articolo in formato PDF   

Lascia un commento