Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

THE NIGHT, Il nuovo singolo per l’estate 2020, con cui AGO apre ancora “LA NOTTE” al divertimento, con un gusto moderno ed un sapore anni ’80, decisamente funkfied.

di Francesco Cataldo Verrina

L’estate 2020 è foriera di una bella novità che ci riporta indietro agli anni ’80, quando le discoteche erano lambite da una raffinata ed elegante musica disco-funk, prodotta in in Italia, di cui Agostino Presta, detto AGO è sempre stato il principale interprete e fautore. «The Night» , è una canzone che esce per l’etichetta italiana K-Noiz in un mix di Joe Mangione & Sandro Puddu. Avete letto bene “un canzone”, ben strutturata e ricca di melodia, lontana dal blob sonoro di questo periodo storico, ma con un gusto moderno e contemporaneo negli arrangiamenti e nell’impostazione. «The Night» racchiude in sé il passato, il presente della musica soulful e funkness, con uno sguardo agli anni ’80, fatto di un divertimento sano e senza forzatura robotiche. E’ il suono di un’epoca mai doma e sempre attuale, che riporta in auge il ricordo di lontane vacanze nel tempo e nello spazio, ideale per muoversi tra good vibrations, magari con un long drink in mano, a bordo piscina o sotto le riflettenti suggestioni di un’epica mirrorball.

Differente per estrazione, con un passato rock, ma anche per originalità, Ago, si muove tra italo dance e funk, scuotendo una lunga ed invidiata chioma e alternando la propria attività di DJ a quella di cantante. «Fare musica è un affare di famiglia», racconta Ago. «Le tecniche possono cambiare, ma la musica ce l’hai nel sangue. E anche se molti dicono che a quell’epoca il DJ non era una professione, per me lo era già. L’anno in cui ho iniziato è il 1974». Ago entra in scena, proprio tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, quando l’Italia stava diventando l’anello di congiunzione tra la disco funk americana e l’euro disco.

Sono italiane alcune delle produzioni dance che conquistarono le charts e le dance-foors a livello planetario. Tra queste il nome di Ago, spicca davvero per originalità: il suo modo di cantare, di muoversi, di riempire la scena costituiscono un «unicum». In particolare, il personaggio Ago, nel suo complesso, incarnava alla perfezione l’estetica della dance anni ’80, dove la parola d’ordine era intrattenimento allo stato puro, fatto di musica e immagine in perfetto equilibrio. Dapprima «You Make Me Do It» un cadenzato crossover-funk dalle sonorità taglienti e sincopate ed a seguire «For You», disco d’oro nel 1983, una sapiente miscela di disco melodica e pop metropolitano, dall’incedere deciso e caratterizzata da un cantato a presa rapida. Questi ed altri apripista, arrivati in sequenza, quali «Electric Cucaracha», «Chinese Eyes», «Computer In My mind», «I Want You», «It’s All Right» consacrarono Ago come uno dei protagonisti della club culture italiana e internazionale, mentre i suoi vinili finivano nelle valigette dei più accreditati DJs del mondo.

Nel 2012 è arrivato il remix di «For you» per festeggiare il trentennale e, nel 2013, l’inedito «The Power Of Disco» nato dalla collaborazione con Alberto Cerbai, suo produttore artistico dell’epoca, che ne ha scritto il testo e Michele Violante, (da molti considerato il Nile Rodgers italiano per le sue eleganti e raffinate produzioni dance) che ha composto la musica e curato gli arrangiamenti in studio. «The Power Of Disco», pur utilizzando un concept moderno, rimanda alle scanzonate, ma raffinate atmosfere anni ’70 ’80 con richiami alle sonorità calde della scuola di Miami, nonché ai primi artefici della «disco» di alta scuola newyorkese; a seguire il singolo «In the Cave», prodotto da Cerbai e Violante, ed questi giorni, la bella novità dell’estate 2020 il nuovo singolo «The Night». Oggi Ago si esibisce ancora in tutto il mondo in doppia veste: in qualità di performer, accompagnato da due coriste, o di DJ, proponendo solo vinili originali degli anni ’80.

Abbiamo sentito Agostino per una lunga e piacevole intervista.

D. Ago, tu hai cominciato come tecnico del suono al seguito di gruppi e artisti di estrazione rock, alla fine degli anni ’70. Che ricordo hai di quel periodo? Come è avvenuto il passaggio al «giradischi», hai incontrato delle difficoltà, oppure il senso del ritmo ti ha favorito? Anche perché, in quegli anni di pionierismo, non esistevano ancora tecniche di djing e mixing ben precise. S’imparava sul campo, magari sbagliando?

R. Ricordo di un periodo bellissimo, un’esperienza di vita positiva che mi ha fatto avvicinare al mondo dei gruppi nazionali, importanti, come Banco del Mutuo Soccorso, Delirium, New Trolls, Pooh, la compianta Mia Martini ed altri. Quello che io avevo dentro non era tanto il senso del ritmo, ma una passione, poi ovviamente il fatto che fossi stato un «bambino prodigio» nel canto mi ha aiutato moltissimo. Si, si imparava sul campo, fatto è che andavamo nel locale un paio di ore prima per provare e riprovare su dei piatti a cinghia.

D. Ricordi il primo disco che hai fatto girare, il nome del locale dove è avvenuto ed in che anno?

R. Il locale era «Presente Progressivo» a Faenza e lavoravo tre sere a settimana nel week-end con i miei fratelli Pino e Franco. E’ passato talmente tanto tempo, che il primo non me lo ricordo, ma ricordo bene i gruppi con i quali ho iniziato come: Barry White, Love Unlimited, George Mc Crae…

D. Avendo iniziato la tua attività di DJ nel momento in cui l’italo disco conquistava le classifiche di mezzo mondo, era naturale che tu suonassi, in parte, questo genere. Quali erano i pezzi o gli artisti che passavi di più, almeno quelli inevitabili, che magari fai girare ancora oggi?

R. Non ne suonavo tantissimi, ma alcuni, come dici tu, sono stati inevitabili: Peter Jaques Band, Change, Easy Going… e poi, più avanti, Gazebo, Raf, kano, Martinelli, Cube e pochi altri che adesso mi sfuggono…

D. Che ricordo hai di quegli anni, che atmosfera si respirava in discoteca, quando l’italo dance dominava dall’alto le charts di mezzo mondo?

R. L’atmosfera era molto bella e il senso di aggregazione era forte, la gente veniva in discoteca veramente per divertirsi ballando e per ascoltare bella musica e rimorchiare!

D. Poi, ad un certo punto, sei passato, diciamo dall’altra parte della barricata, nel senso che hai cominciato ad incidere dischi, inanellando una discreta raffica di successi, ma senza mai lasciare l’attività in consolle. Come avvenuto il passaggio, soprattutto chi ti ha introdotto nel roboante mondo dell’italo dance?

R. Il mio lavoro come DJ era già partito alla grande, girando l’Italia e inaugurando vari locali, forte di questo, quelli della Full Time, nella persona di Franco Donato, che già conoscevo, mi propose di incidere un disco. Io volli la conferma da parte sua che la voce sarebbe stata la mia, visto che in quel momento andava di moda utilizzare l’immagine di un artista e la voce di un altro. (grande stronzata)! E così nacque il mio primo singolo mix «You Make Me Do It» nello studio di Cavalieri, a Bari, con la produzione artistica di Michele Violante con cui ho realizzato il famoso album «For You» ed ancora nel 2013, il remake di «For You» per il mio trentennale.

D. C’era un certo pionierismo, si registrava in piccoli studi per piccole etichette indipendenti, magari con un certo ostracismo, se non diffidenza da parte delle majors. Probabilmente, al principio non c’era, da parte vostra, neppure la consapevolezza di fare qualcosa che sarebbe poi diventato importante? Quando sei entrato per la prima volta in uno studio di registrazione e dove?

R. Sono entrato in studio da artista già affermato…per quanto riguarda la consapevolezza di fare qualcosa che sarebbe diventato importante, no, non lo immaginavo.

D. Che sensazione si provava a vedere il proprio nome nelle zone calde delle classifiche di mezzo mondo, magari superare i mostri sacri della musica internazionale?

R. Esempio Australia, Sidney, in uno dei più grandi store della musica, c’era il mio album in mezzo ai mostri sacri della discografia mondiale quali, Police, Billy Idol ed altri: ovviamente, un emozione indescrivibile, anche perché si deve immaginare l’età che avevo!

D. Mentre in quei primi anni ’80, l’italo disco conquistava le discoteche e i giovani di mezzo mondo, acquisendo importanti quote di mercato, in Italia il «genere» veniva quasi «criminalizzato», soprattutto dalla critica. In particolare le grandi organizzazioni discografiche, a torto, non c’hanno mai creduto. Ti sei mai domandato il perché?

R. Credo che sia un po’ dovuto alla cultura esterofila italiana. Mentre noi vendevamo i dischi in Italia e nel mondo, la musica italiana cosiddetta «leggera»si affossava giorno dopo giorno.

D. A parte le tante discoteche, so che ti sei esibito davanti a migliaia di persone in enormi spazi che, solitamente, sono riservati a generi musicali più blasonati. Dove e quando è accaduto, soprattutto che ricordo ne conservi?

R. Mi sono esibito al Festival Bar facendo anche il Festival Tour con tappe Messina, Jesolo e la finale a Verona per un totale di 100.000 persone circa in tre sere. Poi altri, tra cui una discoteca importantissima a Düsseldorf che è stata una tappa del mio tour in Germania. In questo locale prima e dopo la mia performance c’erano: George Mc Crae e i Delegation per non parlare poi di altri spazi grandi quale Pasha Teatry a Madrid, Accantra Mar a Lisbona, lo Stadio Charletie a Parigi ed altri palasport etc… Cantare su certi palchi così importanti con Samanta Fox, Mc Miker G. e DJ Sven, John Hallyday… non te lo dimentichi mai!

D. Qualcuno dice che, in quegli anni, l’ambiente dell’italo disco non fosse omogeneo, un po’ sfilacciato, soprattutto si racconta che tra gli addetti ai lavori serpeggiasse una certa invidia, e che i rapporti s’interrompevano rapidamente per motivi di royalties o per gelosia da parte dei produttori nei confronti del frontman del progetto. Questo fu certamente uno di limiti, non trovi?

R. Si è proprio così! Anche perché non c’era una regolamentazione e degli avvocati esperti in materia che ti potessero tutelate, quindi era tutto in divenire e, spesso, a scapito dei rapporti. Di questo la discografia ne risentiva.

D. In Germania, Spagna, Paesi Scandinavi, Francia, Giappone, Canada, Australia, Latino-America ed in parte anche negli USA, la disco music italiana è un fenomeno cult, con milioni di adepti, fans e incalliti sostenitori, nel nostro Paese stenta ad avere il riconoscimento che meriterebbe. Perché, secondo te? Soprattutto, mentre qui da noi si snobba, in Europa si assiste ad una vera e propria italo-renaissance. Basta ascoltare la più recente euro-dance per capire che tutti guardano al momento aureo delle produzioni italiane degli anni ’80.

R. Vogliamo risvegliare un Festival di San Remo che ogni anno viene proposto come trampolino di lancio per artisti che, in realtà, se riescono a vendere due dischi rimangono, comunque, un fenomeno strettamente italiano. Molti anni fa, avevamo proposto di fare un angolo dance al Festival e io ero un promotore di questo progetto che non fu assolutamente preso in considerazione. Ciò che dici relativamente ai cultori esteri della Dance te lo confermo con il miei tour in California in occasione del «I’m The Funky Tour», dove ho riscosso, più di un avolta, un grande successo e percepito immenso calore da parte del pubblico, giovani e meno giovani, ma tutti fans dell’album «For You». Ho vissuto un’esperienza indimenticabile, rendendomi conto di essere per loro una leggenda vivente!

D. Ci sono molti DJs cinquantenni ed oltre che, negli anni ’80, si sono fatti un nome suonando italo disco, dalla deisco-funk e new romantic, ma che oggi rinnegano quel periodo, facendosi passare per cultori dell’House. Che ne pensi?

R. A me sembra ‘na strunzata! Mai sputare nel piatto dove mangi! O dove si è mangiato!

D. Qual è l’Ago-pensiero sulle attuali produzioni dance, fatte senza cognizioni musicali e con molti effetti computerizzati?

R. Le produzioni dance italiane vengono fatte un po’, come hai detto tu, senza seguire una metrica e basandosi spesso su suoni e percussioni: a me la totale assenza di melodia non piace e soprattutto la mancanza del canto.

D. Ago, tu sei sempre in fermento, ed, oggi, ti esibisci ancora nella duplice forma di DJ o di cantante-performer, a seconda delle richieste. Che cosa bolle in pentola in casa Presta?

R. Intanto lo spettacolo che porto oggi in giro è spesso l’unione tra le mie due caratteristiche di cantante e DJ, quindi uno show completo dove si rivivono «quegli anni» sia attraverso il vinile, che attraverso le mie canzoni dal vivo. Dopo il remake di «For You», «The Power of Disco» e «In the cave» degli anni passati, in questi ultimi mesi, Dr. Packer & Mark Lower hanno realizzato uno splendido remix di “You make me do it” . E’ di questi giorni, invece, la bella novità dell’estate 2020, il mio nuovo singolo «The Night» mixato da Joe Mangione & Sandro Puddu. Vi aspetto tutti in giro per il mondo!

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