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AFRICA/KENYA – Essere missionario a Kibera, una delle più povere periferia del mondo; a Fides il racconto del Direttore Nazionale delle POM

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Nairobi – Sacerdoti in una delle periferie più povere del mondo. È lo slum di Kibera nella capitale del Kenya, Nairobi, dove p. Bonaventure Luchidio, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie del Kenya, ha effettuato una visita il 24 settembre. Questa è la sua testimonianza inviata a Fides:
“Sono arrivato nella parrocchia di Cristo Re ed ho ricevuto un caloroso benvenuto da p. Luis Martinez, membro della Società Messicana di Nostra Signora di Guadalupe per le Missioni Estere, fondata in Messico. La Congregazione è popolarmente conosciuta come Padri di Guadalupe o Padri Messicani. P. Jose dice: “inizialmente Kibera faceva parte delle parrocchie di Nostra Signora di Guadalupe, della parrocchia di Adam’s Arcade e delle parrocchie di St. Michael’s Otiende che si trovano al confine dello slum. Ogni parrocchia era solita occuparsi di metà della zona dello slum e i sacerdoti erano soliti visitarlo per il lavoro pastorale, visite ai malati, celebrazione dei sacramenti nelle piccole comunità cristiane, e poi la sera tornavano in parrocchia”.
Questa disposizione non era ottimale dal punto di vista pastorale perché i sacerdoti sebbene siano stati ben accolti nei villaggi dello slum, venivano trattati come visitatori che vanno e vengono dalle loro comodità delle parrocchie ai margini della baraccopoli.
Questa sensazione di essere considerati estranei tra le persone che servivano, ha sfidato i sacerdoti ad agire e venire a vivere più vicino alle persone e a condividere la loro condizione. Il primo sacerdote ha preso in affitto una baracca per vivere nel cuore dei bassifondi di Kibera. Questa azione di stare con il gregge e pascolare il gregge dall’interno piuttosto che dall’esterno, ha portato molto frutto perché i sacerdoti venivano accettati e abbracciati dalla comunità sia dai cattolici che dai non cattolici. Sono stati in grado di imparare la lingua dello slum e quindi raggiungere i cuori dei suoi abitanti. Sono stati in grado di venire a patti con la vera realtà della vita nei bassifondi, le sfide degli alloggi, le difficoltà dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari, il rischio della criminalità e delle dipendenze. Si sono aperti a Dio e hanno permesso a Dio di sfidarli nell’avventura del lavoro missionario tra i poveri urbani.
Quest’anno dopo lo scoppio del Covid-19, le chiese sono state chiuse e le persone non hanno potuto partecipare alla Messa. Molti degli abitanti degli slum hanno perso il loro reddito di sostentamento, quindi non potevano permettersi un pasto al giorno. La parrocchia ha quindi istituto il “vaso dell’amore” dove si possono mettere le offerte per i bisognosi.
“Le persone degli slum, nella loro povertà sono estremamente generose e la cultura della condivisione è profondamente radicata in loro” dice p. Jose. “La maggior parte di loro è arrivata a Nairobi senza niente e così si è trovata a Kibera perché costa poco. Ma senza soldi o una fonte di reddito, le persone soffrono di negligenza e abusi. Quindi un buon samaritano arriva e offre a una persona in difficoltà una spalla su cui appoggiarsi. Quando questa persona trova una fonte di sostentamento, si indebita per assistere coloro che si trovano in difficoltà, e questa è la loro fonte di generosità”.
Mentre ero ancora lì, p. Jose mi riporta all’agenda principale della giornata ricordandomi che ora, nel mese missionario di ottobre, le persone saranno impegnate nella preghiera del rosario missionario e nella visita dei poveri, dei malati e dei vulnerabili. P. Jose Martinez si rivolge a me e chiede, “p. Luchidio quanto sarebbe bello se venissi a celebrare per noi la Messa il 18 ottobre 2020, per la Giornata Missionaria Mondiale”. Sono rimasto esterrefatto perché, chi può dire di no a un simile invito? Avevamo concordato con il Cardinale la Santa Messa in Basilica, ma il mio cuore, il mio cuore missionario è a Kibera”.

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