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Pesaro (PU) – Truffe agli anziani: denunce e sequestri nel pesarese

Il Ventuno

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Quando nella mattinata di martedì 2 settembre l’ennesima anziana allarmata ha chiamato la Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Pesaro per segnalare un tentativo di truffa nel Comune di Gradara, la reazione dei militari della Stazione di Gabicce, coadiuvati dai colleghi del NORM, è stata immediata. La tecnica era tra le più classiche: un finto avvocato telefonava alla vittima, chiedendo una somma in denaro o preziosi necessaria per il rilascio del figlio, trattenuto in un comando di polizia perché responsabile di un grave incidente stradale; poi, dopo aver constatato l’assenza di pattuglie in vista, un complice passava a prelevare il bottino. 
La reazione tempestiva dell’Arma, però, questa volta non ha lasciato scampo ai due pregiudicati napoletani di vent’anni, responsabili solo quel giorno di una truffa consumata e di un’altra tentata; i Carabinieri di Gabicce li hanno incrociati in macchina sul tragitto per l’abitazione dell’anziana che aveva chiesto aiuto, e il colpo d’occhio del Comandante di Stazione è stato decisivo; guidato dall’intuito, ha fatto nascondere l’auto di servizio e, poco dopo, i suoi sospetti hanno trovato conferma: la vettura notata è ritornata in zona con a bordo una sola persona che, fermata e identificata, si è rivelata essere il telefonista della banda. Il complice, che nel frattempo aveva riscosso contanti e gioielli da un’altra malcapitata, si è però accorto di quanto stesse accadendo e, dopo essersi rifugiato in un negozio, ha chiamato un taxi per allontanarsi.
L’approfondita perquisizione dell’auto fermata, tuttavia, ha permesso di rinvenire la ricevuta di pagamento di un hotel di Cattolica, che ha tradito la coppia di truffatori. Il secondo uomo, infatti, al suo arrivo in all’hotel ha trovato i Carabinieri già lì ad attenderlo. Sebbene il ragazzo si fosse disfatto dell’ultimo bottino, all’interno della camera d’hotel venivano rinvenuti circa due chili di monili in oro, per un valore di almeno diecimila euro. Il ritrovamento, assieme alla circostanza che la vittima della truffa portata a segno abbia riconosciuto l’uomo presentatosi alla sua porta, e a solidi elementi di colpevolezza come il fatto che le abitazioni delle vittime designate fossero impostate quali destinazioni sui cellulari dei due, hanno fatto scattato l’arresto in flagranza di reato per truffa aggravata dalla minorata difesa della vittima, nonché la contestuale denuncia per la ricettazione dei preziosi. Ora si ricercano i proprietari della refurtiva rinvenuta.
 
 

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