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ASIA/FILIPPINE – Organizzazioni laiche religiose: un’indagine internazionale sulle violazioni dei diritti umani

Il Ventuno

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Roma – “La nostra più alta aspirazione è che la comunità internazionale conduca un’indagine indipendente e imparziale sulle violazioni dei diritti umani nelle Filippine. Ma per ora non è così e questo è davvero molto deludente. Una recente risoluzione delle Nazioni Unite indica che la comunità internazionale riconosce la crisi dei diritti umani e persegue possibili meccanismi per definire le responsabilità. Inoltre, offrendo assistenza tecnica per rafforzare gli strumenti nazionali, si riconosce a debolezza del sistema e dei meccanismi di giustizia esistenti nel Paese”. Il sacerdote camilliano Aris Miranda, copresidente dell’associazione “Promotion of Church People’s Response – Europe”, commenta così all’Agenzia Fides la decisione delle Nazioni Unite del 7 ottobre scorso che, per ora, si limita a offrire una “collaborazione tecnica” al ministero delle giustizia filippina per un’indagine su quanto avvenuto nelle Filippine durante la cosiddetta “guerra alla droga”, promossa e diretta dal presidente Rodrigo Duterte.

La Chiesa ha sempre avuto una posizione critica rispetto alle scelte di un esecutivo che ha spesso agito con violenza e abusi in una sorta di operazione “pulizia” il cui bilancio è di migliaia di morti, spesso solo piccoli spacciatori o consumatori. E organizzazioni laiche e religiose – in patria e all’estero – appoggiano con forza la richiesta di un’indagine indipendente e imparziale.

Le controverse scelte di Durterte, sin dal suo insediamento, sono infatti state oggetto di numerose critiche a livello interno e internazionale. In una risoluzione del 17 settembre, il Parlamento Europeo afferma che, presa visione di un rapporto dettagliato del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite , si condannano con forza le violazioni dei diritti umani perpetrate dall’amministrazione Duterte e si invitano gli Stati membri dell’Unione Europea a sostenere l’urgenza di un’indagine internazionale sulle violazioni commesse nelle Filippine dal 2016. La UE non solo chiede di porre fine alle uccisioni e di sciogliere i gruppi paramilitari ma paventa la possibilità di rivedere la clausola di “nazione favorita” che garantisce l’esenzione dai dazi alle esportazioni delle merci filippine verso l’Europa.

Poi è arrivata l’indicazione da parte dell’Onu dell’ impegno a garantire assistenza tecnica al dicastero locale di Giustizia. E la speranza di un’indagine indipendente, garantita dalla comunità internazionale, si è allontanata.

Padre Miranda non abbandona la speranza: “Nonostante tutto – dice a Fides – sono ancora fiducioso che le vittime e le loro famiglie vedranno la luce della giustizia alla fine del tunnel. Sto incoraggiando le persone della Chiesa a rimanere vigili e monitorare la situazione. Ci sono ancora altri meccanismi internazionali possibili e continueremo a fare appello. Intanto continueremo ad assistere le famiglie delle vittime con i nostri mezzi e secondo le nostre possibilità”.

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