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Investimenti ESG e il ruolo della finanza nella lotta al climate change

L’ONU ha rinviato al 2021 il summit di Glasgow COP26 che era previsto per novembre 2020. Mark Carney, inviato speciale delle Nazioni Unite per l’ambiente ed ex governatore della Bank of England, è tuttavia tornato a farsi sentire su un tema a lui caro: la finanza deve investire su quelle aziende che dichiarano la loro vera impronta ecologica. Il concetto è chiaro: si deve sapere chi è “verde” e chi inquina.

Carney, già quando rivestiva la prestigiosa posizione alla banca centrale di sua maestà, aveva illustrato le condizioni che devono realizzarsi perché il settore finanziario possa davvero partecipare con efficacia alla lotta contro il climate change.

Al termine del suo mandato, la scorsa primavera, ha nuovamente auspicato che i paesi con le economie più industrializzate investano nei settori green per la ripartenza post pandemia Covid-19. 

Wall Street and the New York Stock Exchange in New York, USA, 20 May 2020. EPA/JUSTIN LANE

Gli investimenti ESG

In questo scenario si fa interessante capire come le banche si stanno muovendo e da un po’ di tempo si parla di investimenti ESG ovvero EnvironmentalSocial e Governance

Il concetto si è ormai affermato nel settore finanziario come base per giudicare la sostenibilità di un investimento e l’impiego dei criteri ESG è tenuto in considerazione per il profilo di rischio. Questi tre fattori di “Ambiente”, “Sociale” e “Governance” sono diventati adesso importanti per le operatori, ma a cosa si riferiscono nello specifico?

Con Environmental si considerano le emissioni di CO2, l’impatto sulla biodiversità e la sicurezza alimentare. Social fa riferimento ai diritti umani, le condizioni di lavoro, l’impiego di minori e l’uguaglianza. Infine la Governance afferisce alla qualità del consiglio di amministrazione, la loro remunerazione e il diritto degli azionisti. 

La banche hanno cominciato a valutare che i criteri ESG siano caratteri distintivi della qualità di un’azienda nel lungo periodo. Le imprese che prendono sul serio tali aspetti sono in generale meglio gestite, più sostenibili e orientate al futuro.

Inoltre quelle con valori ESG elevati sono da considerarsi meglio attrezzate per affrontare le crisi, ci sono studi che studi confermano il raggiungimento di performance mediamente migliori rispetto ai concorrenti.

Questa è la conclusione di una nota ricerca apripista del 2015 – pubblicata sul Journal of Sustanaible Finance and Investment dal titolo “ESG and finance peformance” – dove sono stati presi in esame gli indicatori di 2.000 imprese.

Mark Carney, Governor of the bank of England, at the World Economic Forum 2019. REUTERS/Arnd Wiegmann

Il dilemma della Finanza “verde”

Benissimo, sembrerebbe. Allora perché la finanza “verde” stenta a decollare, anzi, a giudicare dal sopracitato richiamo di Mark Carney va spesso nella direzione opposta? Ci sono due aspetti, uno di natura economica e l’altro di analisi dei mercati. Il primo riguarda il lungo ritorno degli investimenti che sono stati fatti in fonti fossili per finanziare il settore. In questo caso molte banche europee, su pressione degli ambientalisti, hanno annunciato il disinvestimento dai settori energetici più inquinanti, ma non è un’operazione immediata.

In Italia, Intesa Sanpaolo ha reso noto di aver adottato una policy che limita i finanziamenti al settore dell’estrazione del carbone, il più inquinante tra i combustibili fossili.

Dopo Assicurazioni Generali e UniCredit, quella torinese è la terza istituzione finanziaria italiana a compiere un passo simile. Comunque sono necessari alcuni anni per uscire dalla vecchia strada. Il secondo aspetto, come tutti gli asset, riguarda l’effettivo rendimento nella situazione di mercato.

Le nuove strategie di investimento sostenibili presentano al momento un tracking error più elevato, soprattutto se gli analisti le gestiscono con riferimento a benchmark tradizionali che non sono appunto conformi ai criteri ESG.

Ci sono miliardi che possono essere movimentati su settori più sostenibili ma il mercato prende tempo. Tempo che invece non abbiamo per salvare il pianeta dal cambiamento climatico. Considerando i premi che le compagnie assicurative rimborsano ogni anno per i disastri ambientali, il problema riguarda anche gli investitori.

Una soluzione per dare una svolta alla riduzione delle emissioni di CO2 tramite la finanza però ce la indica ancora l’ex-governatore della Banca d’Inghilterra: siano le banche centrali a investire in green assetinfluenzando così il mercato delle obbligazioni “verdi”.

Nello stesso tempo anche culturalmente qualcosa sta cambiando negli operatori nel campo del risparmio gestito. Focalizzare l’attenzione solo sui rendimenti finanziari di un determinato settore o azienda è ormai considerato riduttivo. In questo c’è da ringraziare la spinta degli investitori Millennials che chiedono maggiore attenzione ai fattori ESG.

Articolo di Francesco Sani

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