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La “natura urbana” alleata contro il cambiamento climatico

Intervista alla Dott.ssa Chiara Signoria sull’importanza delle aree verdi nella pianificazione urbana per una città resiliente.

Chiara Signoria ha una Specialistica in Sustainability, Society and Environment alla Christian-Albrechts-Universität zu Kiel ed è Sustainability & Environmental Consultant per la nostra Onlus. Doveroso inoltre sottolineare il suo impegno all’interno del movimento Friday for Future, sia a livello nazionale che locale come portavoce della sezione di Brescia. In qualità di esperta in analisi dell’impronta ecologica e progetti di compensazione della CO2, abbiamo deciso di intervistarla sul tema delle “natura urbana” dato che domani, 21 novembre, è la Giornata Nazionale degli Alberi.

Chiara, vorrei chiederti di inquadrare l’importanza delle aree verdi in città, non un semplice tassello urbanistico, ma spazi con un ruolo ben più importante.

Innanzitutto dobbiamo riflettere sul fatto che le città sono il contesto dove si colloca oltre la metà della popolazione mondiale. In Europa addirittura siamo al 75%. L’urbanizzazione è un trend affermato, a livello di numeri è impensabile tornare indietro alla vita di campagna. Quindi è un luogo chiave in ottica di contrasto al cambiamento climatico, sia in termini di adattamento che in mitigazione.

Si stima che al 2050 gli insediamenti urbani saranno responsabili del 70% delle emissioni di CO2 in atmosfera. Allo stesso tempo, la città è il primo luogo a subire gli effetti dei cambiamenti del clima. Per esempio un report del Centro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici, hub italiano per la raccolta dei dati per IPCC, focalizzato sull’Italia, ha evidenziato due dati interessanti: nelle zone urbane si prevede un aumento di temperatura tra i + 5 e i +10 gradi al 2100 e un evento meteorologico su dieci rischia di diventare “evento estremo”.

Già oggi gli impatti distruttivi sono sotto gli occhi di tutti, pensiamo ai recenti fatti di cronaca quali ondate di caldo, trombe d’aria, allagamenti, ecc… Bastano solo questi due dati per capire che le città sono e saranno vittime del surriscaldamento del pianeta.

Milano - ForestaMi

Come le aree verdi in città possono mitigare tutto questo?

Ecco le città, al centro del problema, possono anche essere parte della soluzione. La “natura urbana” – come la chiama il direttore di Landlab Adriano Altissimo per meglio esprimere l’importanza del verde in senso più ampio – offre un argine agli eventi estremi. Con i sempre più frequenti acquazzoni dove cade molta pioggia in poco tempo, le fognature si saturano velocemente e i depuratori smettono di funzionare, ecco che la natura urbana aumenta la capacità di ritenzione dell’ambiante. Una sorta di “spugna verde”! Per esempio, se tu avessi un “tetto verde”, otterresti un aumento della capacità di ritenzione della copertura del 30%.

Vale a dire che anche una grande quantità improvvisa d’acqua scenderà nel sistema fognario in maniera rallentata. Altri esempi sono l’aumento dell’alberazione nelle vie e la riduzione delle superfici impermeabile di asfalto. Qui abbiamo la mitigazione dell’effetto “isola di calore” con attenuazione delle radiazioni solari.

Ad un livello più alto c’è poi il miglioramento dell’efficienza complessiva degli ecosistemi. Un ecosistema con maggiore biodiversità assorbe più CO2, gestisce meglio i cicli del carbonio, dell’azoto e del fosforo, infine resiste meglio alle manifestazioni dei cambiamenti climatici. Avere prati fioriti che non vengono falciati frequentemente fa sì che ci sia una popolazione di insetti impollinatori più forti, oppure più piante significa maggiore materia vegetale che riduce gli effetti di una malattia su una specie.

ALBERI_MILANO

Alla luce di quanto detto sopra, una riflessione sulla pianificazione urbanistica: è necessario fare un salto culturale e di legislazione, per non considerare la natura urbana solo elemento decorativo.

Esatto, ti cito il progetto del Comune di Milano chiamato ForestaMi che raccoglie fondi da imprese e cittadini destinandoli alla forestazione. Questa è una possibile direzione, le amministrazioni si organizzino con partnership private in un’ottica sistemica dove non si lavora solo su un singolo parco, bensì su tutta la natura locale. Nel caso citato, ForestaMi punta a piantare 3 milioni di alberi nella Città Metropolitana entro il 2030.

L’idea è che la natura urbana se ragionata in chiave corretta di “benefici ecosistemici” può diventare un alleato, per i motivi che abbiamo detto sopra. Non più voce di costo del bilancio per la manutenzione, ma vista in modo economico completamente diverso, capitalizzandone i benefici. È venuto il momento di ragionare in termini di crediti di carbonio generati dall’assorbimento di CO2 o minori danni da eventi estremi. 

Articolo di Francesco Sani

L’articolo La “natura urbana” alleata contro il cambiamento climatico proviene da Save the Planet.

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