Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

«MOVIN’» DI URBAN FABULA, IL DINAMISMO DELLA CREATIVITÀ.

Di Francesco Cataldo Verrina

Il progetto Urban Fabula nasce nel 2010 dal sodalizio di tre musicisti siciliani: il pianista Seby Burgio, il contrabbassista Alberto Fidone ed il batterista Peppe Tringali. Il percorso formativo e la provenienza dei sodali garantisce al trio marcate peculiarità attraverso una gamma espressiva ricca ed articolata che si muove lungo molte direttrici sonore. La risultante è un costrutto che trae origini dalla tradizione e si evolve seguendo un moderno senso dell’orientamento musicale, foriero di innovazione stilistica, varietà armonica e pulsante creatività ritmica.

«Movin’», pubblicato dall’etichetta TRP, è il secondo tassello di una collaborazione decennale ed arriva a distanza di otto anni dal precedente lavoro uscito nel 2012. L’album è prodotto da Riccardo Samperi, che funge quasi quarto uomo, mentre si arricchisce della presenza di Yoro Ndao, voce narrante in «Yoro» e del Coro dei bambini del Centro Etneo Studi Musicali in «Manu».

«Movin’» si sostanzia attraverso sette composizioni originali a cui si aggiunge il rifacimento di «Englishman In New York» di Sting, trasformato in un concept dall’architettura sospesa ed onirica, quasi reinventato e perfettamente integrato nella struttura del progetto. La scelta di questa cover nasce da una precisa esigenza: «Englishman in New York è stato scelto anche perché rappresenta, per molti versi, il nostro senso di estraneità e di smarrimento di fronte a quello che ci circonda ed è in continuo mutamento». Quattro delle sette tracce inedite nascono dalla collaborazione dei tre musicisti siciliani: «Value of Duty», «Circle», «Jet Lag» e «Cubanito» o come singola espressione creativa. Nello specifico «Opportunity the Rover» è opera Alberto Fidone, «Yoro» di Peppe Tringali e «Manu» di Seby Burgio. L’intarsio creativo produce un sound eclettico e ricco di riferimenti, ma libero da qualsiasi influenza condizionante e limitativa. Il trio si muove sul filo di una perfetta condivisione e di un sinergico interplay, operando un’equilibrata sintesi ed un abile gioco delle parti dove ciascuno diventa, al contempo, solista e accompagnatore, compositore ed esecutore.

La tracklist mostra subito un andamento organico e scorrevole con alcuni contrassegni salienti come «Cubanito», è un lungo viaggio ideale verso terre lontane alla ricerca di un remoto altrove giocato sulla rielaborazione della classica clave cubana, quale punto di confluenza con elementi sonori esotici, ma scevro da ogni banale tentativo di fare l’ennesimo vamos a la fiesta. «Value of Duty» è una parabola sonora, con un piacevole crescendo dall’aria ottimistica che sottolinea l’importanza del valore delle piccole cose, mentre « Manu» è una favola raccontata musicalmente con un rondò che invita a guardare il mondo come bambino, con occhi sempre pieni di speranza e di fiducia. Se l’idea complessiva di «Movin’» è quella di una realtà in perenne divenire, fatta di cambiamenti rapidi e veloci, «Jet Leg», imperniato su un movimento obliquo e trasversale dai connotati vagamente fusion, non indica solo lo scompenso temporaneo provocato nel viaggiatore dal cambio del fuso orario durante un volo intercontinentale, ma anche il disorientamento totale causato della pandemia.

L’album è di per sé un contenitore di emozioni forti, cambi improvvisi di umore e passaggi veloci sviluppati su un substrato sonoro fatto di influenze molteplici che guardano al Sud del mondo, ai ritmi caraibici, alle radici euro-mediterranee sulla scorta di un jazz post-moderno e non facilmente circoscrivibile nelle categorie tradizionali. La ricerca di un senso estetico dai connotati fortemente personali, il dinamismo esecutivo e le evidenti capacità compositive degli Urban Fabula fanno di «Movin» un unicum ricco di linfa vitale ed una certezza nell’altalenante panorama jazzistico contemporaneo.

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