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Intervista al biologo e autore TV Vincenzo Venuto

Vincenzo Venuto è biologo, ricercatore e conduttore televisivo di trasmissioni a tema ambientale. Ha lavorato in Africa e insegnato etologia, biologia animale, conservazione della natura. Divulgatore scientifico e amante della natura, le sue avventure a giro per il mondo alla scoperta delle diverse specie animali e luoghi naturali dove la presenza umana è ridotta al minimo hanno fatto conoscere al pubblico l’importanza della biodiversità. Per la sua passione per la natura e l’impegno alla sua tutela, Save the Planet lo ha eletto Colibrì d’Onore.

In occasione dell’uscita del suo libro Il gorilla ce l’ha piccolo edito da Harper Collins, lo abbiamo intervistato per conosce meglio il suo lavoro sul campo e la sua esperienza di divulgatore scientifico.

uto - il gorilla ce l'ha piccolo

Una battuta per cominciare… Siccome lei ha esperienza di lavoro in Africa e Amazzonia, come sono cambiati i luoghi dove la presenza umana era ridotta al minimo?

Prima lo erano, oggi trovi persone con i loro smartphone a farsi selfie in mezzo alle savane africane o alla foresta amazzonica!

Sui nostri social capita spesso di ricevere messaggi radicali dove l’accusa alla specie umana di essere causa di così tanti danni al Pianeta può essere espiata solo con la nostra estinzione. In realtà come si trova la sintonia con la Natura?

L’uomo è abituato a usare la Natura in ogni epoca e luogo, è quello che ci da’ da vivere. Il problema non è la sintonia da trovare, quanto il fatto che siamo troppi a consumare troppo, con uno stile di vita insostenibile. L’armonia a cui ti riferisci non si trova in Amazzonia e forse non esiste, perché non è paragonabile un indio che vive lì con un italiano che vive a Milano. Si può provare però a vivere in modo un po’ diverso, magari il prima possibile, adesso abbiamo le tecnologie e la cultura per farlo. L’armonia che immagini ci sia nelle tribù africane che vivono nelle foreste più sperdute in realtà non c’è, perché anche loro sfruttano le risorse naturali, solo con mezzi che sono più sostenibili dei nostro. Ripeto, oggi confido nella tecnologia per darci una mano a limitare il saccheggio delle risorse.

L’Africa, un continente che lei conosce bene, inquina poco e contribuisce poco alle emissioni di CO2, però sta pagando il prezzo più alto al cambiamento climatico con desertificazione e migrazioni. Qual è la sua opinione? 

Il cambiamento climatico, come hai detto, lo vediamo con la desertificazione progressiva ci certe aree della Terra, i fenomeni climatici estremi e non tra molto lo vedremo con il surriscaldamento degli Oceani che causerà una crisi ittica. Il flusso migratorio interrotto è una conseguenza che deve metterci in allarme su come si stanno riducendo le aree da coltivare.

Lei da molti anni si è dedicato al tema della conservazione della Natura, ritiene che finalmente sia meno di nicchia ed è diventato “mainstream” nei media?

Parlavamo già da tempo di surriscaldamento climatico ma le persone da quell’orecchio non volevano sentirci! Adesso meno perché da una parte tutti iniziano a percepire sulla propria pelle che qualcosa sta cambiando con fenomeni atmosferici estremi, temperature più alte, serie di anni sempre più caldi, dall’altra se ne parla effettivamente di più a tutti i livelli. Da quello politico a quello culturale, cinema compreso, noto che sta prendendo sempre più campo una coscienza ecologista. 

In questo momento il dibattito è forte sul Recovery and Resilience Plan dell’Unione Europea, qual è la sua opinione? 

Mi sento di dire che la ripresa può essere solo green. Culturalmente il momento storico è propizio per cambiare passo nelle politiche pubbliche e spero che a questo punto si facciano delle scelte serie.

In merito al suo ultimo libro “Il gorilla ce l’ha piccolo”, quale lezione possiamo trarre dalla sessualità degli animali!?

Ah… Nessuna lezione! Il gorilla ce l’ha piccolo, 3 centimetri, la domanda è perché ce l’ha piccolo?! In realtà gli animali non ci insegnano niente se non che anche noi siamo animali. Non parlo solo di sessualità, ma anche del dolore, della violenza, la devianza – il delfino mangia il pesce palla per sballarsi con il suo veleno – e di tante cose che riguardano quello che noi pensavamo fossero prerogativa umana. Invece si scoprono cose interessanti che ci rendono più simili a loro o se vogliamo loro più umani. Ovviamente gli animali, per quello che sappiamo, non hanno una morale, però hanno i loro rituali che spesso celebrano in modo che ricordano i nostri. Il libro ha un approccio biologico-evolutivo alla vita che conosciamo: un biologo si chiede perché una scelta evolutiva piuttosto che un’altra dei vari animali. In questo rientra la “selezione sessuale”.

Intervista a cura di Francesco Sani

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