Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

Roberto Cingolani e la transizione ecologica che non ci piace

Se la causa della caduta del governo Conte è stata una prospettiva di gestione del Recovery and Resiliance plan sgradita a certi poteri forti, il governo Draghi ha individuato tre ministeri chiave per il piano nazionale. Il primo è Vittorio Colao all’Innovazione tecnologica e transizione digitale, poi Enrico Giovannini – l’economista che per primo in Italia ha parlato di sviluppo sostenibile – ai Trasporti e Infrastrutture e Roberto Cingolani per quello che era l’Ambiente. Diventato Ministro per la Transizione Ecologica, lui è quello che ci interessa più da vicino. Fisico, docente accademico, è una figura con notevole notorietà scientifica, ma definirlo un “tecnico” non è proprio corretto.

Ex manager di Leonardo, quindi Finmeccanica, è giocoforza legato alla politica. Draghi gli affida la “transizione ecologica” che prevede le deleghe dell’ambiente e dell’energia e questo significa che dal suo ministero transiteranno una parte cospicua dei fondi del Recovery & Resilience Plan.

Potremmo immaginare che il 59enne ingegnere milanese avrà a disposizione un bazooka in termini di budget in un momento storico in cui in Italia manca da decenni una vera politica industriale, ma non mancano grandi (e contrapposti) interessi dei “campioni nazionali”. Tuttavia, non è questo il punto che vogliamo sottolineare, quanto il curriculum di Cingolani che piace poco agli ambientalisti.

Roberto Cingolani: da Tokyo a Lecce, dalla Leopolda alla Leonardo.

Cingolani nel governo Draghi non ha etichetta di partito, ma sono consolidate le sue frequentazioni politiche. Se il Ministero per la Transizione Ecologica è stato voluto da Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle, la sua nomina è da ricercarsi in Matteo Renzi e Italia Viva. Renzi lo aveva ospitato alla Leopolda in varie edizioni – l’ultima nel 2019 – e da premier lo aveva nominato all’Istituto Italiano di Tecnologie di Genova (Iit).

Qui, sotto la sua guida, si è fatto ricerca su nanotecnologie, neuroscienze e robotica. Cingolani arrivava a Genova dopo un’interessante carriera nazionale (Laboratorio Nazionale di Nanotecnologie di Lecce) e internazionale (Max Planck Institut di Stoccarda, docente all’Institute of Industrial Sciences in Giappone e alla Virginia Commonwealth University negli USA). 

ROBERTO CINGOLANI

E proprio la guida dell’Iit fu duramente criticata dalla biologa molecolare – e oggi senatrice a vita – Elena Cattaneo che lo accusò di una gestione poco trasparente dei fondi pubblici, nonché le procedure di accesso ai medesimi che non avrebbero seguito le procedure standard. Adesso che si trovano entrambi a Roma, magari avranno l’occasione di chiarire.

Sempre all’Iit a guida Cingolani fu affidata da Renzi la progettazione del polo scientifico Human Technopole, sorto a Milano nell’area ex-Expo. L’ultimo incarico è quello di Chief Technology & Innovation Officer della Leonardo S.p.A. che ricopre da settembre 2019, chiamato dall’AD Alessandro Profumo (anche lui nominato dal governo Renzi nel 2017). La Leonardo è la nuova denominazione assunta da Finmeccanica dal 2017 ed è la terza più grande impresa europea ad occuparsi di tecnologie militari, aeree, navali e spaziali.

Cingolani quando dichiarava che <<il gas è uno dei mali minori>>.

Nel mirino degli ambientalisti c’è una frase incriminata, quella del titolo sopracitata. Nel 2018, intervistato per il magazine di ENI World Energy – nel n. 39 in un l’articolo dal titolo “Diversificazione delle tecnologie ed educazione al risparmio” a firma Roberto Iadicicco – manifestò la sua perplessità sulle rinnovabili. A suo avviso, il gas restava nel medio e lungo periodo la risorsa più sostenibile al netto dei problemi di trivellazione e infrastrutture di trasporto. 

E ancora << […] Le rinnovabili sono le energie meno impattanti ma bisogna fare investimenti e non risolvono tutti i problemi, soprattutto non sono utilizzabili in maniera continua come vogliamo e dove vogliamo>>. E poi dubbi su fotovoltaico, eolico e idroelettrico, tutti troppo cari in termini di costo/watt o problematici per ingombro.

Per finire, anche sui trasporti << […] siamo lontani dall’autonomia dei veicoli a benzina. Inoltre abbiamo un’altra limitazione importante: serve un’infrastruttura di ricarica, come i benzinai, da trovare ogni 30 km. Ma a differenza dei benzinai dove si fa il pieno in un minuto, la ricarica della batteria può portare via 40 minuti>>. Ok, ma non è condivisibile per chi poi è nominato all’Ambiente.

Se però di transizione ecologica si parla, da qualche parte ora Cingolani deve iniziare e qui capiremo cosa ha in mente. In un editoriale su Domani del 14 febbraio dal titolo “La transizione ecologica è una bella idea ma chi la paga?”, l’economista Alessandro Penati osserva: << L’obiettivo è ridurre le emissioni nocive: o si tassa chi le produce, aumentando il costo del carbone e petrolio, le fonti energetiche più convenienti, o si sussidia l’uso delle rinnovabili>>. Nel primo caso lo Stato incassa, ma la maggiore tassazione ricade sui prezzi e se sale quello della benzina <<tutti smettono di essere green>> come dimostra la rivolta in Francia contro l’aumento del diesel. Un bel dilemma. A preoccuparci, dunque, non sono i nostri dubbi, bensì quelli che potrà avere Cingolani sull’ecosostenibilità.

Articolo di Francesco Sani

L’articolo Roberto Cingolani e la transizione ecologica che non ci piace proviene da Save the Planet.

Powered by WPeMatico

Visite: 85
   Invia l\'articolo in formato PDF