Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

“MOMENTI” DI MASSIMO MORGANTI & COLOURS JAZZ ORCHESTRA. L’ARTE DI ORCHESTRARE E RINVERDIRE I CLASSICI”

di Francesco Cataldo Verrina

Massimo Morganti è un musicista geniale, eclettico, sorprendente, dotato di una naturale inclinazione alla rivitalizzazione dei classici, attraverso arrangiamenti che li rendono completamente nuovi ed attuali, quasi inediti per usare un paradosso: di certo, standard ed evergreen quando passano nel setaccio di Massimo Morganti vengono irrorati di nuova linfa vitale. Non a caso il sottotitolo scelto per il suo nuovo album è «L’Arte di orchestrare i classici», a cui potremmo tranquillamente aggiungere «la capacità di rinverdire i classici».

«Momenti», recentemente pubblicato dall’EGEA e registrato l’8 ed il 9 novembre del 2019 al Forum Music Village di Roma, potrebbe essere considerato come un vero disco da band-leader nel senso più jazzistico del termine e non semplicemente da direttore ed arrangiatore, senza tralasciare che la leader-ship del trombonista sia stata geneticamente riconosciuta in tutti gli album orchestrali realizzati in precedenza con importanti nomi del panorama internazionale.

Massimo Morganti si è mostrato costantemente aperto alle collaborazioni ed all’aspetto corale e collegiale della musica, più che a voler caratterizzate il proprio personaggio come arrangiatore ed esecutore: una sorta di generoso altruismo creativo, che si appaga a volte soprattutto nel donare e condividere. Le sue parole, tratte da una vecchia intervista, appaiono al quanto eloquenti: «Sì, anche se la scelta non è stata poi così tanto ragionata. Ho sempre suonato vari strumenti e arrangiato le musiche per i gruppi in cui suonavo. Tutto ciò da quando ero adolescente, in modo molto naturale. Ho realizzato solo in un secondo momento che questo mi avrebbe dato una visione musicale molto più ampia e aiutato enormemente anche nello studio del trombone e dell’improvvisazione». Tutto ciò sottolinea l’importanza della pratica strumentale, della musica d’insieme e dell’arrangiamento, quale costante dell’attività di Morganti, nonché contrassegno saliente di una visione della musica ad ampio raggio.

«Momenti» si sostanzia come la tappa di un percorso in crescendo ed in perenne divenire, basato sul concetto di collaborazione aperta, in cui il musicista marchigiano ribadisce ancora una volta la sua dotta conoscenza delle strutture orchestrali, diluita in un gusto sopraffino nel reimmaginare alcuni temi immortali del tradizionale repertorio jazz e non solo. A supporto di quanto affermato, potremmo usare parte delle belle parole scritte da Paolo Fresu nelle liner notes dell’album: «All’ascolto di «Luiza» di Jobim si apprezzerà il sapiente utilizzo degli spazi e dei silenzi che sono dei grandi compositori e arrangiatori del passato quando; nel sentire «When I Fall In Love» mirabilmente interpretata da Marta Raviglia, si apprezzerà la raffinata tessitura e la ricca palette sonora. Nella sua scrittura si coglie una densità leggera che è di Gil Evans e il bisogno di essere in disparte pur guidando la macchina orchestrale e lasciando così spazio ai solisti e all’ampio gruppo orchestrale. Una prerogativa umana ancor prima che musicale. Labili spazi che offrono all’ascoltatore una possibilità per partecipare attivamente alla costruzione del sogno».

Come sempre, da molti anni a questa parte, la Colors Jazz Orchestra costituisce il motore mobile del progetto, mentre le idee di Massimo Morganti ne sono il carburante. «Momenti» benefica di una prima linea attiva fatta di quattro solisti, quale nucleo centrale ed espositivo del costrutto sonoro: Massimo Morganti trombone, Marta Raviglia voce, Martin Wind contrabbasso e Matt Wilson batteria con il supporto intercambiabile di numerosi musicisti che costituiscono un’assortita big band fatta di legni, archi ed ottoni.

La ricchezza orchestrale ed alcune partiture vagamente sinfoniche affidate agli archi, potrebbero far pensare ad un sorta di «terza via», in realtà ad un ascolto attento «Momenti» fa pensare ad un unicum ad uno spazio altro; una via inedita capace di intrappolare la musica in una dimensione multi-tasking, la quale a tratti rimanda alle big band del passato dove la presenza del cantato diventava determinante ai fini dell’intrattenimento e della dinamica stessa dell’ensemble. In questo caso ci sono dei veri e propri gioielli magnificati dalla voce di Marta Ravaglia, come «Party In Olinda» di Toninho Horta, «Check To Check» di Irving Berlin e «When I Fall In Love» di Viktor Young, per contro la parte strumentale dell’album è una parabola ascensionale di creatività ed inventiva, con atmosfere che spaziano dal swing al musical, ad esempio l’iniziale «Moment’s Notice di John Coltrane sembra ricollocata in una differente dimensione spazio-temporale, così come «Desafinato» di Antonio Carlos Jobim, tema alquanto sfruttato in ambito jazzistico, viene quasi destrutturato e ristrutturato, al fine di evitare il calligrafismo e di creare un’atmosfera a tratti mediterranea, quasi ironica e con una predisposizione all’adattamento cinematografico; sublime l’arrangiamento di «Over The Rainbow» di Arold Arlen, da far invidia alle più celebrate big band del passato.

In un’epoca dominata dalla creatività liquida, dall’incertezza, dal ricalco manieristico e dal costante imbarbarimento dei moduli jazzistici «Momenti» di Massimo Morganti deve essere semplicemente considerato come un dono del cielo in una speciale confezione di jazz espanso e di elevata caratura. Extra-moenia sottolineiamo anche la qualità audiofila del supporto, soprattutto se fruito con apparecchiature hi-fi di buon livello: nonostante l’eccedenza strumentale il dettaglio sonoro è finemente percettibile.

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