Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

di Francesco Cataldo Verrina

Un disco che trova ispirazione nel cinema, diventa di per sé descrittivo ed apre ampi scenari sonori, allargando la sfera della percezione. «Atalante» è il nuovo progetto musicale del contrabbassista torinese Federico Marchesano dove il quartetto composto da Louis Sclavis clarinetto e clarinetto basso, Federico Marchesano contrabbasso, Enrico Degani chitarra classica e Mattia Barbieri batteria, rende omaggio all’omonimo, poetico e surreale film di Jean Vigo in cui «Atalante» è una barca-abitazione che percorre la rete fluviale francese incontrando paesaggi sonori desolati, letterari, intimi e surreali, attorno ai quali si sviluppano le vicende di due giovani amanti, Jean e Juliette,

Nato su commissione del Torino Jazz Festival 2018, il gruppo si caratterizza con una struttura strumentale non convenzionale ed un sound fortemente distintivo, segnato dai timbri scuri del contrabbasso e del clarinetto basso, sostenuti dalle sfumate ed oniriche sonorità della chitarra classica e da una batteria che regge con disinvoltura il percorso dei sodali in prima linea. Il background di Marchesano, già Membro storico di band di culto come 3Quietmen, Actisband e Mau Mau, sospeso tra musica jazz, classica, sperimentale, pop e rock, consente alla sua composizione un agile movimento tra scrittura e improvvisazione, tra jazz, minimalismo e psichedelica. Le composizioni del bassista intessono trame sonore ricche di lirismo, talvolta solcate da sferzate di pura energia rock, tanto da sottolineare un’evidente appartenenza ad un jazz di matrice europea.

Nel 1934, anno di uscita del film «Atalante», il jazz faceva la sua prima comparsa sulla scena del Vecchio Continente con la nascita dell’Hot Club de France, lo storico quintetto fondato da Django Reinhardt e Stéphane Grappelli. Il legame più diretto con questa tradizione è sicuramente il clarinettista francese Louis Sclavis, il quale, nella sua lunga carriera, ha attraversato molte stagioni e fasi evolutive del jazz moderno rimanendo sempre una voce originale e fuori dal coro. L’incontro con Federico Marchesano avvenne nel 2003 con la Europe Jazz Odissey, formazione diretta dallo stesso Sclavis.

Registrato all’Only Music Studio di Bruino (TO) il 17 e il 18 dicembre 2019 ed il 7 e 15 gennaio 2020, l’album «Atalante», pubblicato dalla Felmay Records, si sostanzia attraverso otto tracce composte da Marchesano. L’ascoltatore si trova immediatamente risucchiato all’interno di una spirale sonora fortemente attrattiva e magnetica, certamente lontana dal jazz mainstream, ma che del jazz conserva l’humus genetico e soprattutto la componente improvvisativa.

L’opener «Le voci di dentro» è una vera immersione nel subconscio della musica, introdotta da una lunga progressione del contrabbassista e poi impreziosita dal soffio arcano di Sclavis, mentre chitarra e batteria forniscono il giusto supporto. «Germinale», pur mostrando inizialmente un’antica aura melodica, come un mutante genetico si trasforma un corposo psico-jazz-rock contemporaneo, quasi free-form. «La vita felice» è una cadenzata escursione, sotto le mentite sembianze di una ballata che si sviluppa in un crescendo melodico, in alcuni tratti fiabesco, in altri accidentato, tipico di certi concept sonori nordeuropei. «Terra» ha un incedere ispanico-gitano ed induce il quartetto a più miti consigli. «Vigo» mostra un aplomb cinematografico e scende ancora più in profondità seguendo un tracciato che dilata il tempo e lo spazio degli esecutori, aprendo la mente del fruitore su scenari incontaminati e mondi sconosciuti.

La title-track, «Atlantide», forse il momento più impattante dell’album, ha un movimento quasi «reggaeggiante» in levare, anche se gli universi che descrive appaiono più metropolitani, quando l’impeto della prima linea si scatenata in tutta la sua energia propulsiva, scivolando sul piano inclinato di un’ottima new-fusion progressiva. «Shipwrecked» è un compost tridimensionale: da una propulsione ritmica quasi tribale, una convulsiva alleanza tra basso e batteria, si passa ad un intrigante sodalizio tra batteria e chitarra, seguito da un conclusivo patto d’acciaio tra batteria e clarino. «Sur la Montagne», è un breve componimento che sigilla l’album, avvolgendolo in una confezione quasi trasparente ed impalpabile. «Atlantide» di Federico Marchesano è come un quadro d’autore dai tratti sfumati e racchiuso in una geniale cornice sonora; un album non comune, non comunemente jazz, sicuramente fuori da ogni perentoria collocazione di genere e di stile.

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https://federicomarchesanoatalante.bandcamp.com/album/atalante

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Di verrina

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