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«GO_DEX» DI PASQUALE INNARELLA, UN NUOVO GORDON, QUASI REINVENTATO ATTRAVERSO UNA FORMULA CHIMICA PIÙ PERVASIVA E FREE-FORM.

di Francesco Cataldo Verrina

Anni fa, in giro per il mondo, conobbi un sassofonista bohemien che si esibiva in un locale malfamato per pochi spiccioli, accompagnato da altri tre musicisti dall’aria stralunata, forse ex-sognatori delusi dalla vita. Quando erano sobri, suonavano alquanto bene, ma l’elemento caratteristico era il fatto che eseguissero buona parte del repertorio di Dexter Gordon con tutta una serie di improvvisazioni e variazioni tematiche. Una sera, Simon, questo il nome del sassofonista, mi disse: Tutti coloro che suonano il sax tenore amano Dexter Gordon, ma poi si mettono a suonare il repertorio di Coltrane, li fa sentire più di tendenza. In fondo non capiscono che Coltrane è un mondo chiuso, ha già fatto tutto lui, quindi non puoi che replicare o copiare; mentre Dexter è un circuito aperto, ti puoi inserire e metterci dentro qualcosa di tuo, trasformarlo, adattarlo alla tua personalità».

Ad onor del vero, non si può non amare Dexter Gordon, «l’uomo-ponte», il raccordo tra gli «inventori» del sax moderno, Lester Young e Coleman Hawkins, antesignano del bop, ma protagonista assoluto nei momenti di massima virulenza dell’hard bop con un filotto di album a presa rapida pubblicati dalla Blue Note, tra cui svetta il celeberrimo «Go» del 1962. Ed qui che asce l’idea di Pasquale Innarella e soci: Paolo Cintio al piano, Leonardo De Rose al contrabbasso e Giampiero Silvestri alla batteria. «Go_Dex» non è solo una album tributo, una pedissequa riproposizione dello schema gordoniano, ma una rilettura attenta attraverso la propria identità artistica e culturale, scevra da ogni tentativo di banale plagio strumentale o rilettura karaokistica del jazz.

Suonare i pezzi degli altri nel jazz, oltre che una storica consuetudine, è una sorta di «appropriazione indebita» legalizzata, a patto che l’autore del «reato» sappia poi apportare qualcosa di suo al materiale trafugato dalla cassetto altrui. Nel caso di Innarella ogni dubbio è fugato, non appena partono le prime note dell’opener «Montmatre» quasi reinventato attraverso una formula chimica più pervasiva e free-form. Innarella si muove velocemente, è tecnicamente fluido e sviluppa un timbro policromo; zampillante risulta la progressione di Cintio al piano, complice la retroguardia ritmica. L’idea di «Go_Dex» è vincente perché coglie e privilegia un aspetto singolare del tenore afro-americano, ossia il Gordon autore, poco praticato dagli altri jazzisti e spesso apprezzato solo come sopraffino esecutore, nonostante la bellezza delle sue composizione.

Gli otto brani contenuti nell’album sono sono tutti a firma Gordon, tranne «Misty» di Errol Garner. È proprio in «Misty», dilatata in oltre otto minuti, quasi per paradosso, che Inanrella riscopre il classico fraseggio «laid back» del maestro Dexter, quel modo rilassato e spaziato di condurre una ballata in porto, diventando il metro di valutazione della tempra dei sassofonisti: è convinzione diffusa che le ballate siano il banco di prova dei sassofonisti ed Innarella supera il guado con estrema facilità: il suono è vibrante ed ipercalorico con quel graffiato struggente che alimenta il pathos, sublimandone l’interpretazione.

Il quartetto nell’insieme supera gli stereotipi del linguaggio hard bop, pur mantenendo un legame con la tradizione: ne sono una dimostrazione lampante brani come «The Chase» o «Benji’s Bounce», che vengono collocati e rinverditi in un differente terreno di cultura. Il costrutto sonoro gordoniano viene affrontato con arrangiamenti rimodulati con libertà ritmica, armonica e melodica, che aggiungono qualche nuovo tratto somatico a «Catalonian Nights» accentuandone la sua componete esotico-esoterica o «Soy Califa» indirizzata su un tratturo più accidentato soprattutto nell’atto improvvisativo. In tutto l’album si respira una piacevole aria di «spregiudicatezza» che spinge Innarella e compagni a muoversi con disinvoltura intorno alle strutture armoniche, sia in ambito tonale che modale, tentando variazioni sul tema, ma senza snaturare l’assunto di base: «Apple Jump» , «Sticky Wicket», ad esempio, riacquistano smalto e lucentezza metallica.

«Go_Dex» di Pasquale Innarella, registrato al Totosound di Roma il 9 ed il 10 febbraio 2019, al primo assaggio sembrerebbe un disco di materiale inedito: il quartetto afferma un’evidente identità stilistica, evitando la rappresentazione oleografica ed il «memorialismo» retorico; soprattutto i quattro sodali si mantengono alla larga dall’eccessiva riverenza che avrebbe potuto sfociare nell’imitazione; per contro, restano integri l’amore ed il rispetto nei confronti di uno dei titani sassofono.

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