Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.

“Last Generation EU”: i dubbi sul PNRR per la transizione ecologica dell’Italia

Altro che “Next Generation EU”! Draghi, Cingolani, Descalzi… L’ultima generazione di classe dirigente cresciuta con lo sfruttamento delle fonti fossili si concede un ultimo ballo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza?

“C’è in gioco il destino del paese” ha esordito Mario Draghi nel presentare il Piano Nazionale di Ripresa e la Resilienza (PNRR). C’è, a mio avviso, soprattutto in gioco il destino della Generazione Z e dei Millennials che dovranno restituire i debiti contratti, perché non tutti i contributi sono a fondo perduto. 

A grandi linee il PNRR impiega 191,5 miliardi (più una trentina che l’Italia ha recuperato da altri fondi europei e che deve impiegare) e la transizione ecologica fa la parte del leone. Ci sono anche 40 miliardi per la digitalizzazione, 25 per i trasporti, 15 per la sanità e così via… A cui si associano una serie di riforme e snellimenti burocratici che accompagnino gli investimenti.

Per quanto ci riguarda la transizione ecologica, il governo alloca complessivamente 68,6 miliardi oltre un quarto dell’intero PNRR “[…] il Governo intende aggiornare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile, ambiente e clima, idrogeno, automotive e filiere della salute”, è stato il commento del Presidente del Consiglio, che ricorda come il piano “soddisfa largamente i parametri fissati dai regolamenti europei sulle quote dei progetti green e digital”

La delusione degli ambientalisti e le critiche degli esperti.

L’ambiente è presente con ripetuti riferimenti nei preamboli: “l’Italia è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici e, in particolare, all’aumento delle ondate di calore e delle siccità. Le zone costiere, i delta e le pianure alluvionali rischiano di subire gli effetti legati all’incremento del livello del mare e delle precipitazioni intense”. Più volte viene sottolineato il contributo del PNRR alle energie rinnovabili – dove però sono stati tagliati 2,8 miliardi rispetto alla prima stesura del governo Conte – alla rigenerazione degli edifici fino al settore dei trasporti, punto debole nazionale in termini di emissioni in atmosfera.

Ma a deludere le associazioni ambientali sono le cifre: rinnovabili, trasporto pubblico, tutela della biodiversità e ricerca il governo è accusato di essere rimasto legato a vecchie logiche. Si punta sul gas e l’idrogeno, nonché si recuperano dai cassetti dei vecchi progetti di mobilità, spia di una concezione di trasporto basato ancora sulle auto.

Per gli esperti, il PNRR avrà impatti ridotti sul contenimento emissioni: non riesce a identificare nella decarbonizzazione il volano per la ripresa economica sostenibile e non è incisivo nell’allocazione delle risorse e nelle riforme per innovare i settori chiave per ridurre le emissioni. Innanzitutto PNRR fissa un obiettivo di decarbonizzazione per l’Italia al 2030 del 51%, un dato che pare scollegato dalle strategie e politiche pubbliche e concordate a livello europeo. Va ricordato che l’EU ha confermato una riduzione del 55% al 2030, obiettivo per altro già insufficiente per raggiungere la carbon neutrality al 2050, come ci ha già spiegato il nostro ingegnere Giovanni Mori in un precedente articolo.

Mario Draghi

Economia circolare? Non pervenuta.

Il giornalista ambientale Emanuele Bompan, invece, individua una mancanza più grave nell’ignorare la sfida dell’economia circolare, concepita come un settore merceologico o meglio ridotta al tema dei rifiuti e degli impianti.  Sarebbe stato opportuno l’economia circolare fosse inserita in un quadro di visione di ripensamento dell’intera industria italiana, dal riuso di materiali nei progetti di edilizia e infrastrutturali fino all’ecodesign.

Sempre a giudizio di Bompan, peggio dell’economia circolare addirittura è la tutela della biodiversità e dei servizi naturali, del tutto assenti nei preamboli del PNRR, ignorando il legame tra salute dei cittadini e dell’ambiente. Su questo tema emerge la visione tecnicistica di Roberto Cingolani, che ancora una volta si conferma considerare la transizione ecologica più che altro una transizione tecnologica green (corsivo dell’autore). 

La tutela della biodiversità compare principalmente nelle cosiddette green communities, comunità agricole e montane che puntano su uno sviluppo economico integrato con l’ambiente. Qui si allocano solo 1,69 miliardi, con 330 milioni per il verde urbano (alla città di Milano il contributo più importante), 100 milioni per la digitalizzazione dei parchi naturali, 360 milioni per la rinaturalizzazione dell’area del Po e quasi un miliardo per la tutela dei mari e la bonifica dei siti orfani.

Cingolani e l’idrogeno.

Draghi ha sostenuto che “[…] la transizione debba tendere all’utilizzo di idrogeno verde, questo richiederà un’efficacia senza precedenti nel raggiungere i target di generazione di elettricità da sorgenti rinnovabili”. Sono 3,6 i miliardi stanziati per il progetto di sviluppo, gradito al “liberista” Cingolani che lo ritiene centrale nella sua idea di “transizione” e un salvacondotto per il gas naturale. Come l’ha presentato a John Kerry – inviato speciale del presidente Joe Biden per il clima e che ha storto la bocca come si sentisse preso in giro – l’idrogeno può essere “verde” se fatto da fonti rinnovabili oppure “blu” se fatto da fonti fossili con sistemi di cattura e stoccaggio della CO2. Ma potrebbe essere per nulla sostenibile, se prodotto direttamente da gas naturale come piace sicuramente all’ENI di Claudio Descalzi. E per l’idrogeno c’è tanto gas!

Il Ministro della Transizione Ecologica, stando a quanto a dichiarato su RaiPlay per la Giornata Mondiale sugli Oceani, ha sentenziato: <<per raggiungere gli ambiziosi obiettivi ambientali dell’Unione Europea di tagliare le emissioni del 55 per cento entro il 2030 e arrivare a “net zero” nel 2050 bisogna rivoluzionare il modo in cui produciamo, trasportiamo e consumiamo l’energia>>. Forse, che Cingolani la consideri più una faccenda di burocrazia che di natura? Non accusatemi di giovanilismo, ma è diffuso il timore che “l’ultima generazione europea”, quella cresciuta con lo sfruttamento delle fonti fossili, abbia nel PNRR l’occasione per un ultimo ballo prima di uscire finalmente di scena.

Articolo di Francesco Sani

L’articolo “Last Generation EU”: i dubbi sul PNRR per la transizione ecologica dell’Italia proviene da Save the Planet.

Powered by WPeMatico

Visite: 64
   Invia l\'articolo in formato PDF