Testata giornalistica registrata presso Trib. di Terni il 31/07/2013 al n° 08/2013 Reg Periodici.
Il Ventuno

Aleppo – “Perpetuare le sanzioni contro la Siria significa condannare a morte molta gente”. Sceglie parole nette e inequivocabili il vescovo Georges Abou Khazen, Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, nel descrivere gli effetti che le sanzioni disposte dai Paesi occidentali contro il regime Bashar al Assad producono sulla vita quotidiana di milioni di siriani.
Negli ultimi giorni, Dagli stati Uniti e dall’Unione Europea sono arrivate significative conferme e estensioni delle misure sanzionatorie messe in atto da Paesi occidentali come strumento di pressione sulla attuale dirigenza politica siriana. Un portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha confermato che Washington non ha messo in atto alcun alleggerimento delle sanzioni contro il regime siriano, e non attenuerà la sua opposizione a piani di ricostruzione del Paese gestiti da apparati di potere che fanno capo al Presidente Assad. Le dichiarazioni provenienti dal Dipartimento di Stato USA hanno voluto soffocare sul nascere ogni eventuale illazione su presunti coinvolgimenti e nihil obstat statunitensi nella decisione presa dagli Emirati Arabi Uniti di costruire una centrale solare in una zona rurale nei dintorni di Damasco . Lunedì 15 novembre, il Consiglio dell’Unione Europea ha esteso a 4 nuovi ministri del governo di Damasco le sanzioni contro membri e organismi legati agli apparati siriani che lo scorso maggio erano state prolungate fino al 1° giugno 2022.
Le sanzioni europee, introdotte nel 2011 dopo la repressione delle prime manifestazioni organizzate da gruppi contrari a Assad, colpiscono attualmente più di 280 individui e circa 70 organismi legati al governo siriano. Compendo le esportazioni di petrolio e le forniture di strumentazione tecnologica. Nelle dichiarazioni ufficiali, gli organismi dell’Unione Europea puntualizzano che le sanzioni anti-Assad sono calibrate in modo da non incidere sulle forniture di cibo e di medicinali. Il Vescovo Georges, testimone sul campo di quello che vede accadere a Aleppo, racconta un’altra storia: “La situazione quotidiana” riferisce all’Agenzia Fides il Vicario apostolico della metropoli siriana “è per molti versi peggiore di quella che vivevamo quando Aleppo era terreno di guerra tra l’esercito siriano e le milizie dei cosiddetti ribelli. Non ci sono medicine, negli ospedali non arrivano i macchinari indispensabili per salvare tante vite, mancano i beni di prima necessità anche dal punto di vista alimentare. Tanti riescono a malapena a trovare il pane per sopravvivere di giorno in giorno”. Una situazione resa ancor più insopportabile dall’impressione che l’obiettivo malcelato delle sanzioni sia proprio quello di aumentare le sofferenze della popolazione, in modo da alimentare il malcontento verso i capi politici e perseguire strategie e interessi di ordine geopolitico giocando sulla pelle del popolo siriano: “Sono sempre i poveri che pagano”, ripete il vescovo Georges, “mentre i ricchi e i responsabili non pagano niente. Per questo qui continuiamo a ripetere che le sanzioni sono criminali”.

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