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Il Ventuno

Il Cairo – Le campagne alimentate in Occidente e nei Paesi arabi per far credere che il Documento sulla Frtellanza umana punterebbe a fondere le diverse fedi in una “Religione mondiale unitaria” sono in realtà vanno respinte come “false narrazioni” costruite a arte, manipolando i dati di realtà. Lo afferma con chiarezza Mohamed Mahmoud Abdel Salam, Giudice del Consiglio di Stato egiziano, in un argomentato intervento rilanciato in arabo anche dal sito web abouna.org.
Il Giudice Mahmud Salam scrive con cognizione di causa: in qualità di Consigliere dello Sheikh Ahmed al Tayyeb, Grande Imam di al Azhar, è stato coinvolto in prima persona – insieme anche al sacerdote egiziano Yoannis Lahzi Gaid, a quel tempo Segretario personale del Pontefice – nel processo di stesura del Documento sulla Fratellanza umana per la Pace mondiale e la convivenza comune sottoscritto dal Grande Imam e da Papa Francesco a Abu Dhabi il 4 febbraio 2019. Nell’agosto 2019, Mahmud Salam è diventato Segretario del Comitato Superiore per la Fratellanza umana organismo creato per favorire iniziative ispirate ai contenuti del Documento di Abu Dhabi.

Nel suo intervento, il Giudice egiziano – che ha contribuito anche alla elaborazione di dispositivi di legge per contrastare violenze e soprusi commessi in nome della religione – ripropone in sintesi il contesto in cui è maturato il Documento di Abu Dhabi, e le motivazioni che hanno condotto alla sua pubblicazione. Per decenni – nota Mahmud Salam – i media occidentali hanno rappresentato l’Oriente in generale, e il mondo arabo in particolare, come aree infestate da intolleranza religiosa e persecuzioni. Per lungo tempo, in quelle regioni, le contrastanti agende politiche delle forse in conflitto hanno puntato a sfruttare la religione per perseguire i propri disegni. Argomenti religiosi sono stati sfruttati da diversi progetti di egemonia e di dominio per giustificare uccisioni, deportazioni, espropriazioni illegali di terre. E nonostante tutto questo, anche nelle regioni del Medio Oriente in molte fasi della storia “hanno prevalso tolleranza e convivenza”. Il Documento di Abu Dhabi – rimarca il giudice egiziano – è stato concepito come appello alla pace e alla convivenza “rivolto a tutti gli esseri umani, credenti e non credenti”: Ma intorno a tale iniziativa si è sviluppata negli ultimi tempi “una falsa narrativa”, che la denigra presentandola come un tentativo di creare “una nuova religione, chiamata ‘religione abramitica’ ”.
Tale pseudo-narrativa, alimentata da circoli operanti sia in Occidente che in Medio Oriente, prende a bersaglio e pretesto delle sue campagne soprattutto la “Casa della famiglia abramitica”, complesso interreligioso in costruzione a Abu Dhabi su ispirazione del Comitato per la Fratellanza umana, che vedrà sorgere su uno stesso terreno una chiesa una moschea, una sinagoga e un centro culturale. “Alcuni siti web e social media” spiega nel suo intervento Mahmud Salam “hanno preso di mira questo progetto con la falsa affermazione che l’iniziativa è un tentativo di unificare tutte le religioni abramitiche e promuovere una ‘religione del mondo unito’ ”. Il giudice egiziano richiama anche l’espressione “Chrislam”, utilizzata nelle campagne di manipolazione mediatica per vaneggiare su presunti progetti di “fondere” in un unico credo cristianesimo e islam. A smentire le false narrazioni messe in rete – fa notare Mahmud Salam – basterebbe guardare con un minimo di attenzione il progetto stesso della “Casa della famiglia abramitica” in via di realizzazione: si scoprirebbe infatti che i tre luoghi di culto – moschea, chiesa e sinagoga – sorgeranno in tre edifici separati, e ciascuno di essi esprimerà in maniera evidente il proprio vincolo con la rispettiva comunità di fede. Nei tre edifici si svolgeranno riti e liturgie secondo le rispettive tradizioni, come già avviene da secoli in tante città del Medio Oriente, dove chiese, sinagoghe e moschee si trovano spesso le une accanto alle alte, sullo stesso lembo di terra. Le diverse tradizioni di fede – prosegue il giudice egiziano – condividono spesso le stesse aspirazioni alla pace e alla giustizia, e certo la Casa della famiglia abramitica – che nel nome stesso fa riferimento al vincolo che unisce ebrei, cristiani e musulmani al Patriarca Abramo, padre di tutti i credenti – vorrà certo rappresentare un segno di tale condivisione. Che non toglie nulla alla specificità e alla ricchezza delle tradizioni di ogni singola comunità di credenti.
Lo scorso 8 novembre, partecipando al decennale della fondazione della Casa della famiglia egiziana , lo stesso Sheikh Ahmed al Tayyeb aveva messo in guardia da coloro che propagano una falsa immagine di fratellanza tra religioni secondo cui l’ebraismo, il cristianesimo e l’Islam sarebbero solo correnti di un’unica religione “abramica”, mettendo in risalto la pretesa violenta che si nasconde in ogni tentativo teorico di voler per forza unire tutti gli uomini in una sola appartenenza religiosa. Di recente, come attestato anche dall’Agenzia Fides , anche il Patriarca copto ortodosso Tawadros II ha preso le distanze da formule e teorie che tendono a prefigurare l’esistenza di una ipotetica “religione abramitica”, nella quale confluirebbero in maniera indistinta ebraismo, cristianesimo e islam. Tale idea – ha tenuto a specificare il Papa Tawadros – appare “categoricamente inaccettabile”, rappresenta una negazione delle tre fedi monoteistiche e viene teorizzata e utilizzata solo in chiave politica, per cancellare i connotati propri dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam. .

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