I Fratelli La Bionda, padri fondatori della Disco Music italiana

//di Francesco Cataldo Verrina //

Viviamo in un’epoca in cui la musica sembra annegare in un mare di lacrime, inondata da una crisi devastante: mancano i soldi per gli investimenti, ma soprattutto le case discografiche sono alla canna del gas; la “musica” non si vende, castrata dalla mancanza di un supporto fonomeccanico, di un oggetto appetibile per i cultori e gli appassionati, con il CD che ha mostrato tutti i suoi limiti ed il vinile ridotto a mero oggetto di culto, soprattutto latitano le idee; la tecnologia che avrebbe dovuto essere abilitante e da aiutare lo sviluppo della creatività, ha finito col favorire i più furbi che oggi possono fare a meno, perfino, di suonare.

 Uno sguardo al passato, forse può aiutare a comprendere il perché in altre epoche le produzioni italiane siano state il fiore all’occhiello della discografia europea e mondiale. Il caso dei Fratelli La Bionda, musicisti a tutto tondo, ma soprattutto artefici di quella Disco Music di marca italiana che negli anni ’70 e ’80 divenne un modello ispirativo per il mondo intero, potrebbe essere paradigmatico ed esplicativo al contempo.

 Così, anche nel campo della «disco», come già era accaduto con il cinema western, gli artisti Italiani seppero, in un primo momento, dare un’originale interpretazione del fenomeno con saggezza, equilibrio e maestria. I fratelli La Bionda, per importanza, stanno alla «disco music» come Sergio Leone sta al «western all’italiana». I due  La Bionda, Carmelo e Michelangelo, nascono rispettivamente a Ramacca (CT) il 2 febbraio 1949 ed il 25 agosto 1952. Siciliani di nascita, ma cittadini del mondo artisticamente parlando, furono i primi ad avere successo nel campo della produzione «disco italiana», sia con la sigla La Bionda, progetto che abbracciava diversi stili e musicalmente più articolato, che sotto le insegne o poco mentite spoglie di D.D. Sound che essenzialmente ricalcava i classici stilemi dance del periodo.

I fratelli La Bionda seppero cavalcare l’onda anomala dello tsunami disco music, ma non possono e non devono essere ridotti al semplici artefici di «italo dance». Il loro background era assai ricco di esperienze. Essi iniziarono, infatti, l’attività in un teatro-laboratorio dove si sperimentavano innovative sonorità, debuttando al Festival di Avanguardie e Nuove Tendenze nel 1972. Dopo un periodo di attività in qualità di musicisti al soldo di altri, ossia come «turnisti» in sala di registrazione, collaborando con Mia Martini, i Ricchi e Poveri e Bruno Lauzi, diedero alle stampe un primo album «F.lli La Bionda Srl». Il disco venne pubblicato nel 1973 e da loro stessi auto-prodotto. I testi erano di Bruno Lauzi, mentre la musica scivolava su un tappeto sonoro prevalentemente acustico, modello «West Coast» con alcune partiture «progressive» in voga in quel periodo e altre idee più leggere e melodiche. Dopo una breve esperienza londinese, il cui frutto si concretizzo in un disco dal titolo «Ogni volta che tu te ne vai» realizzato nel 1974 presso gli studi della mitica Apple (l’etichetta dei Beatles), decisero di dare una virata e un cambiamento decisivo alla carriera. La direzione del vento stava mutando, dagli USA cominciava diffondersi in tutto il mondo il fenomeno «disco», quindi armi, chitarra e vettovagliamenti in spalla si trasferirono in quel di Monaco di Baviera. La città bavarese si avviava in quegli anni a diventare la capitale della dance europea, attraverso un suono facilmente individuabile, definito «Munich Sound».

In Germania, i fratelli La Bionda appresero il «nuovo mestiere» di dance-makers e tutto ciò che li avrebbe poi consegnati agli annali della storia della musica. La concretezza teutonica e la creatività mediterranea gli consentirono di sviluppare un metodo compositivo originale, immediato, ma non banale. I loro pezzi disco iniziarono subito a fare il giro delle charts e delle discoteche di mezzo mondo. Alla freddezza del «Munich Sound» seppero aggiungere sonorità «disco» più calde, contaminandole con diversi elementi come il rhythm & blues e i ritmi latini e d una buona dose di melodia.

Nel 1977 nasce uno dei loro fiori all’occhiello: il progetto D.D. Sound è già subito vincente con la prima release «Disco Bass», interamente strumentale, un elettro-funk ante-literam, roba da far invidia perfino a Giorgo Moroder. Il pezzo fu accolto molto bene in discoteca ed in classifica, soprattutto venne adottato come sigla della «Domenica Sportiva». Il vero spartiacque, però, tra la lunga storia italiana di balli legata alla juke-box-generation o alle balere e la nuova armata di dance-makers pronti a conquistare il popolo della notte in discoteca, avviene nel 1977/78 con «1,2,3,4 Gimme Some More» a marchio D.D. Sound (le due «D» stavano per Disco Delivery), già forte del precedente successo «Disco Bass».

«Disco Bass» possedeva un bel tiro ed era assai trascinante, ma quasi strumentale e poco ballabile, un funkettone pre-tecnologico, forse troppo avanti per quei tempi, al contrario «1,2,3,4 Gimme Some More» aveva tutte le peculiarità che il mercato della disco music internazionale richiedeva: uno scapestrato disco-funk adolescenziale, giocato su un refrain incisivo, ricamato da un’armonica e basato sul conteggio progressivo, ossia 1, 2, 3, 4, che consentiva ai ballerini dell’epoca di muoversi metronomicamente con un piacevole andirivieni.

La loro musica incontrò, presto, i favori del pubblico internazionale, producendo un attivo di oltre dieci milioni di dischi venduti. Nel biennio 1978/1979, momento di maggiore aggressività mercantile della disco, i D.D. Sound collezionarono parecchi successi «She’s Not A Disco Lady», «Cafè», «Hootchie Cootchie». Il loro lavoro più riuscito, forse perché frutto di un’esperienza oramai consolidata nel genere, fu «Cafè», dove i La Bionda si esercitano in una sorta di «melting-pot» creativo, trasportando nella disco ritmi brasiliani e percussioni afro-tribali al fine di ottenere dai vari ingredienti una miscela di raffinatezza e puro «happening» in un avvolgente vortice di suoni. In contemporanea all’esplosione dei D.D.Sound, Carmelo e Michelangelo pubblicarono a loro nome un discreto numero di hits, tra cui spiccano «One For You One For Me» «Bandido». Quattro gli album dati alle stampe: «La Bionda» (1978), «Bandido» (1979), «High Energy» (1979), «I Wanna Be Your Lover» (1980). A partire dal 1982, preferirono dedicarsi alla produzione per conto terzi e alla gestione del loro studio di registrazione milanese, il Logic Studios. Come produttori hanno firmato i più grandi successi dei Righeira, creando inoltre diversi famosi jingle pubblicitari per la TV, ad esempio «Sorrisi Is Magic». Possiedono all’attivo diverse colonne sonore, fra cui alcune per i film di Bud Spencer e Terence Hill, attraverso l’utilizzo vari pseudonimi.

Oggi, Carmelo e Michelangelo la Bionda sono ancora attivissimi con produzioni e progetti a vario titolo.

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