AMERICA/COLOMBIA – Interrogativi sull’accordo sulla giustizia, entro sei mesi la fine dei negoziati

Bogotà – L’accordo sulla giustizia firmato dalle FARC e dal governo colombiano non prevede il carcere per coloro che confessano la verità e neanche richiede chiarimenti o altri sviluppi, perché l’accordo è chiuso: è quanto ha detto ieri, 29 settembre, il gruppo ribelle in una dichiarazione che ha rivelato profonde divergenze tra le parti.
Secondo il governo, l’accordo ha superato il tema più difficile del negoziato, che prevedeva che i responsabili di uccisioni, massacri, rapimenti, torture, sparizioni forzate e violenza sessuale dovessero essere puniti e sottoposti a restrizione della libertà in un luogo specifico, sotto vigilanza.
La nota pervenuta a Fides, confermata dalle agenzie di stampa, riporta che il capo negoziatore del governo, Humberto de la Calle, aveva invece detto, lunedì 28 settembre, che l’accordo sulla giustizia è aperto, deve ancora essere sviluppato, presenta aspetti mancanti prima di arrivare alla conclusione e adottare delle decisioni.
Nel documento firmato non è chiaro se i guerriglieri non possano essere estradati verso gli Stati Uniti, dove sono accusati di traffico di droga o sequestro di persona, o se saranno amnistiati. Il governo e le FARC hanno comunque deciso di firmare un accordo per giungere alla fine dei negoziati entro sei mesi e concludere il conflitto armato che dura da 50 anni.
Pochi giorni fa il direttore del Segretariato Nazionale per la Pastorale Sociale, Mons. Héctor Henao Gaviria, aveva detto: “il paese deve capire che la giustizia va al di là di una prigione”, riferendosi all’accordo sulla giustizia di transizione annunciato dal governo e dal gruppo di guerriglia FARC la settimana scorsa.

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